LUCA LAMPARIELLO TALKS TO ROBERT BIGLER ABOUT JAPAN AND JAPANESE

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Luca: Buongiorno a tutti, io sono Luca per quelli insomma che già mi conoscono, oggi sto parlando con il mio caro amico Robert, che è attualmente in Giappone. Ciao Robert, come stai?

Robert: Ciao buonasera, sto benissimo. Qui a Fukuoka sono le 8 di sera e sto benissimo.

Luca: Ah sono le 8 di sera.

Robert: Sì, sì. E in Italia?

Luca: Qui a Roma adesso è mezzogiorno ecco perché mi hai detto “buonasera”, giustamente io ti dico “buon pomeriggio” o “buongiorno. Senti ma – perdona la mia ignoranza – Fukuoka è a Nord di Tokyo?

Robert: No, si trova nel Sud

Luca: Ecco, ho già sbagliato

Robert: Si, si trova nel Sud, circa 2 ore d’aereo da Tokyo

Luca: E come mai hai scelto Fukuoka? Normalmente la gente dice “impara l’accento di Tokyo perché è quello standard”, tu invece sei andato a Fukuoka. L’accento è diverso oppure..? Sai, in Italia abbiamo accenti diversi dappertutto, immagino in Austria anche e immagino che in Giappone sia la stessa cosa.

Robert: Anche in Giappone è la stessa cosa però a dire la verità per me questo fatto non gioca un ruolo molto importante. Essendo uno straniero, lo sai, che io riesca a parlare con un accento standard o con un accento che sia forse un po’ diverso da quello che si considera “l’accento standard” per me non è tanto importante. Insomma, c’è un diciamo dialetto specifico che si parla qui che si chiama Fukuoka-ben o Hakata-ben. Beh insomma è abbastanza diverso come accento e dialetto da quello che si chiama il giapponese standard. Però quando tu parli con la gente qui ti parlano in un giapponese standard. Secondo me, almeno perché io, cioè, non sento nessuna differenza, soprattutto quando si rendono conto che tu sei straniero e questo si vede subito perché non hai la faccia di un giapponese. Allora..e molto probabilmente non parlerai come un giapponese, anche se ho incontrato qualche straniero che parla benissimo il giapponese, sono delle persone che vivono qua già da molto tempo. Sono anche sposate con un giapponese oppure con una giapponese. Insomma ho scelto Fukuoka perché è una città molto piacevole. Non è troppo grande ma non è neanche molto… diciamo …. troppo piccola. E’ di circa 1.700.000 abitanti, qualcosa del genere. Poi è vicino al mare, se vuoi andare in Corea, cioè, non è molto lontano dalla Corea, ed ha un clima molto piacevole e allora ci sono tanti fattori.

Luca: Quindi il fatto che tu stia in Giappone è per vacanze o per perfezionare il giapponese? Cioè qual è il motivo principale per cui ti trovi in Giappone?

Robert: Beh, il motivo principale è che volevo scappare anche un po’ dal mio lavoro. Beh insomma sono delle vacanze però senz’altro vorrei anche perfezionare oppure diciamo migliorare il mio giapponese perché non vorrei neanche parlare di perfezionamento perché ho ancora un livello abbastanza basico per quanto riguarda la facilità di parlare. Anche se a volte riesco ad avere una conversazione per un periodo abbastanza esteso, per esempio due giorni fa ho parlato con una coppia molto simpatica, abbiamo parlato per quasi 2 ore e non ho avuto troppe difficoltà a farmi capire. Certo che ho fatto qualche errore ma i Giapponesi sono molto gentili, e diranno subito che parli molto bene il giapponese. Comunque sono qui per migliorare il mio giapponese e prendo anche delle lezioni private, 2 lezioni ogni giorno con una professoressa che conosco già dalla mia ultima visita qui a Fukuoka, una professoressa molto buona e siamo diventati anche amici, cioè non è solamente una relazione studente-professoressa ma lei veramente è una persona che mi sta a cuore, che mi conosce già molto bene, per me è una soluzione perfetta.

Luca: Beh, senza dubbio andare nel paese è la maniera migliore per migliorare subito le lingue, il che mi porta a farti la domanda successiva, e forse anche un po’ banale. Da quando è che impari il giapponese e soprattutto come hai cominciato ad impararlo? Da autodidatta?

Robert: Io penso che siano più o meno quattro anni. E’ già un periodo abbastanza lungo però ci vuole abbastanza tempo per imparare il giapponese, almeno io ci metto abbastanza tempo. L’ho imparato… Ho cominciato a studiarlo in maniera autodidattica anche se questa è la seconda volta che sono a Fukuoka. Prima avevo già preso qualche lezione a quella scuola privata dove studio adesso. A casa ho utilizzato qualche libro per studiare il giapponese in maniera autodidattica ma utilizzo più o meno i materiali che conosci anche tu, immagino. Avevo comprato ASSIMIL, anche se ASSIMIL non mi piace tanto come piace a te. Poi ci sono altri libri. Io preferisco per esempio  il corso di LIVING LANGUAGE e poi cerco di leggere molto e per questo bisogna sapere i Kanji, questo è già un capitolo molto specifico per quanto riguarda il giapponese, anche se per il mandarino per esempio bisogna sapere gli hanzi, penso sia ancora più difficile leggere i Kanji giapponesi perché ci sono vari modi di leggere i Kanji, c’è la versione giapponese e poi c’è anche la maniera cinese di leggere i Kanji, ma tu queste cose le sai benissimo. Studiare il giapponese mi rende quasi matto, perché ci sono tante forme di leggere i Kanji e poi non ci sono delle regole precise, ma è senz’altro una lingua affascinante.

Luca: Assolutamente. Adesso che stai parlando mi stanno venendo effettivamente un sacco di domande. Allora la prima è, sai, a parte quando e come, anche perché. Io ritengo che una delle cose più importanti quando si impara una lingua è capire subito perché si vuole imparare, visto che la motivazione è una cosa fondamentale, è “la benzina” che metti nella macchina per farla funzionare. Quindi volevo innanzitutto sapere – te le faccio in sequenza – perché hai imparato il giapponese, e poi quali sono le difficoltà che incontri. Un’altra cosa che volevo dirti – siccome anche tu sei una persona che parla tante lingue – in generale si ha la tendenza a pensare che si parlano tante lingue impararne un’altra diventa facile, ma questo non è sempre vero, perché nel caso del giapponese – anche sapendo 10 lingue europee – il giapponese è completamente diverso da ogni lingua europea.

Robert: Per cominciare, mi pare che il giapponese sia una delle lingue più difficili che io abbia mai imparato, perché la sua struttura è completamente diversa, il fatto che ci siano tanti Kanji, che si debbano leggere in maniera differente a seconda del testo che leggi..beh insomma, ma la prima domanda era quale?Perchè mi sono deciso a studiare il giapponese vero? Beh questo è stato più o meno un caso, perché 4 anni fa quando lavoravo fino a lotte inoltrata, ero proprio esausto perché stavo facendo qualche lavoro utilizzando anche internet, su Internet ho trovato un blog di un ragazzo americano che parlava del suo soggiorno in Giappone. Allora lui scriveva con tanto entusiasmo che volevo sapere di più del giapponese e anche del Giappone, perché certo sapevo qualche cosa sul Giappone ma non erano informazioni dettagliate, né sul Giappone né sulla lingua. Mi sono messo a studiare la lingua perché mi piaceva il fatto di poter studiare qualcosa totalmente diverso da quello che avevo fatto fino a quel punto. Però a quell’epoca non sapevo ancora quanto era difficile il giapponese, perché secondo me è una lingua molto difficile. Se non avessi già investito tanto tempo a volte penso che forse non continuerei a studiarlo però mi piace tantissimo perché è senz’altro una lingua straordinaria e poi mi piace anche il Giappone. Mi trovo molto bene a Fukuoka ma anche nelle altre città che ho visitato finora in Giappone, perché i Giapponesi stessi sono veramente accoglienti, simpatici, beh ti aiutano quando vedono che hai difficoltà con la loro lingua.

Luca: Che bello! Allora caro Robert, adesso vorrei parlare un attimo degli aspetti difficili del giapponese e poi vorrei passare a parlare del Giappone perché a parte la lingua, l’aspetto culturale e il Giappone in generale – anche se non ci sono mai stato ma ho un caro amico che ci ha vissuto e mi racconta delle cose abbastanza incredibili – non vedo l’ora anche io di mettere piede sul suolo giapponese. Allora, stavamo dicendo, per quanto mi riguarda, uno degli aspetti più difficili è la sintassi. Adesso per esempio io sto imparando il polacco e non lo trovo così difficile perché la struttura è molto simile a quella del russo. Per me uno dei problemi più grossi quando si impara una lingua è la sintassi. La sintassi è come si direbbe a Roma un “macello”, un casino.

Robert: E poi ci sono anche diversi livelli, sai, di esprimerti. Il Keigo, che è la forma più formale, poi ci sono tante altre forme di esprimersi, e a volte pare siano lingue diverse, e  poi la sintassi è diversa da qualsiasi lingue che io abbia studiato fino ad ora. Veramente per questo ci vuole molto tempo e poi ci sono i kanji come hai detto prima e poi anche il vocabolario non è tanto facile da studiare. Come studi tu per esempio il vocabolario giapponese? Per me è difficile perché ci sono tante parole che sono molto simili, perché non hanno molti suoni, diciamo così, in giapponese – forse questo è un problema che riguarda anche il mandarino.

Luca: Beh, in realtà il problema delle parole non è..la lingua che trovo più difficile per quanto riguarda l’acquisizione di vocaboli e parole è senza dubbio il russo perché per me ha delle parole lunghissime, mentre il giapponese non ha parole molto lunghe. Dipende dalla parola, magari sono 2 kanji e sono 2-3 suoni.

Robert: Ma sono molto simili i suoni non ti pare? Questo per me è il mio grande problema, poi ci sono quelli che si differenziano solo per la lunghezza, e questo è difficile durante una conversazione.

Luca: Sì, è vero, ma io non ho molte difficoltà con il vocabolario. Io penso che – parlo per me, non in generale – gli aspetti “facili” del giapponese sono 2. Uno è il fatto che la pronuncia – loro non hanno molti suoni – e per un italiano la pronuncia non riserva grosse difficoltà. Il problema della fonetica è del “pitch”, quello che chiamano il “japanese pitch” – ne parlammo 1-2 anni fa – sapere come si “canta” una frase in giapponese. Ma la pronuncia stessa per me non è un problema e l’acquisizione del vocabolario…. il giapponese  ha parole non molto lunghe ma come dici tu stesso si assomigliano molto, e però l’aspetto più difficile per me è primo la sintassi – ma ci si abitua con la pratica – e poi il linguaggio che definiscono “keigo”, il fatto cioè che loro abbiano registri linguistici – “boku” o “ore”, se dici “ore wa” (ore significa “io” ma si usa solo fra amici o persone con cui si ha un grado di confidenza elevato, ndr) rischi di fare figuracce senza neanche accorgertene, è come il coreano.

Robert: Ma questo secondo me non è il problema più grave, di fare una brutta figura. Il problema è che forse non capisci neanche quello che dicono, anche se dicono una cosa molto banale. Io per esempio come ti ho detto prima ho avuto una conversazione con una coppia molto gentile, non avevo nessuna difficoltà a capire quello che dicevano, poi sono andato in un ristorante, mi hanno accolto e detto qualche frase in giapponese utilizzando quella forma che loro chiamano il “keigo”. Erano solamente 2 o 3 frasi ma non avevo neanche capito una parola. Beh, capivo più o meno perché sapevo che volevano solo sapere quante perone eravamo e mi avevano chiesto qualche altra domanda standard, ma per capire assolutamente tutte le parole ci vuole molto tempo e per questo che mi sono comprato anche un libro specifico che tratta di questo problema. Si tratta di conversazioni di persone vicino a Tokyo e poi si imparano anche tutte queste forme del Keigo. Certo che in altri tipi di studio puoi trovare delle spiegazioni di queste forme però ascoltando diciamo un dialogo live rende ancora più facile, cioè questo processo di capire come utilizzano loro queste forme.

Luca: E’ vero. E comunque il problema, come mi ha spiegato il mio amico Luca – in Italia si chiamano tutti Luca – e che ha vissuto 10 anni in Giappone è, a parte la lingua che il riflesso della cultura – ma anche una mentalità molto diversa e te ne accorgi dalle piccole cose quotidiane, per esempio mi ha raccontato tanti episodi che mi hanno fatto sorridere. Per esempio, nella metro, da quello che ho capito gli uomini non possono entrar e in certi vagoni, che sono riservati solo alle donne. E lui una volta è entrato i questo vagone e tutte le ragazze lo guardavano male pensando “ma che ci fa questo in questo vagone” e lui non capiva no? Diceva che non capiva perché. Questo è un problema in Giappone, cioè che gli uomini – non tutti naturalmente – tendono a toccare il sedere delle ragazze.

Robert: Esatto. Anche a me è capitato qualcosa del genere, certo che non volevo toccare il sedere di una donna però ci sono questi vagoni specifici solo per donne e poi ci sono tante altre cose che però rendono la metro molto più piacevole della metro di tante città europee, perché è veramente un luogo molto sicuro a paragone con anche con Vienna. Anche se a Vienna non ci sono tanti problemi però in confronto a Tokyo mi sento più sicuro a Tokyo che a Vienna, anche nella città stessa. C’è un livello di sicurezza che per noi europei è quasi inimmaginabile.

Luca: E sai che Luca mi ha anche raccontato una cosa che mi ha sorpreso e che io no sapevo, e cioè che i Giapponesi –non so se questo sia vero – hanno un enzima diverso dal nostro e quindi si ubriacano molto più rapidamente di noi.

Robert: Si, senz’altro. Però non causano problemi, cioè puoi anche andare in giro a mezzanotte oppure alle 2 della mattina.  Ci sono anche persone che possono causare problemi ma in genere è proprio un paese sicuro cioè non ci sono episodi di violenza per le strade che invece si verificano in Austria o altri paesi europei o negli Stati Uniti, e questo è un fatto veramente straordinario, visto che Tokyo è una città molto molto grande. Anche Fukuoka è abbastanze grande soprattutto per un austriaco. Però è assolutamente sicura. Certo, anche qui ci sono persone cattive, dei criminali, ma in genere è una società molto molto sicura, il che ha a che vedere soprattutto con la loro cultura, cioè il fatto che loro tendano a mantenere quello che loro chiamano “uno stato d’armonia”. Chiunque cerchi di rompere quest’ armonia si troverà in difficoltà, questo è un fatto secondo me. Poi ci sono tanti poliziotti per le strade, ci sono agenti per quasi ciascun caseggiato, e poi i poliziotti conoscono bene il quartiere nel quale lavorono. Però io non ho mai visto un episodio di violenza in Giappone. Certo che ce ne saranno, perché anche i Giapponesi sono esseri umani anche loro, ma quello che mi ha stupito e che non finisce di stupirmi è il fatto che c’è poca violenza per le strade, che tra l’altro sono molto pulite. In genere si tratta di una società che – almeno per uno straniero – offre tante opportunità di vivere tranquillamente. Io non vorrei vivere in Giappone come giapponese, perché è un’altra cosa, essendo straniero non sono obbligato a fare certe cose che si aspettano da un Giapponese  e questo comincia già dalla maniera in cui si parla, perché anche se capisco più o meno il keigo non riesco ad utilizzarlo come fanno i giapponesi stessi. Questo è difficile anche per alcuni giovani, ci sono dei corsi per i giovani nei quali loro possono imparare come trattare delle persone che sono superiori a loro nella gerarchia sociale, che è veramente un aspetto importante –da quello che ho capito io, che non sono un esperto di queste cose, sono solo le mie esperienze personali.

Luca: Ne sono sicuro e dopo questa chiacchiera prenderò subito il volo per andare a Tokyo. Ti volevo dire – penso che tu lo sappia, questa è un’esperienza indiretta perché sempre il mio amico Luca me l’ha raccontato – mi ha detto che per esempio in Giappone mangiare per strada non è ben visto

Robert: Questo è vero, anche se io l’ho fatto ieri, perché avevo veramente fame. Non si dovrebbe fare, diciamo che non ho mai visto un giapponese farlo, io l’ho fatto. Diciamo che non stavo camminando per strada, mi trovavo di fronte ad un negozio avevo veramente molta fame perché non avevo mangiato prima di andare a scuola, stavo aspettando un mio amico e ho mangiato per strada. Non si dovrebbe fare ma diciamo che non è un crimine. Non vedrai molti giapponesi che lo fanno e poi non c’è quella tradizione di mangiare fastfood per strada anche se ci sono tantissimi McDonald, ancora più che in Austria,  e poi ci sono moltissimi Starbucks, ma io non ci vado mai. Diciamo che la cucina giapponese offre tante opportunità di trovare qualcos’altro che non mi viene neanche in mente di andare a McDonald per comprare un Hamburger o qualcosa del genere. E poi ci sono tante altre cose che non si dovrebbero fare, per esempio ci sono, c’è quella tradizione del bagno. Andare in bagno – se per esempio vivi con una famiglia – tutta la famiglia utilizza la stessa acqua per fare un bagno e tu dovresti lavarti prima di andare nella vasca da bagno, che è totalmente diverso da quello che facciamo noi, in Austria, in Europa e penso anche in Italia. Se tu vai a fare un bagno ti metti nella vasca e poi utilizzi il sapone……

Luca: Noi tra l’altro abbiamo anche il bidé, questa famosa invenzione ..mi ricordo che un’amica di Luca quando vide questo bidé pensava che fosse per altre cose

Robert: E’ un’invenzione che ha i suoi vantaggi, ma è qualcosa che non si trova in Austria. Sì che esiste, ma qua l’hanno portato ad un livello molto molto elevato, diciamo che è quasi come un bagno termale

Luca: Senti, un’altra cosa che volevo sapere, non so se è vera – è che i ragazzi e le ragazze non si abbracciano per strada e di solito i ragazzi camminano davanti alle ragazze, non so se sia vero o se l’hai notato.

Robert: Che non si abbraccino per le strade questo lo posso confermare, però quell’altra cosa mi pare che sia una cosa del passato più o meno.

Luca: L’impressione è che il Giappone sia ancora un paese maschilista se ho capito bene,

Robert: Forse dall’aspetto esterno, ma una volta che vai per esempio in un bar, vedrai che le cose sono cambiate. Sì, forse, ..non so, io ho incontrato delle ragazze ma anche delle donne che hanno il loro posto nella ditta che mantengono veramente delle posizioni elevate, importanti e poi anche a casa sembra che sia la donna che comanda, però..

Luca: Come in Italia!

Robert: La mamma! Ma anche in Giappone la mamma gioca un ruolo molto importante, essenziale per la famiglia. Che sia una società maschilista, non so. A me non pare che sia così, penso di no

Luca: Un’altra cosa interessante..tu non sei ancora mai stato invitato in una casa giapponese, non hai mai mangiato a casa di Giapponesi?

Robert: Sì, ho mangiato

Luca: E gli hai portato un regalo?

Robert: Sì, senz’altro

Luca: Eh, ma è vero che i Giapponesi quando ricevono un regalo invece di aprirlo lo mettono da parte?

Robert: Sì, lo mettono da parte perché considerano che non sia molto gentile aprire il regalo davanti all’ospite, perché potrebbe essere che non gli piace il regalo, e poi a te on piacerebbe forse la sua reazione. Questo è un fatto e poi ci sono altre cose che non dovrebbero regalare, come cose con la cifra “4”, perché sai che la cifra che ha un po’ il suono della morte, e ci sono tante altre cose da prendere in considerazione.

Luca: Per esempio i bastoncini, io so che per usare i bastoncini non bisogna mai ficcarli nel cibo in posizione verticale, perché quello significa l’immagine della morte, quindi magari noi avremmo la tendenza a farlo e non sarebbe ben visto, sai la cosa che fa sorridere sono queste “incomprensioni culturali”. In Italia se tu porti per esempio un regalo a casa, un Italiano che va in Giappone e vede che i Giapponesi mettono il regalo da parte pensano il contrario dei Giapponesi. Penseranno “il regalo non gli è piaciuto o non glie ne frega niente”

Robert: Esatto, per questo penso sia veramente importante soprattutto quando si tratta di un paese tanto diverso come il Giappone di informarsi prima della partenza, di sapere almeno un po’ della cultura. Quando chiudono gli occhi ascoltando quello che dici per noi è veramente una cosa inaccettabile, pensi “si annoiano, se ne fregano” ed è proprio il contrario: si stanno concentrando. E’ un modo di dire “allora ti ascolto attentamente”.

Luca: Ci sono cose..io non ho vissuto in questa famiglia però ho passato molto tempo in una famiglia francese e mi sono accorto che anche se Francia e Italia sono abbastanza simili ci sono delle cose culturali diverse, per esempio in Francia una cosa che mi ha sorpreso è che l’insalata non si dovrebbe tagliare con la forchetta e coltello

Robert: ma neanche in Austria!

Luca: Allora è una cosa italiana, perché noi non abbiamo problemi a tagliare l’insalata, io non lo considero un gesto..

Robert: Ma io me ne frego…

Luca: …tu magari si ma tu sei una persona aperta che conosce tante lingue, che ha viaggiato, ma una persona che ha sempre vissuto in Austria o in Italia…ho sentito dalle mie orecchie dire a qualche italiano che i Francesi sono “sporchi” perché ..non hanno il bidé. Il che è ridicolo, però alcuni lo pensano perché se tu vivi sempre in Italia e quindi la tua versione è “italocentrica” pensi che tutto quello non assomiglia al tuo sistema di riferimento è strano.

Robert: in Italia il bidé è veramente tanto comune? Perché in Austria è un’eccezione

Luca: Il bidé è una “conditio sine qua non” per noi

Robert: Davvero?

Luca: assolutamente sì. Quando non c’è il bidé gli Italiani dicono “oddio non c’è il bidé!” e infatti c’è uno scherzo, molti Italiani che vanno all’estero hanno dei problemi quando non c’è il bidé perché  non sono abituati a usare la carta igienica..

Robert: davvero?

Luca: C’è un famoso episodio..non entriamo nei particolari, fa sorridere perché le persone che non ci sono abituate hanno qualche problemino e pensano che non si possa vivere senza bidé. Avendo vissuto in Francia – anzi, ancora vivo in Francia – da 2 anni posso attestare al fatto che si può vivere tranquillamene anche senza bidé.

Robert: ma io lo faccio da 44 anni

Luca: E sei ancora vivo! Quindi tornando indietro al giapponese, a parte tutti questi aspetti culturali di abbracciarsi in strada, dei regali, di mangiare, della metro..ce ne sono tanti altri..adesso non abbiamo il tempo di discuterne, ma ti volevo chiedere – tornando indietro per finire l’intervista..ti volevo chiedere..tante persone pensano – e mi hanno posto questa domanda che mi fa sorridere perché è comunque una cosa che pensavo anche io – che se tu sai il cinese, il giapponese diventa facile, il che ovviamente non è vero perché in realtà sono 2 lingue completamente diverse. Ci sono delle somiglianze..Diciamo che ci sono alcune cose che potrebbero aiutare, per esempio il fatto che molto spesso la versione di alcuni kanji o di certe espressioni provengono dal cinese, però diciamo non è un aiuto sostanziale no?

Robert: Ma questo è l’unica cosa, perché non ci sono altri aspetti che queste 2 lingue hanno in comune. Sono assolutamente diverse. La grammatica non ha niente a che vedere con la grammatica cinese, il vocabolario è diverso, a volte ci sono alcune parole che forse suonano simili perché sono state prese dal cinese. Ci sono 2 versioni per leggere i kanji, quella cinese e quella giapponese tradizionale, e questo rende difficile la lettura dei kanji

Luca: Non ti farò la domanda quale delle due sia più facile o difficile perché ognuna ha delle difficoltà diverse, e comunque sono entrambe abbastanza difficili per uno straniero, il cinese magari ha una sintassi molto più facile non “flette” le..

Robert: Ma sai, molti hanno paura dei toni in cinese, anche io avevo paura …. ci sono tanti che ti dicono come europeo straniero non riuscirai mai farti capire in cinese perché non potrai mai parlare correttamene con tanti toni diversi, però secondo la mia esperienza questo non è un grande problema. Certo a volte sbaglio i toni ma la gente mi capisce, io penso che il giapponese sia ancora più difficile da capire perché ci sono proprio queste forme complicate. Per esempio il Keigo che a volte pare una lingua diversa perché ci sono espressioni che non hanno nulla a che vedere con le espressioni che si usano nel linguaggio quotidiano, anche se vuoi esprimere esattamente la stessa cosa. Non ci sono queste differenze in cinese, non ci sono neanche in tedesco né in italiano. In italiano puoi dire “tu” e “lei”, forse qualche altra differenza che però non gioca un ruolo tanto importante secondo me

Luca: Assolutamente. Allora caro Robert, ti ringrazio per questa bella intervista e probabilmente ne sentirete molte altre fra me e Robert prossimamente. Ti auguro una “buona serata” perché stai in Giappone, e io “mi” auguro una buona giornata.

Robert: buona giornata anche a te!

Luca: grazie mille, un abbraccio

 

ENGLISH TRANSLATION

Luca: Hello everybody, I am Luca, for all those who already know me. Today I’m talking to my dear friend Robert, who currently is in Japan. Hi Robert, how are you doing?

Robert: Hi, good evening. I’m doing great. Here in Fukuoka it is 8 pm and I am doing just fine.

Luca: Ah, it is 8 pm.

Robert: Yes. And in Italy?

Luca: Here in Rome it is noon. So this is why you said “Good evening”. Well, I’m greeting you with “good afternoon”. Listen, and I apologize for my ignorance, but Fukuoka, is that north of Tokyo?

Robert: No, it is in the south.

Luca: See, I already made a mistake.

Robert: Yes, it is in the south, about two hours south of Tokyo by plane.

Luca: And why have you chosen Fukuoka? Normally people will tell you to study the accent as used in Tokyo because it is the standard accent. You, however, have decided to go to Fukuoka. Is the accent there different….? You know in Italy we have different accents all over the country, and I guess this is the same in Austria and probably also in Japan.

Robert: Yes, it is the same in Japan. But to be honest, I don’t think this is important at all. Being a foreigner, it does not really matter whether I manage to speak with a standard accent or an accent that may be a bit different from what is considered to be the “standard”. I simply don’t care too much about these things. There is a specific dialect here which is called Fukuoka-ben, or actually Hakata-ben. It differs quite a bit from the so-called standard Japanese. But if you speak to the people here they will use standard Japanese. At least as far as I can tell. You know, I don’t hear any difference. They will speak standard Japanese with you once they realize you are a foreigner and you are easily recognizable as such. After all we don’t really look Japanese, do we? Most likely you won’t speak like a Japanese either, even though I have met some foreigners who have an excellent command of the language. These are mostly people who have been living here for a long time. Some of them are married to a Japanese.

Well, I have chosen Fukuoka because it is a nice place. Not too big but not too small either. It has about 1.7 million inhabitants. Besides, it is close to the sea. If you want to go to Korea, it is not far from here. The climate is very pleasant too. So, there are lots of reasons why I chose Fukuoka.

Luca: Why are you in Japan right now? For business or because you would like to perfect your Japanese? That is, what is the main reason why you are in Japan right now?

Robert: Well, the main reason is that I felt like I had to escape from work for a while.  So, basically I am on vacation here. Of course, I would also like to perfect my Japanese, well maybe not perfect it because I’m still at a rather basic level when it comes to my speaking abilities even though I sometimes manage to have long conversations entirely in Japanese. Two days ago, for example, I was talking to a very nice couple and we chatted for about two hours without me having too many difficulties to keep the conversation alive. Sure, I made some mistakes but you know, Japanese people are very nice. They will immediately tell you that your Japanese is great. Anyway, I am here to improve my Japanese and for that purpose I’m also taking private lessons, two hours every day. My teacher is great. I know her from my previous visits to Fukuoka. She is an excellent teacher and we actually became friends over time. So it is not just a student-teacher relationship. Rather, she is a person that is really dear to me. I know her already very well. So, things are perfect here for me.

Luca: There is no doubt that the best way to quickly improve in any language is to go to the country where it is spoken. That brings me to my next question which actually might sound a bit trivial. Since when have you been studying Japanese and above all how did you get started? On your own?

Robert: That must have been more or less four years by now. That is quite a long time but studying Japanese takes time, at least in my case. I started studying it on my own even though this is the second time I’m here in Fukuoka. I have taken classes before at the school where I am right now. At home I used different textbooks for self-teaching. I guess I’m using more or less the same study material as you. I also bought ASSIMIL, but I don’t like it as much as you. I prefer the course by LIVING LANGUAGE. I also try to read a lot and for that you need to know the Kanji. The Kanji are quite a specific characteristic of Japanese. Even if you have similar characters in Mandarin, the Hanzi, I think it is even more difficult to read Japanese texts than Chinese ones. This is due to the fact that there are so many different ways of reading the characters. Basically, you have the Japanese reading and the Chinese reading. But you know all these things yourself, I guess. Studying Japanese sometimes almost drives me crazy because there are so many ways of reading one single character and there are no precise rules for that either. Nevertheless, it is a fascinating language.

Luca: Absolutely. Now that you are talking about these things tons of questions come to my mind. Apart from wanting to know when and how you got into studying Japanese I would also like to know why you decided to do so. I think that the right motivation is fundamental to any learning process, it is the “fuel” that gets the car moving so to speak. So, why have you started studying Japanese and what are the difficulties you have encountered? And, since you also speak several languages, I would like to ask your opinion on the fact that some people think that if you speak many languages learning a new one will get increasingly easier. But this is not always the case, is it? After all, Japanese is so different from any European language for example that even knowing 10 European languages won’t be of much help, will it?

Robert: Well, to start with, I consider Japanese to be one of the most difficult languages I have ever studied. Its structure is completely different, there are many Kanji to learn and these Kanji have different readings according to the text you are reading. Sorry, but what was your first question again? Why I decided to study Japanese, right?

Well, that was basically just by pure chance. About 4 years ago I was working till late at night and I was really exhausted. I had been browsing the Internet and came across the blog of a young American guy who wrote about his stay in Japan. He was so enthusiastic about what he had experienced that I wanted to know more about Japan and Japanese. Sure, I had known a few things about Japan, but nothing going into any depth. I decided to learn Japanese because I wanted to study something that was completely different from what I had been doing up to then. At that time I did not know yet how difficult Japanese is. If I had not already invested so much time, I sometimes think I’d throw in the towel.  But I really like the language. It is kind of unique and I also love Japan. I feel very comfortable here in Fukuoka and in all the other cities I have visited so far in Japan. Japanese people are really welcoming, friendly and will also help you if they see you struggling with their language.

Luca: Great! So, dear Robert, let’s talk a bit about what makes Japanese difficult and then I’d like to talk a bit about Japan. After all, apart from the language there is also the cultural aspect. Even though I have never been to Japan a good friend of mine who used to live there has told me a lot of quite incredible stories. I can’t wait to get there myself. So, as mentioned previously, one of the most difficult aspects of the Japanese language for me is its syntax. I’m studying Polish right now, for example, and I don’t think it is that difficult because its structure is very similar to the Russian one. For me, one of the biggest challenges when learning a new language is its syntax. The syntax is, as we’d say in Rome, a real “macello”, a total mess.

Robert: And then there are also many different politeness levels: Keigo, the most formal way of speaking, and then there are still so many other levels. These are all almost languages in their own right. And its syntax is also different from the languages I have studied so far. This is why it really takes time to study Japanese. Besides, there are the Kanji as we mentioned before. I also find it quite difficult to study Japanese vocabulary. How do you study Japanese words? I find it challenging because they have so many homophones. Japanese has very few sounds, you know. I find this also difficult with Mandarin.

Luca: Well, as for learning new vocabulary, I find Russian to be the most difficult language. They have some really long words, while this is not the case with Japanese. I mean it depends on the word, but you may have two Kanji or so and that equals about two to three sounds.

Robert: But these sounds are very similar to each other, don’t you think? That is the biggest problem for me. Some sounds differ from each other only by their length and I find this difficult during a conversation.

Luca: Yes, this is true, but I have not had many problems with the vocabulary. I think – and I’m only speaking out of my personal experience now – that there are two aspects that make Japanese “easy”. First, its pronunciation – Japanese does not have many sounds – is not very difficult for an Italian.  The phonetic problem has to do with the “pitch”, the “Japanese pitch” which we talked about like one or two years ago; knowing how to “sing” a phrase in Japanese. The pronunciation itself, however, is not a problem for me. As for the vocabulary, the words are not very long even though, as you mentioned earlier, they are really similar to each other. The most difficult aspect for me is its syntax. You do get used to it though the more you practise the language. Their different politeness levels, like the so-called “keigo”, make Japanese difficult. They have different linguistic registers – “boku” or “ore”, for example. If you say “ore wa” (“ore” meaning “I”, which however is only used between friends or people you know really well) you risk making a fool of yourself in certain situations without even noticing it. It is like in Korean.

Robert: In my opinion this is not the biggest problem though, I mean that you risk making a fool of yourself. The problem is rather that you may not even understand what they say, even if they say something really trivial. As I told you before, I had a conversation with a very nice couple and had no problems at all understanding what they said. But then I went to a restaurant, the staff there greeted me and said a few sentences using the politeness form which they call “keigo”.  They just said two or three sentences but I did not understand a word of it. I mean I knew more or less what they wanted to tell me because I realized that they wanted to know how many people we were in our party and then they also asked a few more standard questions. If you want to understand everything they say in such a situation, however, you really need a lot of studying. For this reason I bought a specific book that deals with these different politeness levels. The book contains several live conversations from people around the Tokyo area. You can learn a lot of “keigo” phrases from that book. You can find similar explanations in other textbooks as well but I think listening to live dialogues makes it easier to actually understand the way they use these different forms.

Luca: That is true. The problem, however, as my friend Luca – everybody in Italy seems to be called Luca – who lived in Japan for ten years has told me is that language also reflects culture and a very different mentality which you may experience in small things of your daily life. He told me a few episodes which made me smile. For example there seem to be cars in the subway which are reserved for women only. One day he went into one of these cars not being aware of such a regulation. All the women just stared at him probably thinking “what is this guy doing in this car?”. And he had no idea what was going on. This seems to be a problem in Japan, I mean that men – of course not all of them – tend to touch the behind of women.

Robert: Yes, exactly. I had a similar experience. Of course I had no intention whatsoever to touch a woman’s behind, but there are special cars for women only. There are also many other things though that make the subway here much more pleasant than the ones in many European cities. It is really safe here – even compared to Vienna. There are not really that many problems in Vienna but compared to Tokyo I have to say that I feel safer in Tokyo than in Vienna, both in the subway and in the city. There is a level of safety that for us Europeans is hard to imagine.

Luca: There is another story that Luca told me and which surprised me, i. e. that the Japanese – although I’m not sure if this is true – have a different enzyme which is the reason why they get drunk so easily.

Robert: Yes, that may be true. But they don’t cause any problems when they are drunk, I mean you can walk around at midnight or at two in the morning. There are some people that cause problems but in general Japan is a very safe country. You won’t find that kind of street violence you may encounter in Austria or in other European countries or in the USA for example and that is something quite extraordinary if you consider the fact that Tokyo is a very big city, and Fukuoka as well, at least for an Austrian Fukuoka is quite big. It is absolutely safe here. Of course, there are also some bad guys here, criminals, but generally speaking it is a very safe society. I guess this has to do with their culture, i. e. the fact that they tend to try and maintain what they call a “state of harmony”. Whoever acts against that harmony is in trouble, this is a fact. Besides, there are lots of policemen in the streets and they know the area they work in really well. I have never witnessed any crime in the streets here in Japan. Of course, there is street crime here as well because after all the Japanese are just human beings like anybody else. What I am surprised about though and this keeps surprising me, is that there is so little street violence. Besides, the streets are also really clean.

Generally speaking it is a society which – at least for a foreigner – offers lots of opportunities to live your life in a relaxed atmosphere. Nevertheless, I would not want to live here as a Japanese, that is a totally different matter. Being a foreigner, people don’t expect the same things from me they would expect from a Japanese. This also concerns the way of speaking. Even though I understand more or less how “keigo” works I can’t really use it yet the same way they do. This is also a problem for some young Japanese people. There are even courses where they are taught how to deal with people who rank higher than they in the various social hierarchies. This is a really important aspect, at least as far as I understand it. I am not an expert though, I am just talking about my own personal experiences.

Luca:  I’m sure what you say is right and after this chat I’ll catch the next plane for Tokyo. There is another thing I wanted to ask you. My friend Luca told me that in Japan you are not supposed to eat in the streets.

Robert: That is right, even though I did it yesterday because I was really hungry. You should not do it and I have never seen a Japanese doing it but I did it. I have to say though that I was not walking around but standing in front of a store. Besides, I was really hungry because I had not eaten anything before going to school. You are not supposed to do this but it is not considered a crime either. You won’t see many Japanese walking around and eating. They just don’t have that tradition of eating fast food in the streets. There are lots of McDonalds, even more than in Austria, and many Starbucks too but I never go there. Japanese cuisine offers so many opportunities to try out something new that the thought of going to McDonald’s to get a hamburger etc. does not even cross my mind.

There are also lots of other things you are not supposed to do. For example, if you live with a family and you want to take a bath you will realize that the entire family uses the same bath water. You ought to wash before you get into the bathtub. This is totally different from how we do things in Austria and Italy too, I guess. If we take a bath, we get into the bathtub and there we use a soap etc. …..

Luca: And we also got the bidé, this famous invention ….I remember that a friend of Luca’s thought that the bidé was intended for something quite different when she saw one for the first time ….

Robert: It is an invention which has its advantages, but you won’t find many bidés in Austria. I mean they do exist but here they have raised the bar to a much higher level. Here they are almost like a spa.

Luca: Listen, there is something else I’d like to ask you and I don’t know if that is true or not. Supposedly, girls and boys don’t hug in public and usually boys walk in front of girls. Is this true or have you noted that yourself?

Robert: I can confirm that they don’t seem to hug in public but the other thing you mentioned seems to be more a thing of the past.

Luca: The impression is that there might still be quite a lot of machismo in Japan, if I understood that correctly.

Robert: Maybe from the outside, but once you enter a bar for example, you’ll see that things have changed. Well, I mean, maybe ….I don’t really know, but all I can say is that I have met some girls and also women who have a high position in their companies and they seem to be the ones giving the orders at home as well ….

Luca: Just like in Italy!

Robert: La mamma! But also in Japan the mother plays a very important role for the family. I don’t think it is a macho society, but I don’t really know. I don’t think it is.

Luca: Another interesting thing… You have never been invited to a Japanese home for lunch or dinner, have you?

Robert: Yes, I have.

Luca: And did you bring them a gift?

Robert: Of course, I did.

Luca: So, is it true that the Japanese when they receive a gift they will put it aside instead of opening it?

Robert: Yes, they put it aside because they think it is impolite to open it in front of you. After all, they may not like what you got them and their reaction could embarrass you. There are also other aspects you might want to pay attention to. For example the number “four”, because it sounds similar to the word for death. There are more things like this.

Luca: For example, the chopsticks. I know that you should never put them vertically into any kind of food because this reflects the  image of death. So, we may do that and this may not be appreciated by the Japanese. It is these “cultural misunderstandings” that sometimes make me smile. If in Italy you bring somebody who invited you into their house a gift it is different. Let’s say a Japanese invites an Italian and if the Japanese then puts the gift aside the Italian may think he did not like it or that he just does not care at all.

Robert: Exactly, and this is why I think it is really important to get as much information as possible before your departure, especially if you visit a country which is as different as Japan. You ought to know at least a little bit about the culture. For example, when Japanese people close their eyes while you speak this would not be well received by a European audience, we might think they are bored or they just don’t care. As a matter of fact, quite the contrary is the case: they are concentrating. It is a way to tell you “I’m listening very carefully”.

Luca: I have spent a lot of time in a French family and I noticed that even though France and Italy are quite similar, there are still cultural differences. For example, I was surprised to see that in France you are not supposed to cut your salad with your fork and knife.

Robert: You should not do that in Austria either.

Luca: Ah, then it is an Italian thing, because we don’t find anything wrong with cutting a salad….

Robert: Well, I don’t care about these things, to be honest.

Luca: You are an open-minded person, you know many languages, you have travelled a lot but a person who has always lived in Austria or in Italy might think differently. I have heard some Italians say that they think the French are “dirty” because they don’t use a bidé. That is ridiculous, but that’s what some people think and if you have always lived in Italy then you have a vision of the world which is very much focused on Italy and everything that is different is considered to be strange.

Robert: Is the bidé really that common in Italy? Because in Austria it is more of an exception than the rule.

Luca: For Italians the bidé is what in Latin is called a “conditio sine qua non”.

Robert: Really?

Luca: Yes, absolutely. If there is no bidé, Italians go like “Oh my god, there is not bidé!” There is even a joke going around saying that Italians going abroad have problems if there is not bidé because they don’t know how to use toilet paper …

Robert: Really?

Luca: There is a famous episode, I won’t go into the details but it is kind of funny because the people who are not used to using toilet paper may have certain problems and they might think they can’t live without a bidé. But having lived in France for two years now, I can attest to the fact that you can easily live without a bidé.

Robert: Well, I have done so for 44 years.

Luca: And you are still alive! Well, getting back to Japanese. Apart from all these cultural aspects regarding the hugging in public, gifts, food, the subway etc. there are many more and we just don’t have the time to discuss all of them right now but I wanted to ask you, going a bit back before we wrap up this interview, well, I wanted to ask you the following: Many people think and they actually asked me this question which makes me smile because it is something that I thought too at the beginning, namely that once you know Mandarin Chinese studying Japanese is easy. This, however, obviously is not the case because the two languages are completely different from each other. There are certain similarities…. I mean there might be a few common things that may help you in your studies, for example the fact that often Kanji or certain expressions were taken from Mandarin, but this is not really that big a help, is it?

Robert: Well, what you mentioned is about the only similarity there is. There aren’t really any other things these two languages have in common. They are completely different. Japanese grammar has nothing in common with Chinese grammar, the vocabulary is different, I mean sometimes you come across a few words which sound similar because they were actually taken from Mandarin. But in Japanese there are two readings for the Kanji, the Chinese and the traditional Japanese reading and that makes reading a Japanese text really difficult.

Luca: I’m not going to ask you which of the two is easier or more difficult because each of them has their own difficult aspects. I think both of them are hard to study for a foreigner. Maybe Mandarin has a much less complex syntax because it has no “inflections”.

Robert: Yes, but you know, lots of people are afraid of the Chinese tones. I was afraid too, I mean there are so many people who will tell you that as a European you will never manage to make yourself understood in Chinese because you’ll never manage to use all these tones correctly. However, based on my own experience I think that the tones are not that big a problem. Of course, I do make mistakes from time to time when using the various tones but the people I talk to still understand what I am trying to say. I think Japanese is much more difficult to understand because there are so many different politeness levels. Let’s take “keigo” which sometimes seems to be a language in itself. There are so many expressions in “keigo” which have nothing to do with the kind of language you would use in your daily life, even though you are trying to say the same thing. These differences don’t exist in Mandarin Chinese, nor do they exist in German or Italian. I mean you can differentiate between “tu” and “Lei” in Italian and there may be a few more differences as regards various politeness levels but these are not that important in my opinion.

Luca: You are absolutely right. Well, dear Robert, thank you very much for this interesting interview. You will probably hearing more interviews from me and Robert in the near future. I wish you, Robert, a great evening since you are in Japan right now, and I wish “myself” a nice afternoon.

Robert: Have a nice day.

Luca: Thanks a lot. Cheers.

 

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