Una volta assimilata a grandi linee l’introduzione fonetica sulla meccanica delle singole parole (si guardi parte 1/3 e 2/3) il passo successivo consiste nel cercare di “afferrare”, sempre a grandi linee, la dinamica della lingua.

 

Dinamiche dell’accento in una lingua: esempio di analisi fonetica (italiano)

Definisco la tecnica che uso “analisi fonetica”. Essa consiste nell’analizzare e “decifrare”, per mezzo di un ascolto ripetuto e concentrato, il modo in cui le varie parole vengono legate le une alle altre e pronunciate all’interno di una fase. Qui di seguito viene proposto un esempio di come mettere in pratica questa metodologia su un testo in italiano. Prima di fare ciò, tuttavia, è necessario, come per qualsiasi lingua, fare una breve introduzione sulle caratteristiche dell’intonazione in italiano, e su quelli che io definisco i “marcatori” che servono a definirne e specificare le singole caratteristiche.

L’INTONAZIONE IN ITALIANO E I RELATIVI MARCATORI

 1. L’accento tonico e l’accento di frase.

L’italiano ha due caratteristiche importanti quando si considera la complessità fonetica di una frase: l’accento tonico e l’accento di frase. E’ quindi importante che questi due elementi vengano distinti attraverso dei marcatori specifici.

L’accento tonico si riferisce alle parole considerate singolarmente. La sillaba su cui cade l’accento tonico presenta una vocale il cui tono della voce “cade”, letteralmente, arrestandosi momentaneamente: è questo un aspetto fondamentale delle parole italiane. Mantenendo l’esempio dei toni del cinese mandarino, si potrebbe quindi dire che l’accento tonico corrisponde (a grandi linee e con le dovute differenze) ad un quarto tono cinese: le vocali su cui esso cade verranno quindi marcate nel seguente modo: à,è,ì,ò,ù. Il marcatore corrispondente sarà [ ` ].

càsa                 cantàre            caffè

Come negli esempi sopra, l’accento tonico può cadere sia all’inizio, che all’interno o alla fine di una parola.

Ciò che precede l’accento tonico viene in genere pronunciato, sempre in base a un confronto con i toni del cinese Mandarino, con un tono elevato che, a grandi linee, corrispondente ad un primo tono (tono alto e continuo). Il marcatore sarà quindi [ ¯ ], da porre sopra le vocali con una matita.

cāntàre            cāffè

Ciò che segue l’accento tonico è invece un tono “neutro”, in cui la voce rimane bassa dopo lo “stop” imposto dall’accento tonico. Data la “neutralità” vocalica, in questo caso non si userà alcun marcatore.

àncora > àn-co-ra (accento tonico – accento neutro – accento neutro)

ancòra > ān-cò-ra (accento alto – accento tonico – accento neutro)

città >  cīt-tà (accento alto – accento tonico)

E veniamo ora al cosiddetto “accento di frase”, ovvero l’accento tonico di una parola ma considerato nel contesto di una frase intera. Si tratta della parola, per così dire, “più in risalto” nella frase, ed è quella che condiziona la configurazione vocalica delle parole che le stanno attorno. E’ come se su di essa, l’intonazione della frase si arrestasse. Il marcatore corrispondente sarà la sottolineatura della parola in questione:

Com’è buono questo caffè! >  Cōm’ē_ buòno quēstō_cāffè!

Che persona simpatica! >  Chē_pērsōnā_ sīmpàtica

Mi piacerebbe tanto tornare in Italia. >  Mī_piacērēbbē_ tànto tōrnārē_īn_ Itàlia

Come vedremo nel prossimo paragrafo, la prima frase presenta due blocchi di parole aggregate, e qui l’accento di frase cade su “buòno” perché si vuole enfatizzare la qualità dell’oggetto di cui si parla (il caffè). La stessa cosa vale nel secondo esempio: la parola che viene enfatizzata è “simpatica”. Come si può notare, la frase viene pronunciata considerando le 3 parole che la costituiscono come se fossero un blocco unico, e tutto ciò che precede l’accento tonico sulla sillaba “pà” di “simpatica” viene pronunciato con un tono di voce abbastanza alto. Nel terzo e ultimo esempio, viene accentuata sia la “quantità” del desiderio (accento di frase su “tanto”) che il luogo in cui si vuole andare (“Italia”).

 

2. L’aggregazione di più parole e le “micro-pause”.

Un altro importante fattore da considerare nel pronunciare una frase in italiano è la tendenza di questa lingua ad “aggregare” gruppi di parole. In poche parole, all’interno di una frase in italiano, gli articoli, gli aggettivi e altre particelle minori vengono pronunciati come se fossero come un unico blocco. Questo ha una rilevanza particolare sul modo in cui il tono di voce viene modulato (elevandosi, abbassandosi o bloccandosi) all’interno di una frase. Il marcatore corrispondente sarà il simbolo [ _ ] che verrà posizionato tra una parola e l’altra (si vedano gli esempi del paragrafo precedente).

Una volta considerata l’aggregazione di più parole in gruppi ben definiti, bisogna poi distinguere questi gruppi con delle “micro-pause”. Queste fungono infatti da breve cesura tra un gruppo e l’altro, e servono anche a conferire alla frase la giusta intonazione e il giusto tempo. Q ualora non siano specificamente marcate (da virgole o punti e virgola), queste “micro-pause” verranno rappresentate  con il marcatore //, che serve appunto a marcare il limite fra i gruppi di parole.

EX: Mio padre si chiama Davide e conosce un sacco di cose è Mio padre // si chiama Davide // e conosce un sacco di cose

 

3. Il caso delle consonanti doppie.

Le consonanti doppie sono una peculiarità della lingua italiana e cambiano la configurazione della vocale che le precede: il marcatore corrispondente sarà [✓], da inserire al di sopra delle consonanti doppie.

Esempio: nella parola “polo”, la “o” in “po” è pronunciata aperta, con un tono che cade (accento tonico) ma che dura di più rispetto a “pol” nella parola “pollo”, in cui la o viene pronunciata più chiusa e più rapida, per dare poi “forza” al blocco della doppia consonante

Polo  >  Pò-lo

Pollo >  Pol-lo

 

4. Particolari segni di interpunzione.

E’di vitale importanza fare attenzione all’intonazione della frase qualora termini con segni quali [?] oppure [!].

Il primo (?) è il simbolo usato per l’interrogazione: qui il tono di voce tende a salire (tono ascendente del cinese mandarino), e quindi il marcatore corrispondente sarà [     ].

Che cosa hai fatto oggi? è Che_cōsa_hāi_ fatto oggi?

Il secondo (!) è il simbolo per l’esclamazione: il tono di voce tende a scendere (tono discendente del cincese), il marcatore corrispondente sarà [     ].

Vado a casa di Luca >  Vādō_ā_cāsā_di_ Lucìa  (frase con intonazione neutra)

Che bella giornata! >  Chē_bēllā_ giōrnàta! (frase con intonazione discendente)

 

ESEMPIO CONCRETO DI ANALISI DI UN TESTO

Consideriamo ora, invece che singole frasi, un intero testo in italiano.

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Ne riporto qui sotto la trascrizione per poi fornire la relativa analisi fonetica.

Il pasto di metà giornata, si chiama pranzo. In Italia, è generalmente il pasto più importante della giornata, anche se occorre registrare una recente variazione della consuetudine, soprattutto nelle grandi città, che, per esigenze di lavoro, hanno trasformato il pranzo in un leggero spuntino consumato fuori casa.  Nella sua forma tradizionale, il pranzo comprende più portate: un primo piatto, di solito pasta, un secondo piatto, maggiormente carne, e un contorno di verdure o patate, seguito da un dessert o frutta.

 

Analisi fonetica del testo:

Il_pāstō_di_metā_giornàta //sī_chiāmā_prànzo. In_Itàlia, è_gēnēralmente il_pāstō piū_mportānte della_giornàta,// anchē_sē_ōccōrrē_registràre // una_rēcēntē_vāriāzione_dēlla_consuetùdine, // sōprattuttō_nelle_grāndi_città, chē_pēr_esigenze_di_lāvòro, // hānnō_trāsfōrmātō_īl_prànzo // in_ūn leggero_spūntìno // consumātō_fuori_càsa. Nella_sua_forma_ tradizionale, // īl_prànzo//comprende_più_portàte: un_primo_piàtto,// di_solito_ pàsta, // un_secondo_piàtto, // maggiormente_ càrne, // e_un_contorno_di_verdure_o_patàte, // seguito_da _un_dessèrt //o frùtta.

E ora lo stesso testo analizzato su carta. Potreste fare l’analisi fonetica anche sul computer, ma vi assicuro che leggere direttamente su carta e scriverci su con una penna o matita è un’operazione “romantica” che conserva ancora oggi i suoi privilegi, nonostante ci troviamo nell’era dei computer e di Internet:

 

Conclusione: lo scopo principale dell’analisi fonetica.

L’analisi fonetica di un testo, come vedrete se deciderete di applicarla, prende tempo. Appena l’avrete completata, tuttavia, vi sarete accorti di una cosa importante: e cioè di aver ascoltato moltissime volte lo stesso testo. E’ questo un tempo ben speso: insegna ad osservare con grande attenzione dei dettagli che in genere sfuggono, e, soprattutto, a capire i “pattern” vocali, e cioè i percorsi che l’intonazione della voce segue nel trasmettere certe informazioni (enfatizzare, introdurre, fare una domanda, ecc.). L’analisi che propongo è applicabile a qualunque lingua, ed è a mio avviso utile per imparare non solo come pronunciare le singole parole, ma anche e soprattutto a come pronunciarle (e gestirle) all’interno di un intero enunciato. Il resto è solo una questione di pratica, ed è con la pratica che riuscirete anche voi ad acquistare un accento simile a quello di un madrelingua!

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