Un modo facile per imparare le lingue
La lettura e l’ascolto sono state le compagne principali del lungo e meraviglioso viaggio nel mondo delle lingue che ho intrapreso 13 anni fa. E’ da questa avventura che è nato il metodo particolarmente efficace che uso per imparare altri idiomi.
Il metodo è semplice. Studiare ogni giorno (1-2 ore al massimo). Le scorciatoie che ti offrono ad ogni angolo di internet sono attraenti, e ti danno l’impressione di poter riuscire in pochi mesi, ma gli effetti scompaiono velocemente. Il mio metodo è efficace e, nel medio e lungo termine, permette di conoscere e soprattutto di usare una lingua con disinvoltura.
La qualità dello studio all’inizio della tua avventura fa la differenza fra uno studente eccellente ed uno mediocre, non solo in termini di capacità espressive e grammaticali, ma anche in termini di accento ed intonazione.
I 4 componenti principali
- Ascoltare
- Ripetere
- Scrivere
- Tradurre
(* Tradurre dalla propria lingua alla lingua che si sta imparando è il passo fondamentale che “chiude il cerchio” e che molti studenti trascurano).
Il mio metodo mi permette di acquisire e ricordare l’80% di ciò che leggo, studio e ascolto.
Tante persone ambiscono a parlare una lingua in tempi record ed alcuni arrivano a studiare per 10 ore al giorno. E’ la maniera migliore per arrivare all’esaurimento altrettanto velocemente!
Ritmo
Più velocemente impari, e più velocemente dimentichi, se non usi l’informazione “incamerata” in maniera regolare e frequente. Entra da una parte e esce dall’altra, come si dice.
Il segreto del successo in una lingua risiede in un’acquisizione distribuita a lungo termine. E’ obbligatorio apprendere in maniera strutturata e graduale al fine di costruire ciò che io definisco un “nucleo linguistico”. Una volta acquisita questa base si arriva a conversare fluentemente e gradevolmente con un madrelingua nel giro di 1-2 anni (a seconda della lingua in questione). Nello stesso scenario, coloro che hanno studiato un certo numero di lingue contemporaneamente o in maniera poco strutturata hanno meno probabilità di parlare altrettanto bene, o addirittura di non parlare affatto.
Il nucleo di una lingua
Sviluppare, costruire, far crescere un “nucleo” nel proprio cervello significa costruire una base solida nella lingua che si studia, un’autonomia linguistica che permette di espandere le conoscenze acquisite oltre che raffinare le capacità per usarle in un contesto reale.
La qualità dello studio nei primi 8-12 mesi è cruciale.
Solo a questo punto l’altro ingrediente necessario per l’acquisizione di una lingua – la QUANTITA’ – può essere aggiunta alla ricetta per il successo.
Preparazione
Preparare e allenare il tuo cervello a ricevere informazioni e conservarne il contenuto.
Assorbire, attraverso tecniche specifiche, non solo i i suoni ma anche e soprattutto come vengono messi insieme, cioè l’intonazione, “essenza fonetica” unica per ogni lingua.
Leggere ed ascoltare allo stesso tempo è estremamente efficace, e lo ancora di più quando si ha già un buon vocabolario e una buona comprensione delle strutture grammaticali
Imparare è più facile si ci si garantisce in ogni momento di capire ciò che si sta leggendo e ascoltando
Se già conosci un’ottima quantità di parole è molto più gradevole ed efficace leggere un articolo o ascoltare (e leggere) un podcast
Tutte queste idee saranno sviluppate, dettagliate e spiegate nei seguenti blog e video blog. Siete liberi di lasciare opinioni, domande e commenti, farò del mio meglio per soddisfare la vostra curiosità
I tre stadi evolutivi nell’apprendimento di una lingua
Acquisire una lingua è un processo che richiede tempo. Il tempo è una della parole chiave a cui dobbiamo sempre fare riferimento dal momento in cui veniamo a contatto con le prima parole di una nuova lingua.
Un’altra parola chiave da aggiungere al concetto di tempo è il metodo. Premettendo che ognuno sviluppa un nucleo linguistico secondo propri tempi e modalità, ci sono dei principi di base a cui si dovrebbe sempre fare riferimento.
Un metodo è efficace quando è flessibile. Il successo nello sviluppo di un nucleo linguistico non dipende solo dal tempo impiegato, ma da come lo si usa. Il mio metodo è flessibile nel senso che evolve nel tempo e si adatta alla fase di apprendimento in cui ci si trova.
Come in tutti i processi di acquisizione cognitiva, il cervello umano acquisisce le informazioni in maniera progressiva nel tempo. L’apprendimento delle lingue è un particolare caso di processo cognitivo, e come tale va considerato. Non si tratta solo di acquisire conoscenze, ma di sviluppare delle capacità ad esse complementari .
I manuali di lingue, i corsi impartiti negli istituti di lingue, e i test sostenuti nelle scuole o nelle università si basano su una rigida suddivisione dei livelli (vedi qui). Malgrado la varietà delle possibili suddivisioni si distinguono in genere 3 fasce principali: principiante, intermedio e avanzato.
Anche il mio metodo si basa su questa distinzione fondamentale, e si “adatta” ad ogni fase a seconda delle caratteristiche e dei problemi che essa presenta.
Qui di seguito sono riportate le caratteristiche principali di ciascuna fase e i problemi che ho affrontato nel corso dei miei studi di lingue:
Fase 1
E’ una delle due fasi più delicate. Tutto è nuovo.
I suoni della lingua risultano indistinti e privi di cesure, ed è difficile distinguerne i singoli elementi.
Le parole sono completamente nuove, sono troppo lunghe o troppo “corte” rispetto a quelle a cui siamo abituati nella nostra lingua madre.
La costruzione della frase risulta difficile, a volte molto diversa dalla nostra (*).
L’acquisizione e l’assorbimento di una moltitudine di suoni, parole e strutture è lenta perché il cervello sta analizzando e prendendo confidenza con forme linguistiche sconosciute, e le sta “immagazzinando” in luoghi ben precisi all’interno della sua struttura. I neuroni assimilano i nuovi vocaboli, ma manca ancora quella “rete” che legherà parole a suoni. Ad un livello superiore, manca la visione d’insieme di una lingua, cioè quel meccanismo che sistema ed interpreta tutte le informazioni in un unicum coerente: il “nucleo linguistico”.
Fase 2
E’ la fase intermedia.
La voce di un madrelingua non è più un inestricabile pattern vocale, si distinguono suoni chiari, in frasi pronunciate lentamente e in un contesto noto. Si comincia a comprendere la meccanica della pronuncia e la dinamica dell’intonazione. .
La quantità di vocali o consonanti delle parole non è più un problema.
Si comincia a prendere confidenza con la struttura della frase.
L’acquisizione e l’assorbimento di una moltitudine di suoni, parole e strutture, diventa più concreta e rapida. Il cervello sta mettendo insieme i pezzi del puzzle che sono stati collezionati attraverso l’ascolto e la lettura, la produzione orale e la scrittura. Le cose risultano più facili, ma si ha l’impressione di non essere ancora in grado di usare la lingua in un contesto reale.
Fase 3
Tra la fase intermedia e quella avanzata accade improvvisamente che tutto ciò che prima risultava difficile (in termini di comprensione e produzione orale) diventa ora più facile: si riescono a seguire i programmi televisivi, si ha una maggiore capacità di dialogo con i madrelingua, si ha una relativa facilità nel formulare pensieri e articolarli verbalmente. Si è raggiunto ciò che molti chiamano “punto di epifania”.
E’ a partire da questo punto che si interrompe lo studio sistematico attraverso i manuali e si comincia a praticare e a sfruttare la lingua.
Ciò non significa che l’apprendimento si arresti qui. E’ proprio nella fase avanzata che l’acquisizione della lingua diventa reale e profonda.
Dopo aver accarezzato la superficie dell’oceano illudendosi di averlo dominato, si è pronti a tuffarcisi dentro e ammirarne la profondità e la ricchezza.
Il ritmo o passo di apprendimento si deve dunque adattare alle specifiche delle varie fasi. Una volta inquadrato il problema e aver capito cosa affrontare, bisogna considerare e soppesare il modo in cui farlo: capire come imparare una lingua a seconda della fase in cui ci si trova.
E’ uno degli argomenti che svilupperò nei prossimi mesi sul blog.
(*) le lingue agglutinanti risultano particolarmente ostiche per un parlante di lingue dalla cosiddetta struttura SOV (soggetto verbo oggetto) come ad esempio le lingue romanze.
L’importanza dell’accento in una lingua straniera – Parte 1/3
Uno degli aspetti più affascinanti e sfuggenti nell’apprendimento di una lingua straniera è la fonetica. “Parlare come un madrelingua” è un’abilità che molti vorrebbero sviluppare, ma pochi riescono a raggiungere. Ci si chiede tuttavia:
- E’ uno sforzo che vale la pena di fare?
- Si tratta di qualcosa che chiunque può raggiungere?
- Dovremmo semplicemte accontentarci di avere una pronuncia chiara e un vocabolario e una grammatica sufficienti a comunicare?
Alcuni, me compreso, pensano che “parlare come un madrelingua” sia un’abilità che si può sviluppare. Basta crederci e impegnarsi attraverso un lavoro quotidiano mirato.
Quali sono i problemi da affrontare nell’acquisizione un accento in una lingua straniera?
1) Fattore psicologico: quando si impara una nuova lingua e si viene a contatto con dei madrelingua, l’impatto emotivo può essere difficile. Queste le paure principali:
- apparire goffi
- dire qualcosa di inappropriato
- alternare frasi ad imbarazzanti silenzi o balbettii
2) Fattore fisico: il cervello umano è un “filtro uditivo” che perde la sua capacità di percezione sonora con l’avanzare dell’età.
Per sviluppare un accento vicino a quello di un madrelingua, è necessario esercitarsi nel riprodurre:
- le singole parole
- intere frasi
Pronuncia di singole parole
I fonemi (o suoni della lingua) possono essere classificati in 3 categorie principali:
1. fonemi esistenti nella propria lingua madre
2. fonemi che somigliano
3. fonemi sconosciuti
Sound mapping
Il sound mapping è il meccanismo attraverso il quale il cervello tende ad interpretare alcuni suoni della lingua straniera come “uguali” a quelli esistenti della propria lingua madre o ad essi molto simili (si veda in particolare qui).
Fonemi simili o sconosciuti
Per entrambi questi suoni, il cervello deve creare un ponte fra percezione uditiva e riproduzione vocale. Tale processo rappresenta una difficoltà “fisica” vera e propria per lo studente.
Intonazione della frase
Un problema comune a tutti gli studenti di lingue è quello dell’intonazione: è il processo attraverso il quale vengono aggregati i singoli suoni al fine di produrre un intero enunciato.
Gli elementi a cui bisogna prestare attenzione sono il tono (pitch), il ritmo e l’intonazione della frase.
L’intonazione, conosciuta anche come prosodia, è divenuta importante oggetto di ricerca nella linguistica contemporanea.
L’accento e lo stress di una lingua costituiscono il ritmo peculiare che la contraddistingue. E’ quindi importante per lo studente prestare sempre un’attenzione particolare a queste caratteristiche. Nelle lingue tonali la variazione di tono di una stessa sillaba ne determina il significato. Un tipico esempio di lingua tonale è il cinese mandarino, il cui sistema tonale consta di 4 toni:
“mā” (妈) (primo tono – alto e continuo) = “madre”
“má” (麻) (secondo tono – ascendente) = “canapa”
“mǎ” (马) (terzo tono – discendente/ascendente) = “cavallo”
“mà” (骂) (quarto tono – discendente) = “insultare”
Esiste inoltre un quinto tono, che viene chiamato “tono neutro” per il fatto di essere privo di tono (per ulteriori informazioni e per vedere come suonano i toni cinesi si veda il seguente articolo).
Nei toni cinesi è il tono di voce (come in una melodia) a dare significati diversi a una stessa sillaba. In inglese si usa lo stesso meccanismo per conferire un diverso significato. L’intonazione si alza a fine frase nel caso di una domanda e cade quando si vuole esprimere un comando. La differenza con il cinese è che il significato delle parole rimane lo stesso.
L’italiano non è considerato una lingua tonale. Eppure si potrebbero usare i toni del cinese per descriverne la pronuncia di singole parole e vedere come varia la curva melodica nel metterle insieme.
In italiano, l’accento tonico è il “tono” che viene dato ad una sillaba in particolare tra quelle che compongono la parola, ed è un elemento che fa sembrare l’italiano una lingua cantilenante a un orecchio straniero.
Cominciamo con il considerare una singola parola:
“Prendiamo” è una parola composta da tre sillabe. L’accento tonico cade sulla seconda sillaba. La sillaba che la precede viene pronunciata con un tono alto, mentre quella che la segue con un tono molto basso (simile al tono neutro in cinese).
Usando i toni cinesi, si potrebbe “raffigurare” questa parola come:
Prēn-dià-mo.
All’interno di una frase, il risultato è diverso:
Prēndiāmō l’āutōstràda.
Le sillabe di “prendiamo”sono pronunciate in maniera diversa perché la frase si appoggia sulla parola “autostrada”.
Se non si fosse tenuto conto di questa trasformazione (o shift vocalico), il risultato sarebbe stato:
“Prēndiàmo l’āutōstràda”
La frase, così pronunciata, risulterebbe sgradevole ad un madrelingua.
Conclusione: pronunciare perfettamente le singole parole di una lingua non significa essere in grado di riprodurre intere frasi con un accento vicino a quello di un madrelingua.
I vantaggi di avvicinarsi alla pronuncia di un madrelingua.
Dando per scontato di aver raggiunto una buona conoscenza della lingua, nonché un discreto livello di fluidità verbale, parlare con un accento vicino a quello di un madrelingua offre diversi vantaggi:
- Socialmente: di solito è il primo argomento di conversazione quando si incontra un madrelingua. Un accento quasi perfetto aiuta a “rompere il ghiaccio” e ad apparire meno stranieri.
- A livello di comunicazione: il messaggio che si vuole veicolare risulta più chiaro a un madrelingua, il quale non è costretto a fare lo sforzo che farebbe nel caso in cui gli si parlasse con un accento scadente.
- Culturalmente e linguisticamente: il madrelingua non si vede costretto a semplificare il proprio discorso o a ridurre la portata degli argomenti toccati al fine di adeguarsi al livello del suo interlocutore straniero.
- Psicologicamente: ci si sente molto più sicuri nel parlare con un madrelingua perché si è certi di essere capiti senza difficoltà.
La fonetica di una lingua è un castello complesso e spesso cangiante, ma è un “luogo” che vale la pena di esplorare considerati gli enormi vantaggi a cui può portare a livello sociale ed emotivo. A mio modesto parere, esistono le possibilità per arrivare a parlare come un madrelingua e se continuate a seguirmi sarò lieto di fornire a tutti voi alcune linee generali su come affrontare questa grande avventura.
Accento madrelingua – Parte 2
IL METODO
Parole singole
E’ importante procedere per passi. Il primo passo è teorico.
In molti corsi di lingue esiste un’introduzione più o meno dettagliata sulla fonetica. Datele un’occhiata rapida. In essa, vengono solitamente esposti:
- pronuncia delle vocali: quelle identiche alla nostra lingua madre, quelle simili e quelle sconosciute. Vi possono essere vocali isolate o gruppi di vocali.
- pronuncia delle consonanti: identiche, simili e sconosciute. Si distinguono in consonanti doppie (se esistono), gruppi di consonanti.
- altre possibili combinazioni
Per comprendere le sottili differenze esistente tra suoni simili ma non uguali esistono appositi strumenti analitici teorici quali ad esempio l’IPA o International Phonetic Alphabet (si veda qui). Si tratta di uno strumento molto complesso e dettagliato. Per farvi un’idea, basta vedere lo schema relativo alle possibili configurazioni fonetiche delle vocali all’interno dell’apparato bocca-lingua-gola.
Intonazione dell’intera frase
Alcuni corsi mostrano anche a grandi linee come “suona” la frase di una lingua. La maggior parte di essi, tuttavia, tendono ad omettere l’aspetto della musicalità in quanto non è sempre facile rappresentarlo. Questo costituisce uno dei campi di ricerca più complessi in linguistica
Dalla teoria alla pratica
La domanda che ci si pone davanti ad uno strumento complesso quale l’IPA è la seguente : usarlo è utile o è una perdita di tempo?
La quantità di suoni di una lingua (si parla sempre di versione standard) è limitata. Questo è ovviamente un vantaggio. Lo svantaggio sta nel fatto che non sempre è facile capirli, neanche con l’uso di strumenti quali l’IPA. Per alcuni, questi strumenti sono quasi inutili in confronto al semplice ascolto. Capire un suono e arrivare a pronunciarlo correttamente è un passo molto importante. Se si riesce a superare questa difficoltà nei primi 3 mesi di studio ci si potrà poi dedicare quasi esclusivamente all’espansione di vocabolario e strutture. La pronuncia migliora man mano che si acquisisce una certa fluidità nell’esprimere in lingua i propri pensieri e con la produzione orale.
Vi illustro qui di seguito il mio modo di procedere. Si tratta di un metodo progressivo e, per così dire, con una struttura “a feedback”. Ciò vuol dire che la teoria serve da supporto alla pratica solo se la pratica fa da base alla teoria.
Passo 1: breve introduzione della fonetica di una lingua con relativo ascolto dei singoli fonemi
E’ l’introduzione fonetica a cui accennavo prima. Affrontate questa lettura sereni, senza pretendere di capire tutto subito: leggetela una, due, tre volte al massimo, ascoltando le registrazioni corrispondenti (ricordate sempre di procurarvi un supporto sonoro). Quando siete pronti, affrontate il passo 2.
Passo 2: ascolto e lettura dei dialoghi
Il passo 2 corrisponde all’inizio vero e proprio della vostra avventura: cominciate ad ascoltare i dialoghi mentre li leggete. Ascolterete non solo il suono delle singole parole, ma anche come queste vengono aggregate all’interno della frase. Ascoltare e leggere allo stesso tempo è l’operazione chiave che permetterà al vostro cervello di creare un legame suono-parola.
Passo 3: analisi fonetica
Il passo 3 consiste nel comprendere attivamente la struttura fonetica delle frasi. Armatevi di una matita e scrivete direttamente sul libro (o su delle fotocopie nel caso in cui preferiate lasciare il libro intatto). E’ di estrema importanza ascoltare più volte una stessa frase prestando la massima attenzione al modo in cui viene enunciata oralmente.
L’analisi fonetica consiste nell’utilizzare dei marker specifici (si veda Parte 3) per segnare altezze dei suoni e intonazione che vi permetteranno, successivamente, di leggere un’intera frase senza dover ricorrere al supporto audio. Si tratta di crearsi una vera e propria “guida” all’intonazione delle varie frasi. E’ questo un passo molto importante che vi permette di capire come “suona” la sua voce di un madrelingua. E’ un po’ come annotare la musica su uno spartito per poi saperlo riprodurre con il proprio strumento. Non dimenticate: una cattiva pronuncia è il frutto di un’imitazione priva di comprensione.
Passo 4: “estrazione” e “riproduzione” sulla base dell’analisi fonetica
“Capire” un testo, analizzandolo sia in termini di significato delle singole frasi che di pronuncia e intonazione, è il primo passo verso una pronuncia corretta. Ma non basta: ora serve saper riprodurre quanto si è capito. Questo lo si fa rileggendo riga per riga il testo sulla base dei marker annotati in sede di analisi fonetica. Infine, registrare la propria voce e farla partire in contemporanea all’audio originale aiuta a notare differenze e somiglianze e quindi ad auto-correggersi.
Passo 5: riscontro tramite l’aiuto di un madrelingua
Il cerchio si chiude con un ingrediente assolutamente fondamentale: il contatto con i madrelingua. Come si è detto, il cervello è un filtro uditivo. Per quanto ci si possa sforzare, si avranno sempre dei piccoli “buchi” in termini di intonazione o pronuncia: sta a voi colmarli mantenendo un atteggiamento di curiosità e autocritica. Non bisogna mai dare nulla per scontato.
CONCLUSIONE: spiegazioni teoriche e strumenti analitici quali l’IPA risultano utili solo se considerati come ultimo anello di una catena che parte da un approccio diretto (lettura di sommarie spiegazioni introduttive sulla pronuncia dei suoni della lingua e creazione pratica di una propria “guida” fonetica con l’ausilio di specifici marker). Solo dopo aver sviluppato un feeling per i suoni analizzati, si “torna indietro” (il cosiddetto “schema a feedback”) sulle spiegazioni teoriche che, a quel punto, risulteranno meno oscure e molto più utili che in precedenza perché forniranno un riscontro teorico a quanto osservato nella pratica.
Un esempio concreto di tutto questo processo verrà illustrato nella terza e ultima parte.
INTERVISTA A LUCA TOMA
Buongiorno Luca, come stai? Grazie per aver acconsentito a quest’intervista.
Ciao… grazie a te per avermi dato questa opportunità di dare un piccolo contributo a tutti coloro che come noi sono appassionati di lingue.
Potresti presentarti brevemente e spiegarci un po’ il percorso che ti ha portato fin qui? Dove hai vissuto, che lingue hai imparato, che fai o hai fatto nella vita?
Certo… anch’io sono italiano come te, ho 36 anni, e sono di origine salentine. Fin da piccolo ho avuto due passioni che da sempre hanno incinso nelle mie scelte di vita: l’arte e le lingue straniere. Dopo il liceo artistico, che ho fatto per la mia propensione al disegno, alla pittura e alla scultura, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di lingue orientali a Venezia, studiando giapponese e cinese. Dopo un breve soggiorno in Giappone mi sono laureato, per poi ripartire alla volta di Taipei, dove ho migliorato il mio cinese mentre lavoravo come professore di inglese in un asilo. Avevo scritto una tesi di laurea sulla grafica giapponese e l’argomento mi aveva affascinato a tal punto che decisi di fare un master in grafica. Nel frattempo insegnavo italiano part-time, e mi piaceva così tanto che ho finito per abbandonare la grafica e fare il professore di italiano e di inglese in due università di Tokyo. In Giappone sono rimasto in totale 10 anni.
Poi tre anni fa sono tornato in Europa. Volevo insegnare giapponese, ma mi serviva una qualifica. Mi sono quindi trasferito a Londra e ho fatto un master in Linguistica Applicata e Glottologia. Attualmente ricopro la posizione di professore associato di lingua giapponese e italiana presso un’università inglese. E infine… dimenticavo di citare la grande passione per la traduzione. Tale passione mi ha permesso, con il tempo, di diventare traduttore di manga, attività che svolgo di pari passo all’insegnamento. Questo in sintesi l’iter compiuto fino ad ora…
Innanzitutto, cominciamo dalla domanda classica: perché hai cominciato a imparare il giapponese? Cosa ti ha spinto, quali erano le tue motivazioni?
La passione per il giapponese è iniziata fin da bambino ed è dovuta all’influenza dei cartoni animati. Ricordo che mi affascinavano le scritte giapponesi che vedevo sullo schermo della TV, soprattutto gli ideogrammi. Sapevo che erano di origine cinese e cominciai ad interessarmi ad essi. Alle medie lessi un libro illuminate: “Caratteri cinesi” di Edoardo Fazioli. In esso venivano spiegati per immagini storia e significato dei 214 radicali e mi risultò molto utile. Ma a me interessava il giapponese e all’epoca non era facile reperire materiale in italiano. La soluzione la trovai durante una gita scolastica a Roma: mi comprai una guida della città in giapponese e una in italiano. Per molti anni furono questi i miei libri di testo, insieme a un dizionario giapponese-inglese acquistato in seguito. Copiavo pedissequamente i testi della guida, e poi li confrontavo con la versione italiana. Spesso la pronuncia o significato di qualche termine o struttura grammaticale rimanevano ignoti, ma negli anni questa “analisi comparata” mi permise di acquisire un vasto vocabolario…
Infine, volevo sottolineare il fascino che ha esercitato su di me la calligrafia (shodo) come connubbio tra arte e parola. Appena arrivato in Giappone mi sono iscritto ad una scuola di shodo ottenendo otto anni dopo la qualifica di “maestro”. Uno dei più grandi traguardi della mia vita. Prendere il pennello e copiare tavole di classici cinesi è un modo per combattere lo stress.
Il giapponese è una delle lingue più popolari al mondo, ma ha anche la reputazione di essere una delle più difficili. Dal punto di vista di un italiano (o comunque di un parlante di una lingua “flessiva”), quali sono gli aspetti più difficili del giapponese? E quali invece quelli relativamente facili?
Cominciamo con il dire che il giapponese è facile da pronunciare: possiede 5 vocali tutte simili all’italiano, tranne la “u”. Neanche le consonanti, a parte la “h” aspirata, pongono problemi. A differenza degli anglosassoni, direi quindi che siamo fortunati. A questo si aggiunge poi l’assenza di categorie grammaticali quali gli articoli davanti ai sostantivi, la differenza singolare/plurale, la mancanza di forme del verbo diverse a seconda delle persone.
Per le difficoltà… in primo luogo la scrittura, che consta di un misto tra due sillabari di 50 segni ciascuno (hiragana e katakana), più gli ideogrammi (kanji) di cui ne servono come minimo duemila. L’altra difficoltà, soprattutto ai primi stadi dello studio, è rappresentata poi dalla sintassi, ossia dall’ordine in cui le parole compaiono in una frase. E infine un vocabolario completamente diverso dalle lingue europee, il che rallenta di molto l’acquisizione di nuove parole.
So che insegni all’università… che tipo di approccio adotti con i tuoi studenti? Come procedi con la memorizzazione dei kanji, con la sintassi così difficile? E che approccio consiglieresti, a grandi linee, a coloro che si apprestano a studiarlo autonomamente?
In genere seguo un libro di testo in cui mi concentro unicamente sui dialoghi, tralasciando noiosi e meccanici esercizi. Faccio ascoltare l’audio con e senza testo, faccio fare roleplay, ma soprattutto lascio sempre che siano prima gli studenti a intuire autonomamente il senso di nuovi vocaboli o strutture grammaticali. Un approccio che parte sempre da un contesto a cui segue la parte pratica attraverso svariate attività in coppia o di gruppo allo scopo di mantenere viva la curiosità e la motivazione degli studenti.
Riguardo ai kanji, la prassi dei corsi di giapponese è quella di considerarli un elemento a parte, qualcosa di complicato da trattare ad uno stadio successivo, ma io non sono d’accordo. Si tende inoltre a farli imparare singolarmente. Sapere che学 (gaku) vuol dire “imparare” e生 (sei) “nascere” non serve se poi non si riconosce la parola学生 (gakusei), ovvero “studente”. E’ come conoscere il significato di “tele “(lontano) e “fono” (suono) e non sapere che vuol dire “telefono”. Per fortuna, presso l’università dove insegno, l’approccio è diverso. Attraverso una tecnica di “spaced-repetition”, nel giro di poche settimane facciamo in modo che gli studenti arrivino a riconoscere il significato di tutti i componenti di base dei kanji (circa 280 divisi in varie categorie semantiche); si forma così nel cervello un “nucleo” di associazioni tra forme e significati che risulta estremamente utile nello stadio successivo dello studio di vocaboli in kanji, solitamente contenuti nei dialoghi del libro di testo oppure in frasi che diamo da copiare a mano.
Mi chiedevi poi della sintassi… avendo il giapponese una struttura di tipo SOV (soggetto-oggetto-verbo), per dire ad esempio “Oggi non vado a scuola perché ho la febbre” in giapponese dovrei dire “Oggi, febbre ho perché, scuola-a andare-non”. Sembra assurdo riuscire ad esprimersi in questo modo, ma la chiave per velocizzare il processo è abituarsi fin da subito alla struttura della frase. E in tal senso credo che un metodo come il tuo, basato sulla traduzione, sia il più adatto. In genere, alla fine di ogni lezione io fornisco sempre ai miei studenti una serie di frasi contenenti i vocaboli e le strutture studiate e chiedo loro di farne sia una traduzione parola-per-parola che una in un inglese corretto. Sulla base di questo, cercheranno poi di ricostruire il testo originale. Infine, cosa molto importante, chiedo loro di autocorreggersi e notare eventuali errori.
Per coloro che volessero imparare il giapponese da autodidatti, il mio consiglio è quello di seguire un metodo basato proprio sulla possibilità di autocorreggersi. In assenza di un professore, sarà il libro di testo a rappresentare il proprio punto di riferimento. Basta avere un buon libro di testo con dialoghi interessanti, qualche nota grammaticale, e corredato di audio. Per i kanji inizierei studiando a parte tutti i radicali e poi imparerei i vocaboli in kanji in mnaiera naturale, man mano che compaiono nei dialoghi del libro di testo. Per il resto, applicherei questo fantastico metodo della traduzione in L1 e viceversa. I risultati non tarderebbero a manifestarsi!
Il pitch accent nella pronuncia del giapponese: conoscerlo fin dall’inizio è importante? Per me lo è stato…
Si, e’ importante sapere che esistono vari pattern e regole di “pitch” anche se è un aspetto che in genere non viene trattato nelle classi di giapponese tradizionali… Consiste nel pronunciare con un’altezza o tono diverso le sillabe all’interno di una parola. Ad esempio, la differnza tra a-ME (“caramella”, basso-alto) e A-me (“pioggia”, alto-basso). Un po’ come nelle parole inglesi DEsert (“deserto”) e to deSERT (“disertare”). L’accento, inoltre, cambia a seconda delle zone, ma lo standard è comunque quello di Tokyo. A mio avviso, mettere gli studenti a conoscenza di questo fenomeno li aiuta ad acquisire consapevolezza della propria pronuncia e migliorarla.
Tu hai vissuto in Giappone per 10 anni, quindi ci puoi fornire un punto di vista privilegiato non solo sulla lingua, ma anche sulla cultura. Cosa conta di più nel contesto lavorativo (umiltà, semplicità…). L’uso scorretto del linguaggio onorifico da parte di un gaijin (“uno straniero”) un po’ imbranato viene comunque perdonato?
Solitamente i giapponesi privilegiano lo spirito di gruppo all’individualismo. In molti ambiti non è prassi comune mettersi in mostra, sfoggiare conoscenze o abilità. Essere umili è una virtù molto apprezzata. Si tende a dissimulare sorridendo, facendo inchini e contenersi piuttosto che esternare il proprio punto di vista come facciamo noi occidentali. Per quanto riguarda invece l’uso del keigo (linguaggio onorifico), direi che non c’è da preoccuparsi: i giapponesi stessi imparano ad usarlo bene solo una volta che finiscono la scuola ed entrano nel mondo del lavoro.
Ci sono delle cose che bisogna assolutamente evitare di fare in un contesto sociale? Starnutire in pubblico, per esempio…
Starnutire non direi… forse alludi al soffiarsi il naso! In effetti, mentre noi ce lo soffiamo, in Giappone si tende a tirar su con il naso. Ricordo molti miei studenti raffreddatati che tiravano su con il naso per tutta la lezione… In genere si evita di soffiarsi il naso di fronte ad altre persone ed è preferibile usare un fazzoletto di carta che viene poi gettato e mai messo in tasca dopo l’uso. Tra le altre cose che mi vengono in mente: evitare di mangiare in piedi o camminando per strada, non parlare al cellulare sui mezzi pubblici, evitare il contatto fisico diretto, non guardare troppo negli occhi la gente, non interrompere qualcuno mentre sta parlando o formulando un’idea.
Al di là del giapponese, sei un amante delle lingue, e ci siamo anche conosciuti di persona. Quali sono le lingue su cui stai lavorando? Con piacere so che stai usando il mio metodo. Cosa ne pensi? Punti forti e punti deboli.
Sì, a scuola ho sempre studiato inglese, ma per conto mio mi sono interessato a tedesco, francese, russo e greco. Tuttavia, non avendo un metodo di studio preciso, mi sono soprattutto concentrato sulla grammatica e la comprensione scritta, per cui in tutte queste lingue ho una conoscenza passiva. Poi due anni fa ho scoperto su Youtube i video di altri appassionati di lingue e mi è tornata la voglia di studiarle. Mi interessava soprattutto conoscere il loro metodo di studio e, tra i tanti “poliglotti”, tu mi hai colpito in maniera praticolare per le grandi abilità che dimostri. Ero deciso a provare il tuo metodo e ho cercato di interpretarlo a modo mio applicandolo al ceco. Tuttavia, dopo sei mesi di studio, vedevo che qualcosa non andava. Mi illudevo di finire il mio Teach Yourself Czech e riuscire già a parlare decentemente, e invece… Fu questa delusione che mi spinse a contattarti e a venirti a trovare fino a Parigi. E sono felice di averlo fatto! Parlare con te mi ha aiutato a capire che seguivo una routine sbagliata, procedevo in maniera troppo veloce e non mi davo il tempo di “digerire” il materiale trattato; ero anche troppo impaziente di vedere dei risultati. Ma soprattutto ho capito che non ero sufficientemente motivato a studiare ceco, una lingua scelta per caso dopo una vacanza a Praga. Dopo l’incontro con te, ho deciso dunque di applicare il metodo allo spagnolo. Ora, a distanza di sette mesi, raccolgo i frutti del mio lavoro e sono sorpreso dai risultati raggiunti.
Se dovessi descrivere il tuo metodo, tre sono gli aggettivi che mi vengono in mente:
1. naturale – grammatica e vocabolario vengono assimilati in maniera del tutto naturale
2. graduale – piccole quantità di informazioni alla volta “digerite” senza sforzo e stress
3. efficace – vengono sviluppate contemporaneamente le varie abilità e con risultati tangibili
Se si ama scrivere e imparare traducendo, questo metodo permette di acquisire un solida base nella lingua fino a un livello intermedio. Una volta finito un libro di base (Assimil, Teach Yourself, ecc.) si può continuare con testi più lunghi e articolati. Tuttavia, per sviluppare una vera e propria “fluency” nel parlato bisogna integrarlo con attività più pratiche. Tra i consigli che tu dai, quello di iniziare fin da subito a parlare da soli, oppure chattare per iscritto e poi a voce con i madrelingua. A queste attività, io ne ho aggiunte altre: ho fatto scambio italiano-spagnolo con un madrelingua; ho frequentato un gruppo di conversazione inglese-spagnolo; dal terzo mese di studio ho cominciato a guardare ogni giorno la TV spagnola (telegiornale, serie TV, ecc.); a sei mesi ho iniziato a leggere El País, libri, riviste… In pratica è necessario attaccare la lingua da più fronti e fare sempre attività che si trovano gradevoli e interessanti. Come tu stesso dici, si va da un lavoro di qualità svolto su un manuale a cui si aggiunge la quantità. E devo dire… i risultati sono davvero incredibili! Non finisco mai di ringraziarti per avermi dato modo di conoscere un metodo così efficace.
E io ringrazio te, Luca, per questa bella intervista!
Grazie a te!
_____________
Luca Toma
Appassionato di lingue e culture diverse, nel 2000 si è laureato in Lingua e Letteratura giapponese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e da allora cerca di affiancare la passione per la traduzione con la ricerca di nuovi metodi per l’insegnamento e l’autoapprendimento delle lingue. Traduttore dal giapponese, ha soggiornato a Tokyo per quasi 10 anni. Dopo un master in grafica presso la Tama Art University, ha lavorato nella stessa come docente di inglese, e come professore di italiano presso la Obirin University. Nel 2009 ha conseguito un master in Linguistica Applicata e Glottologia presso la London University e attualmente è docente di giapponese e italiano presso la Oxford Brookes University.
Luca è disponibile per lezioni private via Internet. Insegna giapponese (in italiano o inglese), e italiano (in giapponese o inglese).
Consigli sull’apprendimento dei caratteri cinesi
Il cinese, in quanto lingua che non presenta un “alfabeto” strettamente fonetico, spaventa molti studenti per un aspetto particolarmente impegnativo: la scrittura.
I caratteri cinesi (汉字hanzi o “caratteri Han”) sono più propriamente dei logogrammi, in cui ciascun simbolo rappresenta un morfema (o un’unità espressiva della lingua), e sono usati principalmente per scrivere il cinese, nonché in parte il giapponese e altre lingue. E’ uno dei sistemi di scrittura utilizzato con più continuità al mondo. Il numero di caratteri cinesi contenuti nel famoso dizionario Kangxi (康熙字典 Kāngxī Zìdiǎn, compilato nel 1710 per ordine dell’imperatore Kang Xi della dinastia Qing) è approssimativamente di 47,035.
Ma cos’è che rende i caratteri cinesi così difficili?
Innanzitutto, bisogna chiarire che conoscere un carattere cinese vuol dire:
1) riconoscerne il significato a partire dalla forma
2) sapere tono e pronuncia a seconda del contesto (uno stesso carattere può avere pronunce diverse)
3) sapere come si scrive (esiste un ordine con cui scrivere i vari tratti)
Per il carattere 爱, ad esempio, occorrerà riconoscerne il significato, e cioè “amore”; sapere che si pronuncia ài con il 4° tono (discendente), e infine sapere che è composto da 9 tratti che vanno scritti a partire dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra.
Il primo aspetto difficile del cinese è la totale assenza di punti di riferimento. Uno studente alle prime armi si potrebbe trovare davanti alla seguente frase:
我是意大利人 (Sono italiano.)
Non saprebbe come pronunciarla, a meno di non averla in versione digitale e usare un software per risalire alla pronuncia dei caratteri oppure di avere un testo corredato da pinyin, il sistema di notazione fonetica e traslitterazione del cinese in caratteri latini (si veda http://lost-theory.org/chinese/phonetics/ per ascoltarne anche il suono)
La classica domanda posta a chi parla o studia cinese è: “Ma tu quanti caratteri conosci?”
E’ questo un quesito che riflette un’idea diffusa, ma spesso erronea, sull’apprendimento del cinese, e cioè che il numero di caratteri conosciuti sia rappresentativo dell’effettiva conoscenza della lingua. Be’, questo è un falso mito che occorre sfatare.
Ma ancor prima di parlare di scrittura e analizzarne le difficoltà, è opportuno fare un prima osservazione sulla natura della lingua cinese. Il cinese è considerata una lingua isolante, cioè una lingua che non possiede né declinazioni o flessioni, con una morfologia quasi inesistente. Indicando il morfema come la minima unità che definisca un significato, ne consegue che nelle lingue isolanti le parole non sono scomponibili in unità morfologiche più piccole. Queste lingue non si esprimono tramite modificazione delle parole (suffissi, desinenze, ecc.), ma in genere attraverso la posizione che esse occupano all’interno della frase. E’ indubbio, quindi, che il mattone fondamentale di una lingua come il cinese sia proprio il carattere cinese preso singolarmente. Questo aspetto era ancora più evidente nel cinese classico, in cui ogni idea corrispondeva in genere a un’unica sillaba e a un unico carattere, mentre il cinese moderno tende a formare parole composte da due o tre sillabe.
Una maniera tradizionale di affrontare lo studio dei caratteri cinesi parte proprio dal presupposto di considerarli come entità a sé stanti: si imparano e memorizzano, scrivendoli ripetutamente uno dopo l’altro, sulla base di liste che li ordinano per difficoltà e/o frequenza. Questo è il modo in cui i caratteri vengono affrontati in molti corsi di lingua, attraverso uno studio di tipo sistematico, in cui vengono spesso considerati a parte e fuori contesto. Si finisce così per perdere di vista quello che è l’obiettivo principale dello studio di una lingua, e cioè quello di saperla usare come strumento di comunicazione. E’ chiaro che studiarli in questa maniera serve a ben poco. Anzi, così facendo non si fa altro che rallentare l’acquisizione della lingua stessa.
Va altresì notato che scegliere di studiarli scrivendoli a mano risulta ancora più impegnativo e faticoso, soprattutto nelle prime fasi dell’apprendimento. Se infatti questo tipo di attività “cinestetica” può in parte essere utile alla loro memorizzazione (perché il cervello collega il movimento di scriverli tratto dopo tratto in un ordine stabilito, con la forma completa del carattere), resta il fatto che farlo come parte di uno studio sistematico di stampo tradizionale rappresenta un carico decisamente pesante per la nostra memoria: bisognerebbe, infatti, non solo ricordare come ciascun carattere va scritto (numero dei costituenti, ordine dei tratti, ecc), ma allo stesso tempo ricordarne il significato, la pronuncia e infine il tono. Tutte informazioni che verrebbero “spinte a forza” nel nostro cervello.
Ma veniamo, invece, a quello che potrebbe essere definito come uno studio dinamico dei caratteri cinesi, che al contrario si presenta come un metodo molto più efficace e meno pedante. Lo studio si articola nelle seguenti fasi:
1. Fase di “analisi” del testo
E’ la fase in cui si viene a contatto col testo nella lingua studiata (L2), analizzandolo dettagliatamente in ogni sua parte (vocaboli, strutture, ecc.), per poi trasferirlo nella propria lingua madre (L1). Il punto chiave, soprattutto nel caso del cinese, è garantirsi sempre di avere a disposizione un testo in caratteri che sia corredato di pinyin e di audio: l’obiettivo è quello di trovarsi nelle condizioni ideali di capire già cosa si sta imparando. In tal senso, l’avvento di Internet ha rivoluzionato lo studio delle lingue, sebbene molti non ne sappiano ancora approfittare.
Un ottimo esempio si palesa in questo contesto: se si trova un testo online in caratteri cinesi, si possono usare dei preziosi strumenti non solo per garantirsi la conversione del medesimo testo in lettere latine (pinyin) con la possibilità di avere una traduzione delle singole parole per mezzo di finestre pop-up* oppure di stamparlo su carta corredato da un glossario (vedi: MandarinSpot), ma anche di poterlo ascoltare inserendolo in appositi riquadri che vengono intonati da un sintetizzatore vocale (text-to-speech). Un’esempio lo si trova qui. E, dulcis in fundo, ci si può garantire rapidamente una traduzione a grandi linee, che funziona particolarmente bene nel caso di una lingua dalla sintassi non troppo complicata quale il cinese (Google translate)
Nel caso, invece, in cui non si abbia a disposizione un testo in versione digitale, ma ci si trovi a lavorare a partire da un libro di testo, la procedura è praticamente la stessa: ammesso che se ne abbia a disposizione una traduzione, il testo va letto in italiano (L1) e confrontato con l’originale cinese (L2). Lo scopo dell’operazione è quello di capirlo a fondo, prendendo nota sul testo testo di tutto ciò che è nuovo e sconosciuto.
Si fa notare, infine, come nella fase di analisi, la possibilità di avere a disposizione una traduzione del testo, possibilmente corredata da spiegazioni di termini e strutture particolari, è rivoluzionaria, perché permette di evitare totalmente la consultazione di dizionari: cercare una parola in un dizionario cinese può in effetti essere un’esperienza abbastanza lunga e penosa. Si dovrebbe essere già in grado di estrapolare il cosiddetto “radicale” da un carattere e, sulla base del restante numero di tratti, cercarlo su un dizionario; oppure procedere a una ricerca per “numero totale di tratti” e quindi scorrere l’enorme numero di caratteri ivi elencati fino a individuare quello in questione, per poi guardare tutti i composti sotto di esso riportati al fine di trovare il composto corrispondente al termine cercato e risalirne così al significato…
2. Fase di “sintesi” del testo
Per “sintesi” si intende la ricostruzione del testo originario attraverso la ri-traduzione dello stesso in cinese (L2). A tal scopo, si consiglia di lavorare al computer servendosi di un programma di videoscrittura. Per il cinese, il più facile ed intuitivo è senza dubbio Google Pinyin di cui dovrebbe esistere anche una versione per utenti Mac) oppure aggiungere il cinese nella barra della lingue di Windows (pannello di controllo>opzioni internazionali della lingua>tab “lingue”>”dettagli”>”aggiungi”).
Tramite questa tecnologia è possibile utilizzare la tastiera direttamente in lingua scrivendo però in caratteri latini, cioè in pinyin. Partendo dalla pronuncia, si può inserire con facilità del testo in cinese in qualsiasi word processor. Questa è un’operazione molto importante: essa presuppone non solo che si sia ben assimilata la pronuncia (e quindi la trascrizione in pinyin) del testo da inserire attraverso varie sessioni di ripetizione (ascolto e lettura), ma comporta anche un’altra operazione, parallela e di grande utilità ai fini dell’apprendimento dei caratteri. Per potere infatti inserire quelli giusti, bisogna essere in grado di riconoscere, fra i tanti omofoni offerti dal programma di videoscrittura, i caratteri che vanno usati in quel particolare contesto. Sarà proprio questo sforzo ripetuto che, a lungo termine, permetterà al nostro cervello di formare quel legame tra suoni (pinyin) e forme ad esso associate (hanzi) con molto meno stress rispetto a uno studio sistematico e fuori da un contesto specifico.
Una volta che si utilizzano questi utili strumenti che ci vengono messi a disposizione dalla rete, il gioco è fatto: basta solo impostare la propria routine di studio in una maniera ciclica e dinamica che permetta di affrontare, sessione dopo sessione, un testo sotto diversi aspetti. I passi (steps) attraverso cui affrontare ciascun testo saranno i seguenti:
sessione 1 – ascolto e lettura (confrontando frase per frase con la traduzione in L1)
sessione 2 – analisi (frase per frase, evidenziando termini e strutture sconosciuti)
sessione 3 – ripetizione (ascolto e lettura, solo pinyin)
sessione 4 – traduzione in L1 (frase per frase, senza guardare alla traduzione a disposizione)
sessione 5 – ripetizione ripetizione (ascolto e lettura)
sessione 6 – sintesi in L2 (traduzione, frase per frase, in pinyin e verifica finale degli errori)
Si consiglia vivamente di ignorare i caratteri cinesi durante i primi 3-4 mesi di studio, concentrandosi esclusivamente sulla scrittura fonetica (pinyin). L’obiettivo primario, all’inizio, è infatti quello di imparare prima il suono di una parola (e quindi anche il suo significato), e solo in un secondo momento il carattere, o caratteri, ad esso associati.
Dunque, in fase di sintesi, e cioè quella che “chiude il cerchio” e sancisce il completo assorbimento di un’unità linguistica (dialogo, testo generico), si scriverà la traduzione solo in pinyin, senza usare ancora gli strumenti di videoscrittura di cui si parlava poc’anzi. Il tono lo si potrà semplicemnte indicare con un numero (Es. 我是意大利人 diverrà: wo3 shi4 yi4da4li4 ren2). Una volta preso dimestichezza con il pinyin, si farà il passaggio ai caratteri. Si cominceranno, quindi, a rivedere i testi già studiati guardando stavolta ai caratteri, e a tradurli in cinese con il Google Pinyin.
Infine, per coloro che per vari motivi (esami universitari, ecc.) abbiano bisogno di saper già scrivere in caratteri, si potrà modificare lo schema degli steps da seguire inserendo, tra le varie operazioni da fare, un’osservazione particolareggiata del testo in caratteri, la sintesi svolta fin dall’inizio con l’ausilio dello strumento di inserimento degli hanzi, e infine delle sessioni dedicate alla scrittura manuale dei testi.
sessione 1 – ascolto e lettura (confronto testo in traduzione L1 con originale in pinyin e caratteri)
sessione 2 – analisi (frase per frase, evidenziando termini e strutture sconosciuti)
sessione 3 – ripetizione (ascolto e lettura, solo pinyin e/o solo in caratteri)
sessione 4 – traduzione in L1 (frase per frase, senza guardare alla traduzione a disposizione)
sessione 5 – ripetizione (ascolto e lettura, solo pinyin e/o solo in caratteri)
sessione 6 – sintesi in L2 (traduzione, frase per frase, in caratteri e verifica finale degli errori)
+
sessione 7 – copiare il testo in caratteri a mano
sessione 8 – scrivere il testo in caratteri a partire da una versione in pinyin
E per finire, nel caso in cui si dovesse aver bisogno di conoscere l’ordine dei tratti di un determinato carattere, si può sempre fare riferimento all’utilissimo sito di Arch Chinese, il quale fornisce delle splendide animazioni su come scriverlo, nonché tutta una serie di informazioni ad esso relative (vocaboli composti, frasi che lo contengono, ecc.).
Se da una parte il numero di caratteri da ricordare o riconoscere rimane elevato, il sistema di scrittura cinese è abbastanza razionale, e una volta capito il meccanismo secondo cui i vari componenti sono assemblati fra di loro, il processo di apprendimento diventa più facile e veloce. E’ tutta questione di abituarsi a vedere il maggior numero di caratteri possibile e il resto viene da sé.
Scritto e concepito da Luca Lampariello e Luca Toma










161 comments
tcp-ip says:
Jan 28, 2011
Seguirò con molto interesse il tuo blog, ma mi sembra che qui c’è qualche errore:
> le lingue agglutinanti risultano particolarmente ostiche per un parlante di lingue dalla cosiddetta struttura SOV (soggetto verbo oggetto) come ad esempio le lingue romanze.
Le lingue romanze sono prevalentemente SVO. Inoltre, che io sappia, il fatto che una lingua non sia SVO non implica che non sia agglutinante.
Luca says:
Jan 28, 2011
Grazie per avermelo fatto notare il refuso e l’imprecisione “linguistica”:-) In realtà quello che avevo in testa era di scrivere che le lingue agglutinanti, ed in particolare quelle di tipo SOV (come il giapponese), risultano ostiche per i parlanti di lingue flessive di tipo SVO. Luca
Francesco says:
Feb 4, 2011
Ciao,
bravo! Per tutto! Sono anch’io un malato di lingue, e cerco di imparane da oltre vent’anni. In molti casi ho però trascurato la parte comunicativa, parlata, pratica, accontentandomi di saper analizzare, leggere, comporre e scomporre.. E poi passare a altro. Credo di avere un approccio molto simile al tuo come studio individuale: Teach Yourself e Assimil su tutto! Con la differenza però che, a parte i casi in cui ho vissuto tra i madre lingua, ho un bel po’ trascurato il parlato. Un approccio molto intellettual-fissato-ossessivo, se mi passi l’espressione. Mi piacerebbe saper parlare tutte le lingue che ho studiato ma purtroppo non lo faccio. Certo, ne parlo diverse, ma non tutte quelle a cui ho comunque dedicato tanto tempo. Aggiungi anche il problema che poi non sono molto tecnologico: blog, skype, youtube…Proprio non mi appartengono (beh, ora non pensare che abbia settant’anni, ne ho solo 42…). Li sento molto distanti da me. Ma mi hai fatto riflettere. Voglio dedicarmi di più al parlato, alla comunicazione, a prendermi il tempo di mettere in pratica le cose studiate, di farle circolare nei canali mentali, di renderle strumento vivo di comunicazione. Invece di passare subito ad altro, come spesso faccio… Sai, è come una malattia, la curiosità che ti divora e che a volte ti fa dimenticare che sarebbe bello che tutto questo studio avesse anche un fine pratico. Mi farebbe piacere confrontare i miei punti di vista con i tuoi. Usa pure la mia mail, se ti torna bene. A presto.
Luca says:
Feb 6, 2011
Caro Francesco, grazie per il commento e il contributo alla discussione. Per quanto mi riguarda, le lingue sono una passione, ma anche e soprattutto uno strumento di comunicazione.
Le lingue non sono solo una massa di informazioni che entrano nel cervello, ma si tratta di un vero e proprio strumento vivente che si sviluppa nel cervello. Per fare una lingua “nostra” occorre saperne gestire ogni aspetto, ed il parlato fa parte integrante di questo bagaglio. Ecco perchè consiglio sempre a tutti di cominciare a gestire e sviluppare ogni aspetto della lingua fin dall’inizio: imparare ad ascoltare ma anche a leggere, a scrivere ma anche a parlare.
Non è necessario usare skype o youtube, ma sono strumenti molti utili e facili da usare. Ti confesso che fino a 3-4 anni fa sentivo parlare di skype ma non gli avevo dato l’importanza che meritava. Ora è diventato uno strumento fondamentale per imparare ed insegnare, comunicare ed espandere le lingue che parlo (almeno alcune).
Hai scritto una bella frase: “Voglio dedicarmi di più al parlato, alla comunicazione, a prendermi il tempo di mettere in pratica le cose studiate, di farle circolare nei canali mentali, di renderle strumento vivo di comunicazione. Il segreto di parlare bene una lingua è proprio questo: acquisire, con un appassionato lavoro quotidiano, una solida base nella lingua, e poi espanderla con “l’atto” di comunicare con amici, fidanzati/e, guardare film e leggere i giornali. In una parola: imparare una lingua per “viverla”.
Anche perchè parlare rinforza anche le tue conoscenze passive, è un circolo “virtuoso” che vale la pena di mettere in moto :-)
Un saluto e grazie per il commento!
Luca
Francesco says:
Feb 6, 2011
Caro Luca,
grazie tante per la risposta e il tuo punto di vista. Non so se sia questo il luogo per andare un po’ più nello specifico riguardo alla scelta dei materiali, se così non fosse dimmi tu dove posso contattarti per questioni simili. Queste le questioni che volevo porti:
1) Mi pare di capire che una delle tue preferenze sia usare i Teach Yourself nella prima fase e gli Assimil nella seconda. Ho capito bene? In tal caso, se arrivi all’Assimil con già il bagaglio del TY, cominci subito dalla “fase attiva”?
2) Hai provato i Colloquial? Come li trovi rispetto ai TY? In passato io ho avuto giudizi altalenanti ma ora mi sto assestando un po più sui TY.
3) Studi mai più lingue contemporaneamente? È stato uno dei miei problemi in passato…. Troppa carne al fuoco.. Ma ora mi sono posto il limite di due se proprio non posso farne a meno. Ma meglio una…
3) Cos’hai usato per il cinese? Per ora non ce l’ho un programma ma in futuro…
Grazie per ora e scusa se mi sono dilungato.
A presto
Francesco
Luca says:
Feb 8, 2011
Caro Francesco, ti rispondo punto per punto
1) La mia preferenza assoluta è ASSIMIL. E’ un corso eccezionale e si adatta perfettamente alla mia tecnica. Teach Yourself è un buon corso, ma l’ho usato solo per olandese e svedese. Consiglio di cominciare subito da ASSIMIL, ma se vuoi integrare con TY non ti può certo far male. La fase “attiva” comincia da subito con qualsiasi corso
2) Mai provato i Colloquial
3) Fino al 2008 ho sempre studiato rigorosamente una lingua dopo l’altra. Da settembre 2008 invece ho cominciato a studiarne 2 allo stesso tempo (portoghese e cinese e ora giapponese e rumeno)
4) Ho cominciato con ASSIMIL e poi sono passato ad altri libri e ho usato un sito specifico durante la fase intermedia
Ciao!
Luca
Francesco says:
Feb 9, 2011
Sì, sono assolutamente d’accordo con te sugli Assimil. Riguardo a cinese e giapponese (mi sto accingendo a cominciare anch’io questa lingua, insieme all’olandese), c’è però anche la questione dei Kanji. Gli Assimil non puntano molto su questo aspetto, mi sembra siano molto più focalizzati sull’orale (a parte il kana del giapponese). Come ti sei organizzato per i Kanji? O pensi che sia meglio imparare prima il parlato e poi occuparsi dopo della scrittura?
Grazie ancora!
a presto
Francesco
Luigi says:
Feb 16, 2011
Ciao Luca,
innanzitutto complimenti per le tue iniziative e per la tua ammirevole passione.
Ho letto con molto interesse tutto ciò che hai scritto e ho chiarito molti dubbi sull’apprendimento di una lingua.
A tal proposito volevo chiederti un consiglio per quanto riguarda la ripetizione.
Sto studiando al momento l’Inglese con Assimil (vedo oltretutto che lo apprezzi molto); ho avuto occasione di risentirmi tramite registrazione e ho avuto un brutta sorpresa: la profonda differenza tra ciò che uno crede di dire e ciò che in relatà, oggettivamente, dice. Mi riferisco ovviamente all’intonazione e alla pronuncia delle parole.
Da quel momento in poi registro sempre quando ascolto e ripeto cercando di ricollegarmi e imitare il più possibile l’originale, corregendomi dunque.
Volevo dunque chiederti:
Per il momento funziona ma trovi che sia un “metodo” efficace d aperseguire? Ne conosci di meglio per esercitare “con garanzie” la propria pronuncia?
E per finire, quando si effettua l’ultimo passaggio, quella della traduzione, è meglio farla orale, anche se piena di incertezze e magari con un’intonazione difettosa, oppure scriverla?
Ti ringrazio per il tuo tempo,
in bocca al lupo
Luigi
Luca says:
Feb 17, 2011
Caro Luigi, grazie per le belle parole, mi fa piacere di essere utile a qualcuno, nel mio piccolo.
Per quanto riguarda la pronuncia/intonazione e come impararla..pubblicherò alcuni dettagli nella terza e ultima parte. Ma prima di farlo, lasciami dare qualche consiglio pratico. Registrare la propria voce ed ascoltarsi è senza dubbio utile. Spesso sgradevole, visto che è sempre strano sentire la propria voce, ma utile appunto perchè permette un punto di vista “esterno”.
Quello che ti consiglio di fare è di proseguire così come stai facendo, ma di mettere la registrazione “alla fine della catena”. Ascoltare e leggere varie volte, sottolineando le parole/espressioni che non conosci. Vedrai che man mano che il testo è sempre più chiaro, ti potrai concentrare sui dettagli fonetici: le pause, le vocali pronunciate alte, le intonazioni ascendenti e discendenti (in italiano corrispondo al tono di voce che sale in una domanda come “che cosa fai?” e ascendente in ma cosa fai!”, le pause (il respiro è importante sia quando si legge che quando si parla). C’è modo e modo di ascoltare. Quando sei “alle prime armi” saper ascoltare è fondamentale. Ricorda (mi piace questa frase) che una cattiva pronuncia deriva da una cattiva comprensione di ciò che ascolti.
Per quanto riguarda il secondo passo…ti consiglio una traduzione scritta E orale. Scritta perchè ti permette di fissare un legame molto importante fra suoni e parole, e orale perchè serve per mettere in moto ed esercitare i vari organi (naso bocca glottide, muscoli facciali)
Spero di esserti stato utile :-)
Luca
Luigi says:
Feb 17, 2011
Sei gentilissimo.
Continua così e buon lavoro.
:)
Francesco says:
Feb 18, 2011
Caro Luca,
scusa se torno a domandarti ma davvero mi interesserebbe sapere come hai gestito la questione dei Kanji con gli Assimil di cinese e giapponese (v. anche il mio messaggio precedente). Grazie per la tua pazienza.
A presto
Francesco
Luca says:
Feb 19, 2011
Caro Francesco, i primi 3 mesi gli hanzi li ho semplicemente ignorati, concentrandomi sul pinyin. Poi mi sono accorto che in realtà fanno parte integrante dello studio del cinese (saper parlare è meraviglioso, ma non saper leggere implica un enorme limite a medio e lungo termine). A partire da questa “presa di coscienza”, ho comprato il terzo libro di cinese (quello dedicato esclusivamente ai caratteri cinesi) e ho cominciato a fare caso anche ai caratteri cinesi, e nel terzo libro corrispondente si fa un sommario degli hanzi visti nei dialoghi del libro normale di ASSIMIL). I 2 tomi di ASSIMIL ne prevedono 800. Dopo aver finito ASSIMIL, ho cominciato a scaricare podcast (audio e testo in cinese) da alcuni siti. Leggere e guardare gli hanzi mi ha permesso di riconoscerli in maniera naturale. Infine ho scaricato un programma per scrivere cinese in maniera semplice. Chattando con i cinesi ho imparato molto da ciò che io stesso “battevo” (i cinesi usano proprio l’espressione “打汉字” quando usano la tastiera) e, naturalmente, dalle persone con cui stavo interagendo.
Per quanto riguarda il giapponese..una volta che sai 2000 caratteri del cinese, riconoscere un carattere giapponese non è un problema. Certo, in realtà molto spesso sono diversi, perchè i kanji provengono dai caratteri tradizionali cinesi (io mi sono abituato a quelli cinesi semplificati). Li sto imparando con la mia tecnica dellla traduzione “avanti indietro” (io la chiamo amorevolmente “avanti e andrè” ;-)), che è tanto più efficace in lingue come cinese e inglese: riscrivere e tradurre i dialoghi servendosi di tastiere giapponesi e cinesi aiuta enormemente a riconoscere i kanji-hanzi che TU stesso scrivi sul computer
Spero di aver risolto i tuoi dubbi. Tuttavia, qualora fossero aumentati con questa risposta, chiedi pure. Mi riservo però la possibilità di replicare con un certo ritardo data la quantità di cose che devo fare questi giorni :-)
Luca
Native accent in language learning part 2/3 « thepolyglotdream says:
Feb 18, 2011
[...] IT [...]
Michel says:
Feb 21, 2011
Ciao Luca,
come gestisci l’apprendimento di due lingue in contemporanea? Studi un giorno l’una ed uno l’altra?
Io ho introdotto una seconda lingua quando nella prima riuscivo già a leggere e scrivere a livello elementare e mi sono accorto che alcune volte sembra che una lingua interferisca con l’altra, mentre altre volte sembra invece che una rinforzi l’altra. Capita anche a te? Ciao!
Luca says:
Feb 23, 2011
Caro Michel,
ho studiato Cinese e Portoghese allo stesso tempo, e ora mi sto “cimentando” con Giapponese e Rumeno. Premesso che ho la ferma intenzione di fare un video suquesto argomento, ti rispondo brevemente ai quesiti che mi hai posto.
Cerco di studiare entrambe le lingue ogni giorno, ma dedico l’80% a quella difficile e 20% a quella difficile (ti puoi immaginare nei casi sopra citati quali sia quella facile e quale quella difficile :-)).
Le lingue interferiscono se sono simili, ma se sono molto diverse non ci dovrebbero essere problemi. In questo senso (a mio modesto parere), studiare 2 lingue come spagnolo e portoghese allo stesso tempo NON è una buona idea.
Sì, le lingue si rinforzano a vicenda. Parlare tedesco, per esempio, mi ha aiutato a non perdere l’olandese, sebbene non lo abbia quasi mai praticato nel corso degli ann.i
Luca
Michel says:
Feb 25, 2011
Grazie della risposta, come sempre fenomenale! Mi sembri molto portato per il coaching… Sai, ti ci vedo bene ad aprire scuole in tutto il mondo. Luca: il Berlitz del nuovo secolo.
Luca says:
Feb 28, 2011
Ahah, bello il commento, grazie^^ L
marco says:
Apr 24, 2011
ciao luca,sono un ragazzo di 26 anni che finalmente ha deciso di mettersi a studiare seriamente l’inglese(meglio tardi che mai)….pensavo di iniziare con il metodo assimil,metodo che tu,sembri apprezzare molto per la fase iniziale…pero’ mi sembra di aver capito che tu,abbia apportato delle modifiche al metodo….cioè mi potresti spiegare nel dettaglio come lo studi??? dopo quanto inizi a fare la traduzione a scrivere ecc ecc….scusa se la mia domanda puo’ sembrare stupida e banale in confronto alle altre che ti arrivano,ma per me,sarebbe molto importante capire come iniziare al meglio…grazie mille per il lavoro che fai e auguri di buona pasqua….
Luca says:
Apr 26, 2011
Caro Marco, in questi 2 threads che ti passo viene spiegato il mio metodo in dettaglio
http://womenlearnthai.com/index.php/part-one-an-easy-way-to-learn-foreign-languages/
http://womenlearnthai.com/index.php/an-easy-way-to-learn-foreign-languages-part-two/
Mi dirai “sì, ma sono in inglese, la lingua che voglio imparare”. Se prendi il testo e lo metti in un traduttore automatico (come google translate) ti dovrebbe dare una traduzione sufficiente a capire che cosa faccio. Putroppo non è così banale da spiegare e ci vorrebbe molto tempo per farlo..sto scrivendo degli articoli più dettagliati che vorrei raccogliere in un libro (che sarà in italiano), cosicchè chi vuole può studiarsi la metodologia per bene. Ma ci vorrà un pochino di tempo prima che sia tutto pronto. Quindi per adesso con un po’ di pazienza e google translate dovresti per lo meno soddisfare le curiosità più..basiche :-) Un saluto,
buona Pasqua anche a te! Luca
Theo says:
Jul 1, 2011
Buongiorno Luca,
E’ da molto che seguo il tuo blog e voglio farti dei complimenti per il bel lavoro.
Sono arrivato in Italia 2 anni fa, senza “sapere” niente della lingua, secondo le persone che conosco, parlo molto bene ora… anche un po’ d’accento toscano dicono che ho preso… ma non sono soddisfatto…
Mi piacerebbe molto parlare come un madrelingua, guardando i tuoi video si vede che non è per niente impossibile…
Vorrei sapere se insegni l’italiano per stranieri (lezioni private o roba del genere), come sei italiano credo che tu conosca la tua lingua meglio che uno straniero… so che sei a Roma, e se ti va per me non c’è nessuno problema andarci lì e fare alcuni ore di studio con te.
Se non c’è la possibilità di insegnarmi come parlare “quasi come un madrelingua”, ci sono dei metodi in cui posso studiare da solo? La fonetica, pronuncia… Sono stanco dei libri di grammatica e ecc…
Ti ringrazio in anticipo e ti auguro una buona giornata.
theotribbiani@hotmail.it (madrelingua: Portoghese)
Luca says:
Jul 1, 2011
Ciao Theo, grazie per le belle parole. Ti ho spedito una mail privata all’indirizzo che mi hai dato. Luca
Enzo says:
Jul 1, 2011
Ciao, sei davvero incredibile, ma chissà quante te l’avranno detto ^^.
Sono siciliano, studio a Roma giurisprudenza, ma la mia passione sono le lingue…in verità non ci perdo molto tempo, anzi, affatto, però quando leggo e mi istruisco a riguardo difficilmente dimentico quello che ho appreso. Parlo bene solo il francese, imparato in due mesi scarsi, quando avevo 15 anni andammo in vacanza con degli amici francesi, io avevo solo studiato la grammatica, e devo dire che mi ha aiutato. Mi impegno molto nell’emulare l’accento, e ci riesco bene, solo che non parlandolo spesso, ogni volta che ci rincontriamo coi miei amici, riparto sempre da basso :S
Parlo un inglese medio-alto, pronuncio bene, ma non ho la fluenza con cui parlo francese, Il tedesco è prettamente scolastico, invece lo spagnolo non lo parlo proprio e mi limito alla mutua intelligibilità con l’italiano… :D Da poco sto studiacchiando l’olandese, una lingua che mi piace molto. Inoltre leggo bene l’alfabeto greco, invece molto lento il cirillico, e, tra l’altro, incappo sempre in errori dovuti alla mancata conoscenza delle regole fonetiche :)
Scusa per essermi dilungato, ma volevo fare una piccola premessa,
in ogni caso, ti scrivo perchè vorrei potenziare il mio inglese, renderlo spontaneo e allargare il mio vocabulary. In secondo luogo l’olandese, vorrei avere delle line guida da cui partire, per cui ti chiedo gentilmente:
- un buon metodo per ripassare la grammatica più inusuale inglese e passare ad un inglese avanzato;
- altrettanto metodo base per cominciare a studiare l’olandese dato che vorrei andare in belgio (fiandre) o nei Paesi Bassi.
Ti anticipo che prima dei miei 30 anni comincierò il mio studio delle seguenti lingue:
spagnolo
portoghese
russo
greco
sloveno
Sei in gambissima, grazie per la considerazione!
Luca says:
Jul 1, 2011
Ciao Enzo Grazie per i complimenti. Come detto ad altri che mi hanno chiesto di un buon metodo, se scrivi “Luca Lampariello easy way” su google trovi tutte le linee guide necessarie del metodo che ho usato nel corso degli anni per imparare quasi tutte le mie lingue. Il metodo ti spiega anche come potenziare le tue lingue. Pubblicherò più dettagli in futuro.
Per coloro che vogliono veramente metterlo in pratica e capirlo a fondo do dei corsi privati.
Un saluto!
Luca
Francesco says:
Jul 5, 2011
Ciao,
una domanda veloce a cui puoi rispondere in modo molto schematico. Consideriamo le istruzioni “ufficiali” in cui ogni metodo Assimil spiega i diversi passi da seguire per l’apprendimento della lingua. Mi sembra di capire che tu le abbia un po’ rielaborate. Quali sono le tue variazioni rispetto alle direttive standard?
Grazie
F
Luca says:
Jul 6, 2011
Ciao Francesco. Secondo ASSIMIL bisogna arrivare alla fine della cinquantesima lezione, leggendo e ascoltando, per poi tornare indietro per “la seconda ondata”. Diciamo che il mio metodo consiste in due “ondate parallele” che si seguono a “distanza” di poche lezioni ricoprendo tutto il libro senza bisogno di tornare all’inizio una volta che lo si è finito. Inoltre, nel mio metodo gioca un ruolo molto importante la parte attiva della scrittura. Spiegare i dettagli in maniera schematica non è banale, ma spero di “pubblicare” i dettagli in forma cartacea e definitiva, in modo tale che tutti “gli uomini di buona volontà” possano usufruire delll’intera metodologia e capire a fondo i principi su cui si fonda. Luca
Francesco says:
Jul 6, 2011
Grazie, Luca. Una mia alternativa alle direttive Assimil è stata ad esempio quella di alternare le ondate ogni settimana. Settimana 1 (lezioni 1-7): lettura, analisi, comprensione, ascolto e ripetizione; settimana 2 (lezioni 1-7): lettura, ascolto, ripetizione e poi traduzione dal francese (uso di solito gli originali) alla lingua di studio, prima orale (fino a che non riesco a farla senza esitazioni) e poi scritta; settimana 3: riparte il ciclo con le lezioni 8-14. Può assomigliare un po’ a quello che fai tu? Anche per me la scrittura è fondamentale, riempio quaderni e quaderni. Grazie ancora.
F
donato says:
Aug 2, 2011
Ciao Luca, secondo te per imparare il tedesco è migliore questo corso della deagostini http://garzantilinguistica.sapere.it/it/catalogo/2386 o l’assimil http://www.assimil.it/dev/dettaglio.php?isbn=9788886968805 (o se comunque la differenza di prezzo ne vale la pena)? Grazie!
Luca says:
Aug 19, 2011
Ti consiglio vivamente di comprare ASSIMIL. E’ un corso eccellente per cominciare. Dopo qualche mese, puoi cominciare a organizzarti con le immense (e per di più gratuite) risorse che offre le rete. L
Valentina says:
Aug 5, 2011
Luca, ti ho inviato un messaggio privato su Youtube, spero tanto in una tua risposta! E specifico che questo blog è stato appena messo tra i Preferiti! Complimenti. :)
Dave says:
Aug 13, 2011
Caro Luca,
ovviamente come tutti quelli che passano di qui sono un grande appassionato di Lingue, attualmente frequento l’università di Lingue a Genova e studio Inglese e Svedese.
Le lingue nordiche sono veramente il mio amore più grande, lo svedese mi fa letteralmente impazzire (e hai una pronuncia veramente ottima nei video che hai postato, sopratutto il secondo!) e il mio sogno /obbiettivo è di impararle tutte; sapendo lo svedese, il norvegese e il danese risultano molto più semplici anche se la pronuncia cambia moltissimo (basti pensare al colpo di glottide nel danese!) .
Mi sto attrezzando con vari libri in inglese per imparare l’islandese (potrei fare l’Erasmus a Reykjavik) e a dare un’occhiata anche al Feroese, nonostante mi venga detto che sono lingue impossibili e inutili continuo nei miei studi e nella mia passione anche grazie a te che mi stai spronando con la tua contagiosa voglia di imparare e di perfezionarsi!
Solo due domande: la prima in merito allo svedese; ho la fortuna (grazie alla mia ragazza che ha un’amica svedese) di soggiornare in Svezia abbastanza spesso, il problema è che con la ragazza e la sua famiglia parliamo in inglese siccome la conoscenza della lingua è molto limitata e nei negozi o nei bar parliamo sempre inglese anche perchè ci sentiamo sotto pressione e crediamo sempre di non essere compresi, sono molto timido e mi accorgo che questa cosa può veramente intaccare la pratica orale…come faccio a “fregarmene” dei giudizi dei madrelingua e del loro fantastico accento musicale :-) ?
La seconda. Siccome vorrei fare amicizia con persone svedesi/norvegesi/etc.. mi consigli una piattaforma dove chattare o comunque per scambi linguistici internazionali?
Grazie ancora una volta e continua con questo tuo progetto “poliglottistico”, sei grande :-) !!
Luca says:
Aug 20, 2011
Ciao Davide. Grazie per le parole di supporto :-)
Ora in risposta ai tuoi quesiti
Cominciare a parlare, ad interagire con un madrelingua è spesso un evento “difficile” da affrontare per i timidi. Io ti consiglio di andare per passi. Trovare un amico, una persona con cui stabilire un rapporto confidenziale. Direi di cominciare su skype. Poi ti “avventuri” nel mondo reale. Uno splendido sito in cui trovare madrelingua è http://www.sharedtalk.com. Un altro sito interessante è http://www.polyglot-learn-language.com/
Un saluto!
Luca
Giorgio says:
Aug 25, 2011
Gentile Luca,
sono un ragazzo di Roma. Volevo chiederti qualche delucidazione sul tuo metodo. Ho letto i tuoi articoli in inglese “an easy way…” ma comunque non mi è chiaro tutto. Sto studiando il tedesco da autodidatta ed è dura. Ed in generale, anche con l’inglese, non sono mai arrivato oltre una certa soglia, anzi, soprattutto negli ambiti più vivi della lingua, ascoltare e parlare. Per questo sto cercando un metodo che mi faccia arrivare a quel fatidico punto di epifania.
Ma veniamo al tedesco, che ora è la mia priorità. Devo anche passare un esame. Mi sembra di aver capito che il miglior corso per te è Assimil, anche se purtroppo del tedesco non c’è il perfezionamento con base in italiano. Il tedesco lo so leggere abbastanza, diciamo testi intermedi, ma tutto il resto mi viene faticosissimo. Quindi la mia idea è ricominciare proprio da zero, da testi molto basici.
Puoi darmi dei suggerimenti, magari anche scrivendomi alla mia email? Il tedesco è davvero duro, lo dicono tutti e anche tu mi sembra di capire che lo reputi tale. Non ho capito del tutto il tuo metodo. Se potessi essere così gentile da spiegarlo in maniera un po’ più dettagliata, magari anche solo per email.
Se ad esempio prendo Assimil, mi sembra di capire che non devo tradurre “avanti e indietro” tutti i giorni, ma solo una volta alla settimana. E se invece volessi tradurre tutti i giorni, è sbagliato? E se poi, come sono già in grado, volessi affrontare anche dei testi intermedi, dovrei fare sempre questo lavoro di traduzione avanti e indietro?
Anche la prima parte, su ascolta, ripeti, leggi, non è proprio chiaro se deve avvenire tutto in sequenza, o in giorni diversi. Se per esempio ritieni utile anche ascoltare dialoghi senza la trascrizione sotto agli occhi, e così via.
Inoltre mi sembra di capire che tu sconsigli in questa fase di ascoltare radio, vedere tv o leggere testi reali, perché troppo complicati e scoraggianti. E’ giusto? Perché molti invece sostengono di buttarsi lo stesso, perché piano piano, impercettibilmente, la comprensione migliora.
Un’altra cosa che mi preme capire è l’uso del dizionario, soprattutto il bilingue, perché il monolingue non riesco ancora a comprenderlo. C’è chi lo aborre, ed io in effetti ne farei volentieri a meno, è una gran scocciatura ogni volta interrompersi mentre si sta leggendo. Ma è proprio vero che se ne può fare a meno? Si riesce ad arricchire il proprio vocabolario solo per via induttiva e contestuale, anche se magari all’inizio non capisci quasi nulla? La stessa domanda può essere posta per radio e televisione. Solo leggendo e solo ascoltando nella lingua target si riescono ad imparare alla lunga nuovi vocaboli, anche se all’inizio sembri proprio in alto mare?
Troppe domande, lo so! Ti ringrazio tanto.
Giorgio
Luca says:
Aug 25, 2011
Caro Giorgio,
per quanto riguarda il tedesco non ti consiglio di ricominciare dall’inizio. Probabilmente lo conoscerai perchè lo consigli a tutti: entra in http://www.lingq.com, registrati. Guarda i tutorial per capire come addentrarti nel sito e usarlo al meglio. Vai alla sezione “intermediate 1″, scarica audio e stampa su un foglio il podcast in tedesco e la sua traduzione a grandi linee che puoi creare con google translate. Usa questo come nuovo punto di partenza. Analizza il testo. Ascolta e leggilo più volte, anche 10 volte, sottolinea le parole che non conosci e analizza le strutture. Il tedesco non è facile, ma non è neanche così difficile come si pensa. E’ come un toro che va preso per le corna, ma lo devi fare bene, altrimenti rischi di farti..trafiggere. Ricordo ancora il mio scoramento quando, da totale autodidatta, mi cimentavo con dei testi ingialliti e polverosi che avevo trovato sullo scaffale di mia nonna. Seguivo gli esercizi scritti sul libro, cioè la metodogia diciamo “classica”. L’approccio grammaticale mi risultava molto pesante, e da lì è venuta l’idea del metodo full circle
Il che conduce alla tua seconda domanda..molti mi hanno scritto per avere delucidazioni sulla schedule. Ammetto che i video pubblicati su Youtube e parte del materiale che si trova sul blog non è molto chiaro. Per capire bene come funziona il metodo, c’è bisogno di una lauta spiegazione fatta di persona, oppure dovrei pubblicare altro materiale in maniera molto più dettagliata, cosa che intendo fare in un prossimo futuro.
Sì, ciò che devi fare ora è organizzarti raccogliendo una ventina o addirittura una trentina di testi (lingq), o comunque materiale che consiste SEMPRE in un supporto audio e uno script. L’obiettivo è CAPIRE ciò che hai davanti. La TV o la radio servono a poco se non capisci molto di ciò che ascolti.
Per il dizionario..dovrai aspettare un altro post che sto preparando proprio sull’uso del vocabolario..ma come avrai capito io preferisco l’uso più rapido del computer, la comprensione fatta per induzione tramite il confronto di due testi più note esplicative di grammatica è impagabile. Consiglio l’uso di un vocabolario solo in certi casi.
Vai quindi per passi. Dopo 6 mesi di questa attività (o 1 anno, tutto dipende da quante ore sei disposto a dedicare all’apprendimento del tedesco) di ascoltare e leggere testi adatti al tuo livello, la tua comprensione sarà molto migliore e potrai approcciare le famigerate radio e TV
Luca
Alessio says:
Aug 29, 2011
Ciao Luca,
grazie mille per aver deciso di condividere il tuo metodo!
Credo di aver trovato la persona giusta a cui fare una domanda importante che riguarda un problema che mi assilla da tempo.
Lavoro come traduttore da un po’ di anni, principalmente dal tedesco. Il mio problema è che non ho mai studiato il tedesco in modo costante e organizzato, anzi gran parte di quello che so lo devo proprio al lavoro. Ho cominciato con i corsi della De Agostini quando avevo 13 anni, dopo poco tempo ho abbandonato e non ho più ripreso. Ho scelto il tedesco all’università, ma non ho quasi mai seguito le lezioni, anche perché durante il secondo anno iniziai già a lavorare e il tempo ormai non c’era più. Mi limitavo a studiare sui libri gli argomenti necessari per superare gli esami. Il risultato di tutto questo è che traduco senza difficoltà DAL tedesco (spesso testi con un linguaggio molto complesso e articolato, ad es. giuridici, manualistica, chimica ecc.), ovviamente anche aiutandomi con le varie risorse online, ma quando si tratta di parlare non riesco a mettere in fila due parole e quasi sempre ho una grande difficoltà a capire il mio interlocutore. In sostanza c’è uno squilibrio enorme tra competenza passiva e competenza attiva. Ora vivo a Berlino già da un po’ di mesi, ma non ho visto progressi, ormai ho una sorta di blocco psicologico che mi impedisce di assorbire la lingua, qualunque informazione sembra non attecchire nella mia testa! Credo che i fattori emotivi di cui parli incidano parecchio, probabilmente perché so che in qualità di traduttore dovrei parlare fluentemente e invece non so fare neanche un discorso semplice. Sto pensando di iscrivermi a una scuola di tedesco, ma non so quanto possa essere utile (tra l’altro sarà difficile inquadrarmi in un livello).
La mia domanda è: quale approccio mi consigli? Forse dovrei ricominciare da zero come se non avessi mai studiato il tedesco in modo tale da affrontare l’aspetto pratico/attivo di pari passo con quello passivo e con la grammatica? Pensavo che vivere qui sarebbe già stato sufficiente, ma mi rendo conto che se non faccio qualcosa io la lingua non mi entra in testa da sola…
Mi sono dilungato troppo, scusami!
Ti ringrazio!
Luca says:
Aug 29, 2011
Caro Alessio,
il tuo è un caso un po’ estremo di un problema comune. Input non significa output. Ascoltare o leggere per anni non basta, se poi non si comincia a parlare. Per parlare una lingua, per quanto possa sembrare banale, c’è solo una cosa da fare: cominciare ad emettere suoni dalla bocca..che abbiano un senso logico. Cominciare a parlare significa proprio questo: mettere in moto i muscoli e allo stesso tempo pensare a cosa si sta dicendo. Quando ci si è abituati a coordinare le due cose, si è raggiunto un certo stadio di automatismo, e da lì in poi le cose risultano più semplici e naturali
Fatta questa premessa, che da una parte può sembrare lapalissiana e dall’altra non lo è, veniamo al tuo problema. Non direi di ricominciare da zero, ma di fare tesoro di ciò che hai e ripartire con una nuova strategia. Se sei un traduttore, devi avere già una buona conoscena passiva di vocaboli e strutture.
Io comincerei a “chattare” con tedeschi o tedesco parlanti. Vai su un sito per chat (uno dei migliori in assoluto si chiama http://www.sharedtalk.com) e trovi persone con cui SCRIVERE live in tedesco. Comincia quindi da lì. Le frasi che usi quando ti presenti sono sempre le stesse. Mentre scrivi, anche se la persona non ti può sentire, “parla”: leggi ciò che scrivi mentre stai chattando. Scrivere invece di parlare ti evita stress, e la tua mente si concentra su frasi da ripetere, senza pensare troppo ai suoni. L’importante è attivare il cervelo.
Dopodiché, dopo 2-3 settimane, direi di passare alla pratica orale. Prima ancora di parlare con della gente, immagina una situazione in cui conosci un ragazzo o una ragazza e ti devi presentare, dicendo chi sei, da dove vieni, che lavori fai e perchè ti piace. Perchè sei a Berlino, quanti anni hai. Spiega perchè ti piace il tedesco, se vuoi imparare altre lingue. Parla con te stesso, camminando per la stanza, gesticola se necessario (lo so sembrano consigli buffi ma parte di quest hanno un fondamento scientifico). Dopodiché, sempre sullo stesso sito, può andare nella chat orale o scambiare skype con uno dei membri, e comincia a parlarci. Le prime domande fra 2 persone che si sono appena conosciute sono sempre le stesse o quasi. Se poi la persona con cui hai stabilito un contatto è una persona gradevole, tanto meglio.
Ricorda che tutto questo va fatto in maniera progressiva. Il fatto che ci sia un gap così grosso fra la tua conoscenza passiva e quella attiva è banalmente dovuto al fatto che hai curato molto la prima e per niente la seconda, e ora si tratta solo di colmare questo gap. Niente panico :D E poi sei in Germania..questo ti dovrebbe spingere ancora di più all’azione
Ti volevo aggiungere che io (è un’attività private e vengo pagato, perchè anche io ho bisogno di vivere :-)) faccio part-time questo con i miei studenti on-line: oltre a corsi specifici per migliorare la pronuncia, faccio e do anche lezioni su come ci si sblocca a partire da una conoscenza passiva di base, intermedia o, come nel tuo caso, avanzata. Se hai ansia di parlare con i madrelingue e preferisci un istruttore con cui “affinare” le tue arti oratorie, io sono qui :-)
Per concludere, sono contento per te che vivi a Berlino, è una città stupenda dal punto di vista culturale, ci sono sempre un sacco di cose da fare. Volevo fare un salt questo ottobre per l’expo interlingua ma credo che non ne avrò il tempo. Tuttavia ci farò un salto di nuovo appena posso, e in fondo vivendo a Parigi ci potrei pure venire in treno. Insomma, ci rivado di sicuro :-) Se magari sei ancora lì ci potremmo “beccare” (come si dice a Roma) e prenderci un caffé
Un saluto e fammi sapere se i consigli ti sono risultati utili. Se qualcosa non è ancora chiaro, io sono qui :-)
Luca
Alessio says:
Aug 30, 2011
Grazie mille Luca,
temevo di sembrarti mezzo matto, quando racconto queste cose la gente resta sempre perplessa perché non si capacita di come ci possa essere un gap così grande tra produzione attiva e conoscenza passiva e crede che io faccia solo il modesto!
Non appena mi libero di questa barca di lavoro che mi è arrivata mi metto all’opera. Comincerò con il sito che mi hai consigliato. Nel frattempo avevo dato anche un’occhiata a lingq, l’hai linkato a qualcun altro, devo dire che lo trovo utilissimo, in particolare per la comprensione orale, ma anche per memorizzare il lessico.
Ho dimenticato di dire una cosa importante nel mio post: mi manca il lessico di base. Se dovessimo parlare di seghe a nastro, produzione della carta, imballatrici, carrelli elevatori ecc. saprei quali parole usare… ma paradossalmente avrei molta difficoltà a parlare del più e del meno, di argomenti banali o di vita quotidiana. In più quando cerco di parlare perdo spesso di vista la grammatica di base, ma qui probabilmente intervengono i famosi fattori emotivi che mi mandano un po’ nel panico. Ho provato a studiare il lessico generale su un libro, ma come hai scritto anche tu da qualche parte è inutile cercare di imparare parole fuori contesto senza poi usarle nel quotidiano. Ad ogni modo credo che lingq sarà un ottimo aiuto anche in questo senso. Ovviamente se hai altri suggerimenti sull’apprendimento del lessico saranno ben accetti!
Terrò presente anche la tua offerta, potrebbe essere utile avere un feedback direttamente da te.
Se passi di qua magari mandami un’e-mail (vedi l’indirizzo, giusto?), naturalmente sarà un piacere incontrarti!
Ciao e grazie ancora!
Luca says:
Sep 7, 2011
Caro Alessio, il fatto che ti manchi il lessico di base non è una gran sorpresa se ti sei cimentato quasi esclusivamente su testi specialistici. Imparare ad interagire con un interlocutore è una vera e propria abilità che si costruisce dal basso. Una strategia banale ma efficace è cominciare a scrivere una lista di frasi in cui ti presenti, spieghi chi sei e cosa fai, fino ad avanzare verso argomenti più complessi. Lista che, una volta scritta e praticata, si può usare in maniera automatica su chat ma anche su un incontro “a viva voce”, su skype o nella vita reale. Se hai altri dubbi su come procedere, io sono qui. Luca
marco says:
Aug 29, 2011
Ciao luca,grazie tanto per le risposte e oer il lavoro che fai per noi….mi unisco anch’io al coro delle persone che vogliono sapere come modifichi lo studio del corso assimil(ho preso quello di portoghese brasiliano)….so gia’ che in futuro intendi preparare in maniera dettagliata la spiegazione del tuo metodo…per ora mi accontenterei di sapere ogni quante lezioni torni indietro a tradurre???esempio,alla quinta lezione torni indietro a tradurre la prima,alla decima torni alla seconda e cosi via???piu’ o meno fai cosi???? grazie mille by marco…..
Giorgio says:
Sep 14, 2011
Ciao Luca,
sono quello che combatte con il tedesco! Ti ringrazio per i consigli dell’altra volta. Ti volevo chiedere alcune cose sul vocabolario, sul lessico. Anche perché per me la grammatica non è il problema più grosso, il vero problema è il lessico. A volte sembra che ci voglia una memoria spaventosa.
Ho provato ad usare lo spaced repetition system, sia Anki che Mnemosyne, ma non mi ispirano proprio. Un po’ mi annoio e un po’ mi sento disorientato apprendendo delle parole senza un contesto. Puoi darmi la tua opinione? Secondo te sono programmi utili? Perché in realtà tutti cerchiamo disperatamente un modo per imparare bene e velocemente parole nuove, è forse la cosa più difficile…..tu puoi darmi qualche consiglio?
Tu dici che si apprezza meglio un podcast o un testo dopo che si ha appreso un buon vocabolario, ma come si fa ad ampliare il proprio lessico, in una maniera che non sembri lentissima?! A volte mi sembra di non imparare nemmeno una parola al giorno.
E tutte quelle cose tipo il genere dei nomi, il plurale, i verbi irregolari, tu li impari deliberatamente (tipo lista) o piano piano, senza che te ne accorgi? Io faccio in quest’ultimo modo, ma mi sembra di andare lentissimo.
Ti ringrazio.
Giorgio
Luca says:
Sep 18, 2011
Ciao Giorgio.
Il problema del lessico è “annoso” per tutti, ma non è poi così grave, basta sapere come procedere.
I punti chiave sono trovare un sistema che 1. ti consenta di imparare parole in contesto 2. ti diverta e ti interessi. Ci sono poi tutta una serie di punti secondari, ma sostanzialmente fare un qualcosa di variato e che trovi interessante è la maniera migliore per imparare senza scervellarsi, in maniera progressiva e naturale.
Non conosco Anki, Mnemosyne né le famose Flash Cards. Anzi, sì, ne ho sentito parlare, ma non ho mai sentito l’impellenza di cimentarmici. Né uso liste. Non ho mai usato sistemi del genere perchè imparo sempre in maniera naturale, attraverso testi che ogni volta scelgo a seconda del mio livello. Trovo i suddetti sistemi utili solamente in certe occasioni, ma non ne ho mai sentito il bisogno perchè tutto lo sforzo fatto per assorbire il lessico passa attraverso la fase di sintesi del mio metodo.
Un consiglio molto pratico che ti posso dare è di dotarti di testi (intermedi nel tuo caso), su vita quotidiana, politica, religione, viaggi etc, stamparli e procurarti audio. Dopodichè, leggere il testo usando un vocabolario on-line, segnando a margine del foglio tutte le parole che non conosci. Puoi usare Google Translate che è rapido, ma ti consiglio http://www.wordreference.com, un vocabolario che ti offre non solo il significato della parola in contesti diversi, ma anche esempi. Come al solito, un conto è analizzare ed un altro è assorbire quindi:
Finita la fase di analisi e comprensione del testo con i suddetti strumenti, ascoltata e ripetuta svariate volte, la chiave di volta nell’assorbire il vocabolario è USARLO. E usarlo significa: 1) fare la sintesi scritta del testo (il mio metodo) oralmente e/o per iscritto 2) segnarsi parole chiave e costruire frasi al volo, possibilmente pronunciandole 3) parlare con i madrelingua
In questo modo procedi nel labiritino della lingua leggendo testi che ti interessano, analizzando parole e strutture sempre in contesto. Non ti affannare pensando che il tuo studio è “lento”. Più lento è, meglio si assorbe, e tutto questo “fermentare” si renderà manifesto quando si tratterà di passare alla fase di attività/uso vero e proprio della lingua
Luca
Fabri says:
Sep 21, 2011
Ciao Luca(scusa la mia informalità), mi chiamo Fabrizio e sono molto motivato a imparare il cinese da autodidatta; a dir la verità mi ero già catapultato nel giapponese tempo fa ma fu proprio un assaggino(un mesetto con assimil, ma mi accorsi che il cinese mi intrigava di più, per certi aspetti).
Per tornare al discorso, informandomi moltissimo sui libri di testo da seguire per imparare questa lingua, ho notato che spiccavano tra tutti “il cinese per gli italiani” e assimil, anche perchè c’è poca roba..
Ora, il punto è che “il cinese per gli italiani” è un testo universitario, quindi mi chiedevo se trattandolo da autodidatta potesse portare a qualche complicazione più avanti; tu cosa mi consiglieresti di fare?
Ho letto in un tuo commento risposta che tu iniziasti prima con assimil per poi passare ad altri libri fino a un sito specifico per la fase intermedia, ma è uno di quei siti per fare tandem learning?
Ho visto tutti i tuoi video sul metodo che di solito utilizzi tu, mi chiedevo se andasse bene anche per il cinese,
Ah, volevo segnalarti un link molto interessante su una lezione di italiano-cinese(!) che ho trovato sconosciuta ai molti, non so se si può postare nei commenti, in caso se vuoi te la passo via e-mail.
Un’ ultima cosa, ti sembrerà banale ma vorrei togliermi il dubbio:
presente gli ideogrammi no?
Ecco, ho notato che mi risulta alquanto impossibile leggerli sul monitor, per via della dimensione standard a cui sono abituato a leggere. Mentre se sono nella dimensione “classica” di un centimetro ho molta meno difficoltà.
Tu come fai? Hai settato lo zoom più alto (anche se ciò rende mooolto grandi le lettere latine)?
Scusa se ti ho riempito di domande e, comunque sia, complimenti per tutto; lo so è ridondante ma è doveroso dirtelo^^
Luca says:
Sep 22, 2011
Ciao Fabrizio,
Anzitutto fammi dire che la decisione di studiare cinese per conto tuo non è affatto azzardata, a patto che tu faccia le scelte giuste fin dall’inizio. Il rischio infatti è di procedere nella maniera “classica”, che rende lo studio pedante e complicato, con una lingua che necessita invece di una strategia lineare e progressiva, anche se impegnativa.
Il tuo primo grosso dubbio è che testi scegliere per cominciare l’avventura. Beh, ti posso dire cosa ho fatto io, e cosa ti potrei consigliare. Il primo libro che ho usato è, manco a dirlo, ASSIMIL. Trovo questo corso eccellente in generale per una serie di motivi, ma non è stato particolarmente soddisfacente con il cinese. E’ ben fatto, ma dopo 2 volumi si è coperto un materiale che definirei poco significativo. Come ha detto qualcuno, non è un testo “pedagogicamente maturo”. Eppure, probabilmente, rifarei la stessa scelta perchè mi sono abituato così. A metà del secondo tomo, l’ho integrato con un libro che si dovrebbe chiamare (purtroppo l’ho lasciato a Roma e non ricordo precisamente il titolo) Contemporary Chinese. E’ un testo veramente eccellente, che mi ha permesso di fare un salto di qualità, completato poi con il Cinese per te – corso avanzato della Hoepli. Dopodiché, ho comprato una grammatica di 400 pagine come riferimento (cinese-francese) + alcuni libri di cinese avanzato (su base francese). Ma è con http://www.lingq.com e http://www.sharedtalk.com che il mio cinese ha cominciato veramente “a prendere corpo”. Scaricavo audio e testi di podcast in modo del tutto gratuito (lingq), e sull’altro sito praticavo la parte orale.con gli innumerevoli cinesi che trovi soprattutto la mattina (sharedtalk).
Questa è quindi la panoramica delle risorse che ho usato per i primi 2 anni. Per quanto riguarda il testo della Hoepli che hai citato non ti posso dare un giudizio di merito perchè ho usato solo il testo avanzato, ma non ho dubbi che sia fatto decentemente. E’ probabilmente un’impostazione più adatta a un corso con un professore che per un autodidatta. Tuttavia – ed è un punto su cui continuo a battere incessantemente – è’ ovvio che molto del successo dipende da COME si usa un testo/una risorsa. Se un libro è ben fatto e lo sai maneggiare, qualunque sia la sua impostazione, il successo è garantito.
Il metodo è universale, si applica ad ogni lingua, ma nel caso di cinese, giapponese e russo è ancora più efficace perchè poggia molto sullo scritto, quindi si impara scrivendo e attivando il cervello.
Leggere sul monitor mi dà molto fastidio, in genere cerco sempre di stampare tutto il materiale interessante che mi capita di vedere. Non ho settato nessuno zoom ma ammetto che a volte è dura stare con il naso attaccato per leggere caratteri minuscoli.
Se mi vuoi dare il link interessante di cui parli, lo puoi scrivere qua, a meno che non si tratti di un vero segreto di stato e a quel punto ti passo la mia mail privata ;-)
Luca
Fabri says:
Sep 23, 2011
Grazie per i consigli !
Eccolo qui:
http://italian.cri.cn/341/more/343/more343.htm
Ogni capitolo è anche supportato dall’ audio e mi ricorda vagamente il sistema assimil; ovvio non è una cosa cartacea, ma meglio di niente dai!
Francesco says:
Sep 26, 2011
Ciao Luca,
una domanda veloce, mi interessa il tuo punto di vista. Come giudichi l’Assimil di Giapponese rispetto a quello di cinese?
Grazie
Luca says:
Sep 26, 2011
ASSIMIL giapponese batte ASSIMIL cinese 5 a 1 :-) Luca
loris says:
Oct 31, 2011
ciao luca,cosa ne pensi del metodo rosetta stone????vale il prezzo che richiede???grazie ciao.
Luca says:
Oct 31, 2011
Ciao. Conosco Rosetta Stone solo di nome, e so che è il prodotto più pubblicizzato che esiste sul mercato in termini di corso di lingua. Ti posso dare però 3 ragioni di massima per le quali NON vale la pena comprarlo
1) Le recensioni che sono state fatte da gente che di lingue “ci capisce” non sono molto lusinghiere, anzi (su internet trovi un’enorme schiera di delusi).
2) Nessun prodotto, per quanto buono, può giustificare quel prezzo.
3) Da quando esiste Internet, non è un’esagerazione dire che le lingue si possono imparare letteralmente senza spendere una lira (o un euro) (uno degli argomenti che tratterò sul blog)
Luca
salvo says:
Nov 3, 2011
Ciao Luca,
anzitutto ti faccio i miei complimenti per le tue competenze linguistiche che ho avuto modo di scoprire e constatare su youtube!
Vorrei sapere se conosci per caso dei corsi di lingue chiamati 20 ORE che uscirono negli anni 60-70 composti da una cinquantina di dispense cartacee e altrettanti dischi in vinile(i corsi erano 5: inglese, francese,tedesco,spagnolo e russo).Io personalmete ne ho comprati alcuni su ebay a prezzi davvero stracciati e devo dire che il metodo didattico sembra molto valido e ben strutturato;inoltre sono molto completi e forniscono un vocabolario abbastanza vasto(ance se sono risalenti a più di 40 anni fa).
Infine riguardo ai corsi della Assimil ti chiedo se secondo te sono da preferire le edizioni più vecchie(ho letto in un noto forum di poliglotti che le migliori sono quelle risalenti agli anni 60-70-80) oppure ti sei trovato bene con le nuove edizioni e le ritieni altrettanto valide.
Un saluto,
Salvo
Luca says:
Nov 4, 2011
Ciao Salvo.
Non conosco il corso 20 ore, ma se è fatto bene, usalo, anche se è un po’ datato.
Per quanto riguarda i corsi di Assimil..non conosco quelli risalenti agli anni 60-70-80, ma posso fare un confronto fra le nuove e le nuovissime edizioni. Il contenuto è praticamente identico, ma non mi piace la nuovissima veste grafica, e per me è importante maneggiare libri e corsi che mi piacciano da un punto di vista estetico (un argomento di cui pochissimi parlano ma che riveste una notevole importanza a livello conscio e incoscio sulla motivazione dello studente). Quando posso quindi, preferisco comprae le edizioni precedenti
Luca
salvo says:
Nov 7, 2011
Grazie Luca per la celere risposta; concordo in pieno sulla pessima veste grafica delle attuali edizioni assimil specie se confrontate con quelle precedenti aventi la rilegatura c.d. ”all’olandese” molto più pratiche e resistenti,peccato però siano sempre più difficili da trovare(tempo fa ho contattato anche l’Assimil Italia per sapere se avevano delle rimanenze di magazzino).
A parte i soliti canali tipo ebay o amazon, conosci qualche mercatino o libreria dove è possibile reperirli?
P.S. Riguardo ai corsi 20 ore, se vuoi toglierti la curiosità, posso inviarti il link di un sito che li vende online e che da in prova gratuitamente 3 lezioni per ogni lingua(evito di postarlo nel blog per non fare pubblicità).
Ti ringrazio,
Salvo
Luca says:
Nov 10, 2011
Caro Salvo,
ti confesso che qui a Parigi mi è capitato di frequentare mercatini, ma trovo tutto tranne che ASSIMIL. Secondo me su Internet puoi trovare tranquillamente le vecchie versioni..e almeno a Roma la libreria Fertrinelli proprone ancora tutti gli ASSIMIL nella vecchia versione..almeno l’ultima volta che ci sono andato era così.
Luca
ale says:
Nov 10, 2011
Ciao Luca, complimenti vivissimi per i tuoi grandi risultati con le lingue. Penso che, oltre al grande talento, siano da ammirare la tua forza di volontà e la passione per le lingue.
Attualmente studio inglese e penso di essere ad un livello discreto: se guardo un film capisco circa il 50% di quello che viene detto, se leggo un libro (sia romanzi, sia saggi) o un giornale riesco tranquillamente a capire quasi tutto. Nelle conversazioni con i nativi a volte mi trovo in difficoltà (vivo in UK da poco tempo), specie quando parlano tra di loro e non riesco a cogliere molto. Nel corso degli ultimi mesi mi accorgo di aver fatto grandi progressi, ma ho un paio di domande.
A questo punto dell’apprendimento quale materiale – e con che modalità – mi consigli di studiare?
Un’altra domanda riguarda l’apprendimento della pronuncia corretta: mi consigli di indirizzarmi verso l’American English o verso la Received Pronunciation? Mi piacerebbe conoscere la tua opinione su pro e contro di entrambe. In ogni caso, quale materiale mi consiglieresti per studiare la pronuncia?
Grazie
Luca says:
Nov 10, 2011
Caro Ale,
grazie mille per le belle parole! Lasciami ripetere una cosa che ormai è diventato quasi un mantra: il talento è un “propulsore”, motiva perchè vedi i risultati, magari, prima degli altri. Ma non è l’essenziale per imparare le lingue, anzi, è solo una piccola parte in confronto a passione, volontà, pazienza e le occasioni della vita.
Per quanto riguarda il quesito che mi hai posto non posso darti una risposta esauriente dal momento che non ho un quadro preciso del tuo livello. Dovrei conversare con te in inglese e – ahimè, ultimamente mi manca il tempo perfino per usare Skype. Però se vivi in Inghilterra è ovvio che avrai occasioni di parlare inglese ogni giorno. All’inizio si fa fatica, poi ci si scioglie. Soprattutto se sei brillo (non è un invito all’alcolismo eh, ma la semplice constatazione che l’alcol scioglie la lingua, aiuta i timidi e gli incerti :-)). Per migliorare invece le tue capacità di comprensione non ti resta altro che ascoltare la lingua almeno 2-3 ore al giorno. Vai sul sito della BBC o LingQ (www.lingq.com) e cerca di ascoltare ogni giorno dei Podcast, eventualmente scaricandoli sul tuo MP3. La cosa interessante e soprattutto fondamentale è che questo audio è accompagnato da testi: avere un testo di riferimento aiuta a capire le cose, e impedisce di annoiarsi (noterai che se ascolti qualcosa per 10 minuti e ti sfugge la metà del contenuto, ciò che sopraggiunge quasi sempre è il nemico peggiore per uno studente: la noia). E poi guarda tanti film con sottotitoli in versione originale. All’inizio ti sembrerà di non fare progressi, ma quel lavoro che il tuo cervello fa quotidinamente nell’ascoltare la lingua porterà meravigliosi risultati ed in un futuro neanche troppo lontano.
Per quanto riguarda la “versione” dell’inglese che vuoi imparare.. lasciami dire che è esclusivamente una questione di gusto. Se ti piace più l’inglese britannico allora “go for it”, come dicono gli anglosassoni. L’inglese americano è più chiaro e probabilmente la versione dell’inglese più parlata al mondo (per numero di madrelingua sul territorio americano e la diffusione “endemica” del cinema americano).
Se dovessi scegliere quest’ultimo, c’è un bellissimo libro che si chiama American Accent Training – A guide to speaking and pronouncing Colloquial American English di Ann Cook. Offre linee guida concrete su come “interpretare” il modo in cui gli Americani “intonano” la propria lingua.
Luca
METALWRATH says:
Nov 11, 2011
Ciao Luca, devo farti i miei complimenti più sinceri, hai un dono, che in pochi possiedono e in tanti (me compreso) vorrebbero avere, ed è quello di imparare lingue straniere e renderle come tue madre lingue (almeno nei video che ho visto, sei a dir poco perfetto)!
Io purtroppo conosco solo l’ Italiano (visto che sono Italiano) parlo Inglese in modo discreto (ma ho difficoltà nel capirlo sopratutto se parlato in fretta, diciamo in modo normale) anche per la scarsa istruzione scolastica, e sto cercando di imparare lo Svedese, siccome è il mio sogno di andare a vivere in Svezia, sia perchè adoro questa nazione, e sia perchè al momento le cose in Italia non si stanno mettendo proprio bene, ho esigenza di farmi una vita (ho 24 anni) in un paese che me lo permette!
Purtroppo, e sottolineo purtroppo, trovo non poche difficoltà ad imparare lo Svedese, sia perchè dove abito io NON ESISTONO corsi di questa lingua, e sia perchè non riesco a capire bene le pronunce dell’alfabeto, sopratutto le vocali, dato che nei video che trovo su youtube, spesso vengono pronunciati in modo diverso, e questo fa si che il mio grado di apprendimento si complichi ulteriormente!
Ho acquistato 2 libri, uno è un dizionario Svedese-Italiano della raccolta Dizionario Plus di Avallardi, e l’altro è Parlo Svedese, sempre dell’Avallardi.
Il secondo più che libro per imparare la lingua, è un libro di conversazione, quindi diciamo che un vero e proprio libro didattico per imparare questa lingua non ce l’ho, e né tanto meno sono riuscito a trovarlo.
Vorrei sapere dunque come hai fatto ad imparare lo Svedese, sempre da autodidatta? (oppure hai seguito qualche corso?)
Che ne pensi di TeachYourSelf Swedish?
Cordiali saluti
Giuseppe
Luca says:
Nov 11, 2011
Ciao Giuseppe.
Come al solito, ringrazio per i complimenti che fanno sempre piacere.
Ormai con Internet non hai quasi più neanche bisogno di avere un negozio di riferimento in cui comprare materiale. Potresti non solo ordinarli via internet, ma anche scaricarli gratuitamente.
Lascia perdere i dizionari, fanno solo perdere tempo all’inizio (ma sono uno strumento prezioso nelle fasi più avanzate), e cerca di comprare un corso efficace. Ti consiglio naturalmente ASSIMIL perchè è fatto molto bene. Purtroppo però credo che non esista su base italiana, ma se capisci l’inglese scritto non dovresti avere problemi. E’ un gran libro perchè ti spiega ed evidenzia l’aspetto più importante e sfuggente dello svedese, che è l’intonazione. Inoltre, ti consiglio questa grammatica di base: SWEDISH ESSENTIAL GRAMMAR – Philip Holmes Ian Hinchcliffe. E’ un ottimo libro di supporto: snello e chiaro.
E poi usa http://www.lingq.com. Un gran sito e che puoi usare gratuitatamente.
ASSIMIL, una grammatica e Lingq sono strumenti più che sufficienti ad immergerti nel magico mondo dello svedese
Per quanto mi riguarda, ho imparato lo svedese da totale autodidatta cominciando con TEACHYOURSELF SWEDISH, che mi è piaciuto molto (ma ti consiglio di cominciare direttamente con ASSIMIL)
Luca
METALWRATH says:
Nov 11, 2011
Ciao Luca, grazie per i tuoi preziosissimi consigli.
Ho controllato sul sito di ASSIMIL, ma non trovo la guida allo Svedese scritta in Inglese, c’è in Francesce – Tedesco – Olandese, il che è molto strano.
Ho visto che comunque c’è un punto vendita nella mia città, a limite mi informerò da loro.
Volevo sapere, più in dettaglio, come hai superato la barriera della fonetica. Capisco che c’entra molto anche la bravura dell’individuo, ma credo che con il tempo chiunque possa superare questa difficoltà.
Parlo della fonetica sopratutto sulla posizione della bocca mentre si pronunciano determinate vocali/consonati, e la loro corretta pronuncia.
Questo argomento, ahimè, sta recando grandi difficoltà al mio apprendimento.
Giuseppe
Luca says:
Nov 12, 2011
Ciao Giuseppe
Capisco la tua frustrazione, ma non la chiamerei “barriera”. Userei piuttosto il termine “sfida”. La fonetica è una parte fondamentale e affascinante di ogni lingua. Spesso viene trattata come una cosa a parte, da integrare successivamente – il che porta spesso a risultati disastrosi.
La maniera migliore di affrontare la pronuncia di una lingua qualsiasi è SAPER ascoltare. E farlo fin da subito è fondamentale. E’ una abilità che si imparare con l’esperienza e con qualche aiutino.
Per quanto mi riguarda, ho imparato la maggior parte delle mie lingue “a orecchio”. In alcuni casi questo ascolto naturale ha portato a ottimi risultati, ma nel caso dello svedese, per esempio, ho peccato di presunzione pensando di poter fare la stessa cosa. Ma lo svedese è una lingua tonale (il concetto di lingua tonale mi era totalmente oscuro) e questo mi ha posto dei problemi. In generale non ho mai avuto grossi problemi di pronuncia ma ho posto sempre l’attenzione sull’intonazione, che è la parte più sfuggente di ogni lingua.
Per maggiori dettagli ti puoi leggere l’intervista che Vlad mi ha fatto (la trovi qui sul blog così come nel suo). Troverai sicuramente qualche informazione utile (almeno spero)
Un abbraccio!
Luca
Max says:
Nov 17, 2011
Ciao Luca,innanzitutto complimenti vivissimi,ho visto i tuoi video e sei spettacolare…arrivo al punto:io ho studiato 3 lingue:inglese,francese e spagnolo…e vorrei riprenderle,l’inglese e’quella che ho praticato di piu’(con fidanzata madrelingua…ovviamente ho migliorato tanto e velocemente…poi…finita la storia ho perso l’abilita’di pensare,la pronuncia ed un pochino di vocaboli…)il francese a scuola e con una professoressa in un corso di gruppo,con cui sono mi sono “frequentato”e per quanto riguarda lo spagnolo ho vissuto in spagna per tre mesi…ti dico questo per farti fare un’idea dell’esperienza che ho avuto con queste lingue,anche perche’vorrei lavorarci per renderle perfette…e per questo ti chiedo un aiuto,ho letto che fai lezioni e sono molto interessato,non so’in quale direzione,questo penso sia il caso di deciderlo insieme,comunque mi piacerebbe avere delle informazioni a riguardo.Ti ringrazio anticipatamente,aspetto tue notizie,Max
Luca says:
Nov 18, 2011
Ciao Max. Grazie per i complimenti, come sempre :-)
Per quanto riguarda la mia attività di “coach”, si tratta di “pacchetti” di lezioni che faccio su skype o faccia a faccia qui a Parigi.
Le lezioni si articolano a seconda della richiesta dello studente, ma in genere i punti principali sono:
- perfezionamento della capacità espressiva (scritta e orale) attraverso tecniche di traduzione bidirezionale applicate a testi di difficoltà crescente
- perfezionamento a livello di pronuncia e intonazione: imparare a saper ascoltare, e a leggere e parlare con i “tempi giusti”
- tutoraggio a livello didattico: in pratica si insegna allo studente a come organizzare e svolgere il proprio studio delle lingue
- Applicazione del metodo Full circle
Se sei interessato fammelo sapere che ti mando una mail personale con i miei contatti e dettagli vari
Un saluto!
Luca
Max says:
Nov 18, 2011
Sono interessato,aspetto una tua mail ,a presto,Max
Marco says:
Feb 10, 2012
Ciao Luca, sei veramente un grande. Ti ammiro tanto e ti auguro un sacco di successo nella vita. La mia storia con le lingue nasce con una brutta sensazione. A scuola ho fatto solo francese (molto scolastico) e l’inglese è una lingua tutta da scoprire. Non ho mai avuto bisogno di usarla, tanto che per me è sempre stato un tabù. E che dire, ho scoperto un mondo nuovo pieno di informazioni! Tutto è in inglese e se non lo conosci sei tagliato fuori dal mondo. Detto questo in un viaggio in thailandia (andavo li per allenarmi di thai boxe) ho avuto una brutta sensazione di impotenza. Per me, persona molto espansiva, era una sofferenza non poter comunicare. Sono stati i 3 mesi più lunghi della mia vita.Tanto che a volte mi isolavo o stavo li a guardare loro mentre si divertivano. Una frustrazione incredibile. Vedevo tutti comunicare, compresi i miei amici che parlavano ,anche male, ma si facevano capire. Questo mi ha dato la spinta per iniziare a studiare inglese. Ho letto di tutto, dal metodo Ajatt ad antimoon, da fluent english, al globish e di tutto di più. Il risultato è stato un po deludente. Ho iniziato a fare un full immersion della lingua. Preso un libro in inglese e provato a leggerlo tutto. Leggo molto VOAnews e VOA learning English ascoltando i podcast. Il risultato è stato che riesco a leggere partendo da zero molte notizie in inglese, riesco anche a capire il significato di quello che si dice (inglese semplificato e rallentato), ma non riesco a comunicare. Se leggo va tutto bene, se non conosco tutte le parole riesco a capire il senso della frase e capire bene il contesto, ma non c’è verso di riuscire a ricordare i vocaboli in una conversazione. Faccio scena muta portandomi alla frustrazione e a vergognarmi di parlare con i nativi. Inizio a pensare che a 30 anni faccia fatica a imparare una lingua. Come posso risolvere questo problema?
Luca says:
Feb 10, 2012
Caro Marco,
Esistono parecchi casi di persone che, come te, capiscono bene o male ciò che ascoltano o leggono non ma sono incapaci di interagire “linguisticamente” con gli altri. Ciò è dovuto al fatto che l’abilità di capire passivamente una lingua e quella di usarla attivamente (per iscritto e oralmente) sono due abilità che si dovrebbero sempre sviluppare parallelamente.
Tu hai un problema di “disponibilità linguistica”. In parole povere, la tua memoria di lavoro (o a breve termine) non è allenata e questo si traduce in una difficoltà a trovare anche le parole più semplici (non mi dilungo sull’argomento perchè è lungo :-))
Ti primo consiglio che sento di darti è di procedere per gradi. Cerca di organizzare un lavoro giornaliero e a piccole dosi.
Ti consiglio di iniziare utilizzando delle chat on-line per interagire con i madrelingua. Formulare frasi per iscritto attiva gli stessi neuroni che si “accendono” quando parli, ma non c’è lo stress e le distrazioni che intervengono in una conversazione dal vivo con una o più persone. Ti consiglio questo sito:
http://www.sharedtalk.org
Dopo uno o 2 mesetti di chat, comincia a parlare con te stesso. Brevi monologhi o frasi, immaginando di dover dire qualcosa a qualcuno. Immagina di incontrare una ragazza americana e spiegarle chi sei, da dove vieni. Parla del tempo che fa, del tuo paese, dei tuoi hobby, insomma, “lavora di fantasia”. E’ una tecnica che uso spesso e che ha portato a risultati incredibili a medio e lungo termine.
Ritornando al tuo percorso: dopo 2 o 3 mesi fra chat e monologhi, puoi provare a lanciarti in una prima, vera conversazione a voce. Direi di farlo su skype, senza accendere la telecamera. Guardare la persona in faccia distrae molto. Per ora accontentati di sentire la sua voce. Comincia con frasi brevi, e ricorda: la semplicità è la chiave nel comunicare efficacemente con gli altri.
E poi continuare a lavorare così finché non ti senti sempre più a tuo agio.
Io faccio da coach proprio a casi come il tuo (a pagamento ma lo faccio sempre con gran piacere). Cerco di seguire queste semplici linee guida per il momento. Se tu dovessi incontrare difficoltà, puoi ricontattarmi e cercherò di insegnarti quelle che io definisco tecniche di interazione linguistica.
Un saluto e spero di esserti stato utile :-)
Luca
Marco says:
Feb 13, 2012
Ciao Luca, ti ringrazio tantissimo per i consigli. Mi metto subito a lavoro e vediamo cosa succese. Provo per un mesetto, se non vedo riesco ad uscire da questo circolo visioso ti contatto sicuramente. Volevo chiederti poi due semplici cose.. Studiando su Assimil, leggendo qualche lezione per farmi un idea, ho notato un particolare. Mi sembre che le lezioni non rasentino la realtà. In parole povere per farmi capire. Non ho mai visto nessun inglese parlare in quel modo, troppo formale e accademico. Non so mi da l’idea di artificiale..Vedendo i tuoi video dove parli fluentemente non parli certamente come i podcast del corso, L’inglese senza sforzo. Tu che ne pensi? L’ultima domanda che forse ti avranno fatto molte volte. Ma tu in quale lingua sogni la notte?
Ti ringrazio di tutto,
Marco.
Luca says:
Feb 13, 2012
L’inglese, ed in generale la lingua che si parla nei corsi per principianti è artificiale e rallentata appositamente a scopo didattico. Iniziare con un linguaggio semplificato e artificiale non fa comunque male. L’importante è assorbire il contenuto del corso con facilità per poi passare a contenuto reale, cioè libri, radio, film, e madrelingua.
Per rispondere al tuo ultimo quesito..dipende dal sogno. Ho sognato in quasi tutte le lingue che parlo.
Luca
Alfonso says:
Feb 23, 2012
Ciao, complimenti per il sito. Ho scoperto per caso il tuo blog mentre ero in cerca di nuove motivazioni e devo ammettere che mi ha motivato molto. Vorrei chiederti dei consigli riguardo la mia situazione:
1) Ho studiato greco moderno partendo dal metodo assimil e il mio apprendimento è stato estremamente veloce, nell’arco di due anni ho acquisito il core che ormai è indelebile nella mia testa e ho assimilato la struttura della lingua, l’intonazione e l’accetto. Attualmente sono capace di sostenere una discussione su svariati temi in maniera fluente con un madre lingua.
Tuttavia noto che dopo aver raggiunto questo livello sto avendo difficoltà nell’accrescere il mio vocabolario e la mia comprensione nonostante abbia reperito un utile corso di perfezionamento. Sembra che, pur dedicandomi costantemente allo studio (un ora al giorno circa), i progressi siano rallentati. Per passare da un livello B2 (suppongo sia questo) ad un livello avanzato il dispendio di energie è più che raddoppiato.
Il metodo che seguo è il seguente:
- Leggo il testo in greco e lo traduco senza ausilio del vocabolario, poi con il vocabolario per quelle costruzioni e vocaboli ignoti.
- Successivamente traduco il testo dall’italiano al greco coprendo il testo in greco. L’operazione di traduzione Italiano-greco la ripeto fin quando non assimilo tutti i nuovi vocaboli.
- Se dispongo di una registrazione la ascolto molte volte con il testo e senza quando mi sento sicuro.
- Ogni tot giorni riascolto o traduco dall’italiano le vecchie sessioni per imprimere nella memoria quei termini il cui uso non si presenta spesso.
- In generale cerco di associare le parole a dei contesti che le richiamino a cascata senza sforzo mnemonico.
- Quando posso chatto con i madrelingua
2) Ho utilizzato il medesimo metodo con il tedesco ma ho fallito miseramente. La grande difficoltà che ho trovato è stata nella strutturazione della frase. Mentre il greco, nonostante abbia le declinazioni, è strutturalmente simile all’italiano la logica del tedesco è diversa; questa cosa mi ha creato parecchi problemi. La sensazione che ho è di avere un core estremamente confuso nella mia testa che mi impedisce di parlare. E’ come se avessi sbagliato l’installazione di un nuovo software nell’hardware che è il mio cervello.
3) Attualmente sto studiando il Francese con il metodo descritto e mi sto trovando bene. In definitiva sto perfezionando inglese e greco e sto imparando il francese. Il tedesco l’ho messo momentaneamente da parte (cosa che mi crea insoddisfazione). Ho come l’impressione che il metodo che seguo funzioni molto bene con lingue la cui struttura è simile all’italiano ma male con lingue strutturalmente differenti.
alex says:
Mar 1, 2012
ciao luca,complimenti vivissimi perchè sei un mostro di paura.secondo te e meglio l’assimil o il tell me more per chi parte da zero nello studio delle lingue?sai,l’assimil mi sembra un pò noiso….consiglieresti di usarli insieme parallelarmente?
Luca says:
Mar 3, 2012
Tutto dipende da come ti trovi con il materiale che hai. Se ASSIMIL ti sembra noioso e lo vuoi integrare con qualche altra cosa, fallo. TELL ME MORE mi sembra una buona scelta, trovo la parte in cui ti correggono e valutano la pronuncia particolarmente utile e coinvolgente (l’ho usato per il cinese e mi sono trovato molto bene). Un saluto! Luca
ale says:
Mar 6, 2012
Ciao Luca! Complimenti vivissimi per i tuoi risultati e per l’ottimo blog! Ti ho scritto un commento diversi mesi fa e ora sono di nuovo qui. Ho fatto dei grandi progressi con l’inglese e continuo a lavorarci con passione.
Oggi ti scrivo per farti una domanda (forse) meno comune di tante altre riguardante il fattore psicologico legato alle varie fasi di apprendimento di una lingua.
Per farla breve, in molti contesti sociali capita molto spesso di trovarsi in situazioni di stress o tensione – non necessariamente molto elevata – che rendono necessaria la focalizzazione di molte energie su soluzioni da trovare, problemi da risolvere. Non parlo di casi rari, parlo di una serie di situazioni che vanno da tranquille situazioni sociali dove si presenta un piccolo imprevisto fino a casi più seri.
In alcune di queste situazioni mi è capitato di sperimentare un evidente arretramento delle capacità linguistiche acquisite: ad esempio, nonostante sapessi come pronunciare correttamente una frase sono finito per sbagliare nell’emettere alcuni suoni; oppure, nonostante conoscessi il modo grammaticalmente corretto di esprimere un concetto sono finito per adottarne uno errato, etc.
Mi piacerebbe sapere cosa pensi della questione ed in generale degli aspetti psicologici legati allo studio delle lingue. Oltre a sapere se applichi qualche metodo per evitare che gli stati psicologici possano vanificare il lungo lavoro di apprendimento in situazioni di tensione.
Se hai approfondito la questione, saresti così gentile da indicarmii alcuni titoli di libri (in italiano e inglese) interessanti?
Luca says:
Mar 6, 2012
Ciao,
grazie mille per le belle parole.
Il nostro cervello si divide in più parti,ed in certe situazioni, il sistema limbico prende il sopravvento, con l’effetto di ridurre di molto le nostre capacità comunicative, in qualsiasi lingua. (una parte confligge letteralmente con l’altra)
Da quando frequento una scuola per diventare interpreti, questo fenomeno mi è parso ancora più evidente, soprattutto quando si deve restituire un discorso nella propria lingua in sede di interpretazione consecutiva.
In generale, l’aspetto piscologico ha un peso enorme nell’apprendimento delle lingue e nelle nostre prestazioni in generale. Ci sono svariati libri che trattano l’argomento, ma sono a Roma e li ho lasciati tutti a Parigi (ma torno fra una decina di giorni comunque :-))
Un saluto!
Luca
David Carmosino says:
Mar 14, 2012
Ciao Luca! Innanzitutto complimenti per il tuo blog! Ti seguo da qualche mese e devo dire che quando ti sentito parlare in inglese,anch’io ero fra i tanti a pensare che tu avessi magari un genitore italiano oppure che avessi passato del tempo in America. Bravo bravo! Un po di me: Mi chiamo David, sono terza generazione italo-americano e mi sono trasferito dall’America a Napoli nel 2009 dove ho vissuto fino a settembre dell’anno scorso. Ora abito a lavoro felicemente a Salerno come insegnante d’inglese in una scuola privata.
L’Italiano purtroppo in famiglia si parlava poco tranne delle parole in dialetto napoletano (come succede spesso nelle famiglie di origine meridionale negli USA). Dunque, io ho intrapreso l’italiano in modo serio 14 anni fa attraverso una scuola d’italiano per stranieri a Firenze e anche al mio college nel Connecticut dove sono laureato proprio nella lingua italiana. Prima di trasferirmi ero già venuto qui in Italia diverse volte (di solito a Firenze e al Nord) e ogni volta mi cresceva sempre di più la voglia e anche la curiosità di provare la vita all’italiana. Per me è stata una cosa molto buona e abbastanza soddisfacente sia da un punto vista linguistico che abitativo.
Perchè ti sto scrivendo?? Io ho un piccolo problema con il parlato in italiano e spero che tu mi possa aiutare. La velocità. Nonostante i miei sforzi, è un vizio che purtroppo non riesco a togliermi di dosso, però sappia anche in inglese ho sempre avuto questo problema….figuriamoci in italiano. Hai detto bene che sapere dire le singole parole non è la stessa cosa che sapere dire le frasi intere con la dizione e intonazione giusta. I miei amici italiani mi danno sempre i complimenti per il mio italiano, però quello che mi piacerebbe molto sentire da loro è che “non si sente l’accento”. Grazie al tuo esempio mi hai convinto che è possibile parlare in un modo più da madrelingua ma allo stesso tempo accentando il fatto che tutti noi abbiamo i propri limiti. Eppure c’è sempre da migliorare.
Allora, forse la Campania non è il posto perfetto per imparare e migliorare l’italiano poichè c’è sempre l’influenza del dialetto che a volte per me è come se fosse un’altra lingua sennò arabo!! (Uso solo alcune parole in dialetto per sfizio fra amici e non direi che lo parlo) Comunque, quando parlo si dice che ho la cadenza napoletana, il che è più ovvio quando parlo con delle persone che non sono del Sud. Beh, non è che rimpiango il fatto di parlare in questa maniera, anzi trovo bello il napoletano e la sua cadenza. So che l’importante è parlare bene, corretto e un modo chiaro ed è proprio questo il mio obbiettivo, ossia vorrei tanto italianizare il mio italiano. Per fortuna, quasi tutti i miei amici qui sono italiani e parlo solo in italiano con il mio direttore, quindi non è che io non abbia mai l’opportunità di parlare. Per quanto riguarda l’ascolto, purtroppo una cosa mi è ben chiara e cioè che non capisco bene l’italiano se non lo sento in modo chiaro e tondo. Praticamente, io non ho proprio l’orecchio per la lingua nei posti rumorosi.
A parte la velocità ci sono anche delle lettere e parole che non riesco a dire bene. Per darti un esempio sono: In assoluto la lettera R (per fortuna sono in grado di trillare l’erre), molte parole con la lettera T e le doppie lettere. Poi queste sono le parole che di solito faccio fatica a dire: carta d’identità, gliene, sottotitoli…penso che già capisca le tipologie di parole che per me sono difficili.
Io purtroppo non ho letto ancora tutto il tuo blog, però quello che ho letto ho trovato molto interessante e addirittura rassicurante. Qualunque consiglio che mi possa dare mi farebbe molto piacere! Grazie in anticipo!!!!
David
Jorge says:
Mar 29, 2012
Ciao Luca,
Complimenti per tutto quello che hai potuto imparare. Tutte le lingue… davvero sei un’ispirazione.
Beh..La mia madrelingua è lo spagnolo e ora mi trovo imparando l’italiano, ossia non lo scrivo molto bene..
1.-La ragione perché sono qui è per sapere cosa ne pensi sul metodo di’insegnamento di “Rosetta Stone” . È basato sull’immersione , dal processo che tu spieghi, di imparare sulla visualizzazione e repetizione,
2.- Tu parli anche di formare un nucleo di lingua, e mi chiedo se potremmo portare questa teoria su qualsiasi tema.
Voglio dire se si puo imparare qualsiasi cosa per questo metodo.Per esempio se qualcuno vuole imparare finanze,(è il mio caso), dico di riempirsi d’informazione, non importa se non capiamo quello che leggiamo e cosí riuscire a capire questo più avanti.
Mi faccio capire? Cosa ne pensi?
Luca says:
Mar 31, 2012
Ciao Jorge,
complimenti per l’italiano, è molto chiaro.
Per quanto riguarda le domande che mi hai posto:
1. Non conosco Rosetta Stone perchè non l’ho mai usato, ma sembra essere, almeno a detta di molti di coloro che lo hanno acquistato, un programma piuttosto deludente. Ciò che lo rende conosciuto e popolare è l’enorme quantità di denaro che sono stati investiti nella pubblicità del prodotto. Come ripeto, non l’ho mai usato e non ti posso dare un giudizio più preciso, ma ti posso dire che imparare le lingue è diventata un’attività molto democratica e poco dispensiosa per chi sa fare uso delle risorse che ci mette a disposizione la rete.
2. Il “nucleo” di cui si parlo è un concetto generale di “apprendimento cognitivo” o “cognitive learning” (ti lascio qui il link di Wikipedia sull’argomento: ), che ovviamente si applica ad altre aree. Ho sviluppato un mio metodo di apprendimento non solo per quanto riguarda le lingue, ma è un modo di imparare ed assorbire le informazioni e acquisire attività che spazia in altri campi. L’ho applicato anche in matematica, fisica e ingegneria, gli “ambiti” in cui mi sono, diciamo così, “cimentato” all’università.
Luca
Akire says:
Apr 9, 2012
Ciao! Sono Akire, sono messicana e voglio raccontarti un po’ da me: 7 anni fa ho conosciuto la lingua italiana e mi sono innamorata, col tempo ho avuto l’oportunità di far l’insegnate d’italiano e devo dire che non è facile, ancora continuo studiando la lingua italiana, ogni volta imparo cose nuove, e per me è molto difficile devo dire che non sono stata mai in Italia, è una cosa che voglio fare più avanti perche mi píacerebbe vivere in un contesto reale con questa lingua, quello che faccio per migliorare il mio italiano è usando facebook, twitter, blogs, youtube, corsi on line, ecc. E questo è il modo come imparo la lingua, ovviamente mi piace leggere e scrivere, scrivo poesia e musica, parlo da sola con me stessa, essere insegnante mi ha fatto cercare informazione per insegnare bene, fra un mese farò PLIDA B2 perche veramente non mi sento capace di fare un C1.
Ho studiato lingue straniere, pero l’italiano è stata la lingua che mi ha tirato l’attenzione di più e cerco di migliorarla ogni giorno, studio tutti i giorni un’ora oppure leggo, non ho l’opportunità di praticare la lingua soltanto con i miei alunni e ogni volta che so che c’è un italiano nel mio paesino lo cerco e parlo quanto posso (pratico) ho fatto amici su facebook e così è come pratico questa bellissima lingua.
Cercavo video per ottenere l’accento italiano, l’intonazione e SORPRESA! ho trovato i tuoi, veramente sei un ragazzo proprio intelligente i tuoi consigli mi aiuteranno ABBASTANZA grazie davvero per raccontare e condividere i tuoi conoscimenti…E’ bellissimo imparare e parlare lingue, comunicare e conoscere gente, è una PASSIONE senza frontiere, ho deciso concentrare tutte le mie forze nell’italiano.
Grazie mille e ti consiglio di scrivere un libro, sei bravo!
Akire says:
Apr 9, 2012
scusa i miei sbagli…. :)
Francesco says:
Apr 10, 2012
Ciao Luca,
quale manuale consiglieresti per cominciare il cinese da zero? So che l’Assimil cinese non è a livello degli Assimil di altre lingue. Cominceresti lo stesso con quello? Sennò? “Contemprary Chinese” va bene per studiare da soli da zero? O forse “Integrated Chinese” ? Quando hai un attimo.
Luca says:
Apr 11, 2012
Ciao Francesco.
Sì, ASSIMIL cinese non è il massimo, nel senso che dà poca informazione rispetto alle corrispondenti versioni per le lingue europee. Comunque non è fatto male e fornisce una base più che decente. Direi di utilizzare come testo iniziale “Cinese per Italiani” della Hoepli. In realtà io ho utilizzato solo quello avanzato, e un mio amico mi ha detto che che il corso per principianti ha i suoi difettucci (per esempio manca di testi bilingue, che per me sono fondamentali). Rimane comunque un buon materiale da associare ad ASSIMIL.
Buona giornata!
L
Martina says:
Apr 15, 2012
ciao Luca,
innanzitutto complimenti per ciò che fai e per tutte le lingue che sei riuscito ad imparare!
Vorrei un consiglio per quanto riguarda lo studio del giapponese. Ho studiato questa lingua al livello base durante l’università, ma nonostante l’impegno non sono mai riuscita a raggiungere un livello anche solo intermedio.
La mia più grossa difficoltà non è la memorizzazione dei kanji, bensì dei vocaboli, e non riesco a prendere dimestichezza con le strutture grammaticali, sebbene le abbia comprese.
credo che il mio potrebbe essere un problema sia di metodo di studio che di materiali studiati..
a tal proposito, potresti darmi qualche dritta anche sui libri? Io ho sempre studiato sul Minna no nihongo, Oxford japanese grammatica and verbs
Luca says:
May 23, 2012
Ciao Martina.
Ti consiglio di cercare dei testi per studenti intermedi che si basano soprattutto su dialoghi e testi interessanti (che vertono su cultura, usi, costumi, tradizioni, storia, letteratura, geografia e via dicendo). Conosco dei libri eccellenti (e li uso nel coaching attuale che sto facendo ad un ragazzo). Li puoi trovare su Internet se cerchi, o ordinarli comunque on-line.
Il primo che ti consiglio è il seguente:
INTERMEDIATE JAPANESE – AN INTEGRATED COURSE
Lo mostra (fra le altre cose) quest’altro ragazzo “poliglotta”, che ha consigli veramente validi su apprendere non solo il giapponese, ma tante altre lingue:
https://www.youtube.com/watch?v=FTHGMzI8s-w
Recentemente ho scoperto altri 2 libri fantastici ma sono dal francese. Se sai anche questa lingua, ti consiglio:
MANEKINEKO – Japonais Langue&culture
BANZAI – Methode de japonais
E, dulcis in fundo, un altro splendido sito che consiglio a tutti:
http://www.lingq.com
Ricorda però che se la qualità del materiale è importante, il METODO lo è ancora di più. E’ il modo di “maneggiare” un libro ce fa veramente la differenza.
Spero di esserti stato utile :-)
Luca
Martina says:
Apr 15, 2012
ciao Luca,
innanzitutto complimenti per ciò che fai e per tutte le lingue che sei riuscito ad imparare!
Vorrei un consiglio per quanto riguarda lo studio del giapponese. Ho studiato questa lingua al livello base durante l’università, ma nonostante l’impegno non sono mai riuscita a raggiungere un livello anche solo intermedio.
La mia più grossa difficoltà non è la memorizzazione dei kanji, bensì dei vocaboli, e non riesco a prendere dimestichezza con le strutture grammaticali, sebbene le abbia comprese.
credo che il mio potrebbe essere un problema sia di metodo di studio che di materiali studiati..
a tal proposito, potresti darmi qualche dritta anche sui libri? Io ho sempre studiato sul Minna no nihongo, Oxford japanese grammatica and verbs e Essential kanji..
Mi consigli il metodo Assimil anche per questa lingua?
ti ringrazio!
Guido says:
May 23, 2012
Ciao Luca….farti i complimenti per il blog è il minimo considerando l’enorme mole di informazioni che hai condiviso con noi e , per questo , ti ringrazio. Grazie a te mi ho rispolverato la mia passione per le lingue soprattutto perchè hai sfatato il mito del “impossibile…se non sei portato non riesci a imparare una nuova lingua”. Per tale motivo ho iniziato 3 mesi fa a studiare una delle lingue più belle ma anche una delle più difficili: il cinese. Sono molto felice dei miei progressi (grazie ad assimil) e, non riempiendo la mia “testa” di info continue per ore ed ore sono riuscito a rendere l’incomprensibile cinese un qualcosa a me familiare. Ora però mi trovo ad un bivio: è vero che sono pochi mesi che studio ma sento la necessità di avvicinarmi alla lingua parlata in tv e film e non solo a quella dei cd assimil. (sono alla 75° lezione). Cosa mi consigli di fare? Mi conviene già cercare in rete clip tratte da spettacoli cinesi con sottotitoli pinyn-inglese? O mi conviene continuare solo con assimil + ripasso primo volume?
2) Al termine di assimil…o anche adesso… cosa mi consigli di utilizzare (affiancare) per approfondire la mia conoscenza della lingua?
3)Ai caratteri sto prestando meno attenzione e so di sbagliare ma sto cercando di imparare nel modo più naturale possibile solo leggendoli e senza usare flashcard e strumenti vari…che ne pensi?
4)Il mio obiettivo è imparare bene una lingua difficile + una semplice (es spagonolo) ogni anno e mezzo(in 6-8 anni vorrei acquisire almeno 6/8 lingue) …è possibile secondo te? (80% del tempo alla lingua difficile, 20 % del tempo alla secondaria … 40 minuti – 20 minuti)
Ti ringrazio in anticipo per le tue risposte e ti saluto.
Luca says:
May 23, 2012
Ciao Guido.
Grazie delle belle parole, fanno sempre piacere.
Purtroppo dopo ASSIMIL non si è ancora autosufficienti o “autonomi”, e quindi si ha ancora difficoltà ad approcciare materiale “reale”.
Ciò che ti consiglio di fare è la seguente cose (“appizza bene le orecchie” come si dice a Roma :-)):
Vai su http://www.lingq.com
Registrati
Scaricati audio e script di una decina di Podcast di livello intermedio 1
Apri questo sito:
http://mandarinspot.com/annotate
Copia e incolla il testo di ogni podcast là dentro e scegli opzione “for printing”. Questo programma ti “spiega” praticamente tutto il testo, e ti stampa tutte le espressioni e le nuove parole a piè pagina (ho spiegato tutto in uno degli articoli che ho scritto qui sul blog, che riguarda i caratteri cinesi).
Studia questi testi cercando di ascoltare e leggere il più possibile. Se vuoi sapere come si fa veramente ad assorbire un testo dal punto di vista semantico e fonetico mi puoi contattare per un corso (che di solito dura 5 “unità”, come le chiamo io) (quello del language coach è un lavoro affascinante e, data la mole di studenti che mi stanno contattando, è diventata una cosa che faccio ormai per guadagnarmi il pane :-))
Poi passerai ad altri 10 podast. Direi che dopo 30-40 podcast sarai passato al livello successivo e potrai approcciare la lingua vera e propria
Non hai bisogno di imparare i kanji a memoria, ma solo di riconoscerli. Con il computer, l’importante è essere in grado di “打汉字”, cioè di saperli “battere” al computer. Con il tempo e forza di scrivere, riconoscerai sempre più caratteri cinesi. E’ un approccio funzionale, quello accademico (tipico di università e corsi di lingue vari) rallenta l’apprendimento (a meno che tu non voglia cimentarti con la scrittura cinese che è una stupenda abilità ma, appunto, “accessoria” se il tuo scopo principale è la comunicazione)
Spero di esserti stato utile!
Luca
holafefy90 says:
May 23, 2012
ciao intanto volevo farti i complimenti per l’immenso lavoro da te fatto. Col tempo ho capito che con la passione si possono fare passi da gigante….quegli stessi passi che in altre maniere con maggiore fatica e molto più tempo si potrebbero compiere. Credo che tu abbia trovato il metodo giusto e ti auguro di continuare così con il tuo percorso. Ma veniamo a me. Io studio giurisprudenza e mi rendo conto sempre più dell’importanza delle lingue. Purtroppo lo studio di queste materie mi toglie molto tempo per cui sono costretta ad organizzarmi da autodidatta oltre al fatto che occasioni di studi all’estero sono molto limitate. Innanzitutto volevo chiederti cosa ne pensavi del metodo Assimil intermedio-avanzato riguardo all’inglese. Non sono un asso …non lo sono mai stata soprattutto nella pronuncia ( non sono mai riuscita a spiegarmi come certe persone pronunciassero correttamente le parole pur non sapendo un emerito piffero…quasi ad opera dello spirito santo) tuttavia leggo e capisco bene ..guardo i film in inglese con sottotitoli in inglese e li capisco divertendomi. unico scoglio è la pronuncia e forse – come diceva una mia prof- penso troppo in “Italiano”. come si fa a superare questo problema? A maggior ragione non avendo l’occasione di vivere 24 ore su 24 in un contesto del genere?
Infine volevo chiederti se potevo iniziare a studiare il cinese contemporaneamente al perfezionamento dell’inglese. Ho un’estate davanti e voglio impiegarla bene. Che libri mi consigli? e per concludere come deve essere invece l’approccio ad una lingua tonale come questa? grazie mille in anticipo e scusa il monologo
Luca says:
May 23, 2012
Ciao
Il metodo ASSIMIL è sempre una garanzia, quindi se vuoi usarlo, te lo consiglio caldamente. A questo assocerei l’utilizzo di questo sito:
http://www.lingq.com
Per prima cosa scaricati audio e podcast (in inglese c’è un’infinità di materiale). Ascoltare e leggere (allo stesso tempo) è il primo passo per l’acqusizione della lingua. Imparare poi a “maneggiare” questo materiale è di vitale importanza se vuoi trasformare l’input in output cioè fare tesoro di ciò che entra nel cervello e di rendere il tuo cervello malleabile, e cioè metterlo in grado di usare quanto acqusito. Per farlo, ho delle tecniche specifiche che sto scrivendo nel dettaglio (saranno esposte nel mio libro con dovizia di particolari).
Praticare le lingue ormai è diventato facile con internet. Se già sai l’inglese ad un livello intermedio e sei in grado di intavolare una conversazione, ti consiglio questo sito:
http://www.sharedtalk.com
Qui puoi non solo chattare, ma anche “parlare” direttamente con madrelingua e gente da tutto il mondo che è ben disposta a migliorare le proprie capacità linguistiche. Trovarsi uno “skype friend” è una soluzione ottima, rapida ed efficiente per migliorare le tue capacità linguistiche nonché di interazione sociale.
Puoi dedicare certamente tempo a entrambe le lingue, specialmente se sono a livello diverso (ho fatto un video proprio su questo in inglese che si chiama “how to learn multiple languages at the same time).
Per quanto riguarda l’approccio ad una lingua tonale come il cinese, ho scritto qui un lungo articolo su come imparare i “toni” in modo non accademico ed efficienti. Dagli un’occhiata se hai tempo.
Ora scappo che si è fatto tardi :-)
Un abbraccio!
Luca
Guido says:
May 24, 2012
Ciao Luca e grazie mille per la risposta ! Mi hai dato degli ottimi consigli e credo ci risentiremo per info maggiori sul tuo corso…grazie!!!!
fabio says:
May 30, 2012
ciao luca io sto studiando l’inglese da solo con l’aiuto di youtube dove ho trovato tanto materiale (tante lezioni di vario tipo, film in lingua originale con sottotitoli ect) che seguo circa per 2 ore al giorno da 1 anno;qmc sono lontano dal parlare fluentemente.la mia domanda e’(sono un b1 di livello)mi consigli assimil anche se’parlo gia’ un po la lingua? e cosa ne pensi del method callan?che ho inziato a seguire da autod. ciao e complimenti per il blog
Michele says:
Jun 19, 2012
Ciao
prima di tutto ti faccio i miei complimenti per la padronanza della lingua inglese ( che è quella che a me interessa di più). Poi volevo chiederti se pensi che per un uno che parla solo italiano (studiando e appliccandosi ,ovviamente), sia possibile arrivare a capire e poi ad esprimersi velocemente in inglese come l’uomo in questo video:
http://www.ted.com/talks/ben_goldacre_battling_bad_science.html
Per curiosità, tu riesci a seguirlo e a capire subito tutto quello che sta dicendo?
grazie per l’eventuale risposta.
Luca says:
Jun 19, 2012
Ciao Michele. Se sei arrivato a parlare italiano come madrelingua, non c’è niente che possa impedirti di acquisire un’eccellente conoscenza di un’altra lingua straniera. Certo il processo è più o meno semplice e dipende da tutta una serie di fattori, ma l’essenziale sono volontà metodo e tempo.
L’inglese è una lingua che ho ascoltato moltissimo, non ho problemi a seguire la persona nel video (bellissimi alcuni discorsi su TED, tra l’altro :-).
Un saluto,
Luca
alex says:
Jul 16, 2012
ciao luca,per prima cosa complimenti vivissimi per i risultati che hai raggiunto.avevo bisogno di una ”raddrizzata”sul corso dell’ assimil giapponese che anche tu usi/hai usato…..l’ho sfogliato cosi su 2 piedi ma mi sembra molto caotico e confusionale.come mi consigli di approcciarmi?l’hiragana e il katakana l’hai studiato da subito o nel secondo volume quando il corso te l’ha imposto???per curiosità com’è il tuo giapponese ora???e il tuo libro quando uscira???grazie mille e a presto….
Luca says:
Jul 16, 2012
Ciao Alex. Non mi pare che il corso di Assimil sia confuso, anzi, mi sembra molto ben strutturato. Come approcciarlo ..o segui le loro istruzioni, o le mie, o lo fai come ti è più congeniale. Il mio giapponese..è un working in progress, come dicono gli Anglosassoni..spero di fare un video presto in questa splendida lingua ma in questo momento sono oberato di cose da fare, quindi postpongo..si farà con calma, ma si farà ;-) La proprità per ora è il libro. Spero di farlo uscire a giugno 2013, ma se riesco a completarlo prima..tanto meglio. Un saluto! Luca
Geni si nasce o si diventa? | Awaken your English! Risveglia il tuo inglese! Allena mentalmente il tuo inglese ora! says:
Jul 27, 2012
[...] a proposito della strategia di Luca per apprendere e padroneggiare una lingua (o due come sta facendo ultimamente ) nell’arco di [...]
Rosa says:
Jul 29, 2012
Ciao Luca,
è stato un vero piacere scoprire il tuo blog dopo gli innumerevoli tentativi nel trovare il metodo più adatto per approcciarmi correttamente allo studio di una lingua.
Rientro tra coloro che hanno conosciuto il mondo delle lingue a scuola, dalle elementari fino all’Università e poi con i vari (e purtroppo inutili) corsi di gruppo/ individuali per avanzare di livello.
Proverò il tuo metodo con determinazione ma prima volevo chiederti un consiglio per una situazione diversa da quella finora trattata: tra circa tre settimane partirò per Parigi per un soggiorno di 5 giorni e il mio francese scolastico negli anni si è ridotto alle sole frasi principali per farmi capire, ma ho perso tutte quelle regole grammaticali che avevo imparato e vorrei approfittare di questo breve soggiorno per sfruttare al massimo la ripresa del francese, per poi continuare a studiarlo con il tuo metodo al rientro in Italia. Ti chiedo, gentilmente, cosa mi suggeriresti di fare in queste settimane e quando sarò sul posto a tal fine..ti ringrazio e ti auguro tutto il meglio.
Luca says:
Aug 3, 2012
Ciao Rosa
Cinque settimane non sono moltissime, ma la cosa che ti consiglio di fare è di lavorare un po’ tutti i giorni, magari ascoltando 15-30 minuti di FRANCE24 (www.france24.com), e cercare di praticarlo su http://www.sharedtalk.org. E’ la maniera più rapida di ascoltare e cercare di “attivare” il tuo francese scolastico. Cerca di concentrarti su situazioni ricorrenti (presentarsi, dire che sei italiana, che vieni da, che parli “un po’” di francese”) etc..Sembra un lavoro difficile ma non lo è :-) Un abbraccio e buona fortuna a Parigi!
Luca
Vincenzo says:
Aug 18, 2012
Ciao Luca,
sei veramente un grande, mi sono molto motivato leggendo il tuo blog e vedendo i tuoi video su youtube…Io personalmente sto imparando lo svedese con il software Rosetta Stone, ho letto che non ti convince tanto questo metodo ma in due settimane ho gia imparato molto e sono molto soddisfatto…Vorrei sapere come hai fatto e cosa hai utilizzato tu per impararlo…in rete ho trovato solo materiale in inglese e niente in italiano e questo mi scoraggia molto perché non sono molto bravo in inglese… Vorrei dei consigli su come apprenderlo meglio che posso o dei materiali che posso utilizzare….ti ringrazio ancora e grazie per l’ottimo lavoro che stai facendo…
A presto…
Luca says:
Aug 19, 2012
Caro Vincenzo, grazie per le belle parole.
Ho imparato lo svedese comprando prima un corso dall’inglese – TEACH YOURSELF, e poi ASSIMIL (dal francese). A quell’epoca non c’erano corsi dall’italiano, e temo che non siano ancora usciti, essendo lo svedese una lingua relativamente “esotica” da imparare. Anche se no sai benissimo l’inglese, ti consiglio comunque di comprare un corso Teach Yourself e provare ad usare. E’ un’occasione anche per ripassare le basi dell’inglese, che non a mai male. Per quanto riguarda Rosetta Stone..tutti ne parlano abbastanza male, ma sinceramente non mi sento di dare giudizi sommari perchè non l’ho mai usato. L’unica cosa che mi sento di dirti è che con Internet ormai le lingue si imparano quasi senza spendere una lira..anzi, un euro :-) Un abbraccio! L
Alfonso says:
Aug 19, 2012
Ciao Luca, complimenti per il sito e per la passione che hai. Volevo avere un cosiglio per quanto riguarda la mia situazione. Studio da 4 anni il greco moderno e sebbene abbia raggiunto un buon livello che mi consente di discutere con i madre lingua nella vita di tutti i giorni, con un ottimo accento e intonzaione, non riesco ancora a seguire i programmi tv. In genere conosco il 30% 40% delle parole che usano. Da un anno ormai studio del materiale avanzato che sono riuscito faticosamente a procurarmi, il mio metodo di studio è sostanzialmente quello che descrivi. Ho iniziato a seguire delle serie tv per cercare di espandere il mio vocabolario tuttavia mi sorge il dubbio che sia una perdita di tempo in quanto, come ti ho accennato precedentemente, gran parte dei vocaboli non li riconosco. Ritieni che sia una perdita di tempo seguire programmi capendone il 30% 40% delle parole che usano? oppure nell’arco di un anno, ad esempio, questo lavoro passivo produce dei risultati?
Grazie
Luca says:
Aug 19, 2012
Caro Alfonso,
capisco il tuo problema.
La comprensione orale è un’abilità non evidente e che si acquisisce con il tempo e con molto contatto con la lingua parlata.
Se vuoi espandere il tuo vocabolario rapidamente la strada maestra non è la TV, ma i giornali e le riviste. Munisciti di una penna, di un evidenziatore e leggi 3-4 articoli ogni giorno, segnando tutte le parole e le espressioni che non conosci. Leggere materiale di attualità permette di familiarizzarti rapidamente con quel tipo di vocabolario. Leggere è piacevole, efficace e soprattutto – al contrario di radio e TV, è più facile capire ciò con cui si viene a contatto, visto che il nostro occhio – anche non allenato – distingue le parole scritte mentre l’orecchio poco esperto percepisce le parole come un unico flusso indistinto.
Questo non significa che devi abbandonare l’ascolto. Ti consiglio però la radio, e di ascoltare, diciamo, una data trasmissione ogni giorno per 15-30 minuti.
Dopo 2-3 mesetti di lavoro COSTANTE vedrai notevoli miglioramenti e a quel punto sarai ancora più motivato a continuare con il greco – che, tra l’altro, è una lingua meravigliosa
Un abbraccio,
Luca
Alfonso says:
Aug 21, 2012
perfetto, seguirò il tuo consiglio. L’unica perplessità che ho è la seguente: per ogni articolo devo eseguire la traduzione greco italiano e successivamente italiano greco per assimilare i vocaboli? oppure devo semplicemente leggere e sottolineare cosi che nel corso di mesi si “sedimentino” i nuovi vocaboli?
Il primo metodo lo sto applicando a svariati podcast con relativo audio (livello avanzato) di cui dispongo.
Scusami se ti tedio con le mie domande!
Grazie
Rolando says:
Aug 21, 2012
Ciao Luca,
sto leggendo il tuo blog e lo trovo molto interessante.
Vorrei migliorare il mio inglese, conosco molti vocaboli ma non ho delle buone basi grammaticali.
Mi potresti consigliare un piano di studi da seguire giornalmente, perchè non saprei da dove incominciare.
Ho visto che consigli il corso di inglese Assimil, mi potresti dare delle delucidazioni su come utilizzarlo.
Inoltre sono accetti altri tuoi consigli su metodi o materiali da utilizzare (Teach yourself, frasari Lonely Planet), visto che sei un esperto.
Ti ringrazio in anticipo e complimenti ancora per quello che stai facendo.
sonia says:
Aug 30, 2012
Ciao Luca.
Ti seguo attraverso i tuoi video e blog e devo dire che se siamo in tanti a seguirti non è solo per la tua bravura ma anche per il tuo modo di essere: semplice e modesto.
Ho appena iniziato a studiare lo svedese con il manuale Pa svenska. Ora, però, sto dando un’occhiata alla fonetica e leggendo il testo di Olle Kjellin ‘ A new and simpler terminology for Swedish prosody’ ma non mi è molto chiaro su come io faccia a capire se una sillaba è lunga o breve.
Voglio dire, se ho davanti a me un testo di cui non conosco le parole, come faccio a leggerlo con la giusta intonazione se non riesco ad identificare la sillaba lunga e quella corta?
Grazie.
Luca says:
Aug 31, 2012
Ciao Sonja.
Grazie per le belle parole, fanno sempre piacere.
La lunghezza delle sillabe è effettivamente importante, soprattutto in lingue come il tedesco o lo svedese. Non so se parli francese o inglese, ma ti consiglio fortemente di utilizzare ASSIMIL (ASSIMIL svedese è, almeno per quanto ne so, solo su base inglese o francese), soprattutto per quanto riguarda le spiegazioni di fonetica. Offrono un approccio eccellente sia per quanto riguarda la lunghezza sillabe che l’intonazione in generale (accento grave, accento grave-acuto etc).
Per quanto riguarda l’intonazione..ho sviluppato una tecnica per riuscire a leggere in maniera efficace qualsiasi lingua e offro lezioni private. Pubblicherò comunque una buona parte dei risultati di questo lavoro nel mio libro, che dovrebbe essere disponibile a partire dal giugno 2013 :-)
Un abbraccio,
Luca
Sonia Chiucchi says:
Aug 30, 2012
Ciao Luca.
Ti seguo attraverso i tuoi video e blog e devo dire che se siamo in tanti a seguirti non è solo per la tua bravura ma anche per il tuo modo di essere: semplice e modesto.
Ho appena iniziato a studiare lo svedese con il manuale Pa svenska. Ora, però, sto dando un’occhiata alla fonetica e leggendo il testo di Olle Kjellin ‘ A new and simpler terminology for Swedish prosody’ ma non mi è molto chiaro su come io faccia a capire se una sillaba è lunga o breve.
Voglio dire, se ho davanti a me un testo di cui non conosco le parole, come faccio a leggerlo con la giusta intonazione se non riesco ad identificare la sillaba lunga e quella corta?
Grazie.
leonardo says:
Sep 4, 2012
ciao Luca!
ho visto alcuni tuoi video sul tubo (complimenti davvero) e sono finito qui!
Sapendo della mia intenzione di imparare il francese, mia madre mi ha regalato il corso assimil. (sono a livello zero, premetto)
la domanda è: dato che vorrei impararlo con una pronuncia il più possibile corretta, non è che rischio di fare un casino con un corso da autodidatta? che consigli mi puoi dare a riguardo per evitare ciò? amo questa lingua per la sua musicalità, e impararlo pronunciandolo da cani sarebbe una beffa.
grazie!!
p.s. il traduttore di google lo trovi affidabile per quanto concerne la pronuncia del francese? magari può aiutare quando non si sa come si pronuncia una parola…
Luca says:
Sep 8, 2012
Ciao Leonardo
Studiare senza un madrelingua non è la fine del mondo, perchè il segreto è sapersi ascoltare. E’ una cosa che si impara con il tempo, ma ASSIMIL ti offre una lettura fonetica in basso al dialogo. Se impari a maneggiare un libro come ASSIMIL anche dal punto di vista fonetico sei a cavallo, come si dice.
I traduttori automatici sono macchine, quindi leggono bene parole singole, ma non frasi. Per imparare a pronunciare nel suo complesso una lingua (pronuncia delle singole parole e di intere frasi) devi pensare, ragionare ed imparare in stringhe di parole, dimentica le parole singole e fuori contesto. Ascolta sempre persone reali parlare, e usa i traduttori idiomatici per velocizzare la ricerca di parole o espressioni sconosciute.
L
piero says:
Sep 12, 2012
ciao Luca,toglimi una curiosità e poi dammi un’informazione.La curiosità: un poliglotta del tuo livello che parla alcune lingue ormai come un nativo,in che lingua elabora nel cervello un pensiero inconscio o veloce?(per esemplificare se devi imprecare qualcuno che ti ha tagliato la strada in modo fulmineo).L’informazione:ma quando esce il tuo LIBRO su tutti i temi che stai trattando in rete?grazie
Native accent in language learning part 2/3 | the polyglot dream says:
Sep 27, 2012
[...] You can read this article in Italian here [...]
Anna says:
Sep 27, 2012
Ciao Luca!
una domanda: mi sono iscritta a Lingue, devo decidere due lingue tra inglese francese e russo (sono quelle che più mi affascinano e più penso siano utili tra le europee, dimmi te che ne pensi)
io conosco già bene l’ inglese (livello B2) e zero delle altre due lingue… essendo il mio inglese ad un livello piuttosto alto ma non perfetto, da madrelingua insomma, mi consigli di scegliere l’ inglese e il francese o osare con francese e russo insieme? sarebbe forse un impegno eccessivo o è fattibile? (conta che non avrò tutte le giornate per studiare, lavoro pure) … sono tentata ma non so che fare. dimmi te a naso che ne pensi, sia sui connubi che la fattibilità che l’ utlità delle lingue!
p.s. io miro ovviamente a parlarle, siano quelle che siano, a livello madrelingua, senza fermarmi o iniziarne altre prima di arrivare a livello mastery insomma.
grazie e complimenti!!!!!!
Tips on learning – Chinese characters | the polyglot dream says:
Sep 28, 2012
[...] can also read this article in italian Previous postInterview with Luca Lampariello on phonetics – Vlad Next postTips on how [...]
Anna says:
Oct 6, 2012
ah, in attesa che rispondi :D
volendo posso anche aggiungere una terza lingua, che prevede uno studio meno approfondito delle prime due.
il russo + altre due lingue però temo sia improponibile a livello di difficoltà, pensavo che potrei fare inglese francese + portoghese, che pure mi piace e pur avendo meno esami che per le altre due materie dovrei essere in grado di arrivare ad un buon livello non essendo una lingua impossibile… che mi dici? :D
p.s. la eventuale terza lingua la si studia dal secondo anno in poi, non da subito.
sonja says:
Nov 23, 2012
Ciao Luca,
posso chiederti quali testi potrei usare per studiare Danese. Assimil per il danese è solo in francesce e tedesco che io non conosco.Ti ringrazio. Buona giornata.
Francesco says:
Nov 23, 2012
Luca anzitutto grazie, il tuo blog è stupendo.
volevo chiederti, perchè non scrivi un articolo sul perchè e il come hai imparato la lingua Russa, o meglio ancora una linea guida per l’ apprendimento? sarebbe interessantissimo, perchè è una lingua seguita da molti ma anche (molto) difficile!
spero lo farai!
Francesco
admin says:
Nov 24, 2012
Buona idea Francesco, appena ho tempo dedicherò un post al russo. Un abbraccio! L
Vincenzo says:
Dec 2, 2012
Ciao Luca,
Leggendo i primi commenti ho notato che hai parlato di un libro che volevi scrivere riguardo alla metodologia di apprendimento di una lingua straniera. Questo un anno fa. Adesso qual è la situazione? Sei riuscito a finirlo?
Un saluto da Catania.
Da,
Vincenzo.
admin says:
Dec 2, 2012
Ciao Vincenzo
Il libro uscirà a giugno 2013.
L
francesco says:
Dec 5, 2012
grande Luca sono impazientissimo!
intanto potresti consigliarmi una grammatica Russa affiancare a assimil? vallardi hoepli trushina (russo corso base)ecc …ce ne sono un sacco!come scegliere? grazie!!
Marco says:
Dec 11, 2012
Ciao Luca!
Tra tutti i metodi Assimil che hai provato, quali sono stati i più soddisfacenti? e i più deludenti? Grazie!
admin says:
Dec 20, 2012
ASSIMIL è eccellente per tutte le lingue europee (francese,tedesco,spagnolo,rumeno,olandese,svedese, russo, portoghese, polacco), ma non lo è altrettanto per le lingue asiatiche, in particolare in cinese. Quello di giapponese non è male, ma non è sufficiente da solo, deve essere affiancato quasi subito da altro materiale. L
Stefano says:
Dec 20, 2012
Caro Luca,
Seguo già un corso di lingua Russa all’università (1° anno), pensi possa essere una buona idea affiancare lo studio con l’Assimil russo?
adam says:
Dec 22, 2012
Ciao Luca,ho visto che hai risposto all’utente Marco che il corso di giapponese dell’assimil non è male,a pato di affiancarlo con dell’altro materiale.mi puoi cortesemente elencare qualle materiale? grazie mille e buone feste.
admin says:
Dec 22, 2012
Caro Adam,
io ho usato questi 4 libri:
http://www.amazon.com/Introduction-Intermediate-Japanese-Integrated-Course/dp/4893581066
http://www.amazon.com/Intermediate-Japanese-An-Integrated-Course/dp/4893580051
http://www.amazon.fr/Banza%C3%AF-M%C3%A9thode-japonais-Nathalie-Rouill%C3%A9/dp/272981647X
http://galdrad-japon.blogspot.it/2012/10/cours-de-japonais-avec-le-manekineko-1.html
Luca
Marta says:
Dec 28, 2012
Ciao Luca, compimentoni per lo splendido blog
Ho letto il tuo articolo sull’ imparare due lingue allo stesso tempo: volevo chiederti due cose.
1)spagnolo e francese insieme è una buona o cattiva idea? c’ è rischio di confondersi o altro?
2)quale delle due lingue trovi sia oggettivamente più semplice per un italiano, per curiosità?
grazie e continua così,
Marta
admin says:
Dec 29, 2012
Cara Marta,
grazie per le belle parole.
1) Sono due lingue simili, il rischio di confondersi è alto. Il mio consiglio spassionato è di impararne bene una e per passare all’altra 1-2 anni dopo
2) Lo spagnolo è senza dubbio facile per un italiano rispetto al francese, soprattutto per quanto riguarda la pronuncia (il francese ha molte più vocali dello spagnolo e ha molte più eccezioni)
L
fabio says:
Dec 29, 2012
ciao luca
sto studiando inglese british e american contemporaneamente nel senso assimil e altro materiale per il british mentre guardo molti film americani in lingua originale; vorrei provare a fondere le lingue e il risultato dovrebbe essere un mid accent.
cosa ne pensi in riguardo?potrebbe essere un errore che mi incasina l’apprendimento?ciao
fabio
Matteo says:
Dec 29, 2012
Interessa pure me, Io guardo sia serie tv e film inglesi che americani… leggo sia siti inglesi che americani, mi accorgo che quando lo parlo uso nello steso periodo magari alcune espressioni tipicamente yankee e poi dico lift invece che elevator per dire, anche la pronuncia è un mix nel senso che certe parole le pronuncio più chiuse altre più aperte… l’ibrido che sta uscendo fuori però non so se sia un bene o un male, specie per l’ ascolto.
matteo says:
Dec 29, 2012
dimenticavo: il motivo per cui cerco di spaziare al massimo è per capire quanti più accenti diversi è possibile, che ovviamente portano con se anche un consistente numero di vocaboli ed espressioni tipiche. Che me ne faccio di capire benissimo un Americano per poi, per dire, andare nel pallone se mi parla un Irlandese? Ambisco, prima o poi, di capire tanto un nero del sud degli Usa quanto uno Scozzese! :D :D
admin says:
Dec 30, 2012
Caro Matteo,
se devo essere franco e diretto, è un approccio confusionario che non serve a molto. L’idea di capire qualsiasi madrelingua inglese è una mera illusione. Gli stessi Inglesi non capiscono altri inglesi di altre regioni, figurarsi madrelingua di altri continenti. Ti consiglio vivamente di imparare e identificarti con un accento. Nulla ti impedisce di continuare a “spaziare”, ascoltare ogni tipo di accento, ma mischiare gli accenti porta molti più svantaggi che vantaggi, linguisticamente e socialmente, e questo vale anche per altre lingue “globali”, come lo spagnolo o il francese.
L
fabio says:
Dec 30, 2012
forse e’ meglio non michiare come dici tu, io vorrei imparare il british
per poi andarci a lavorare,
il fatto e’ che ho preso l’abitudine di impostare il digitale terrestre su lingua inglese(canali mediaset)dove trasmettono serie e film al 99% americani, ed e’ ormai piu’ di 1 anno che faccio cosi, per non mischiare non dovrei piu’ vederla perdendo 100aia di ore di input.
l’assimil l’ho conosciuto leggendo il tu blog e ti ringrazio di questo,ho fatto anche il perfez.british anche questo da piu’ di un anno
chiudo dicendo ho dedicato penso almeno 1000 ore a questi due dialetti inglesi leggere che ho fato male mi demotiva un po’
riguardo al mio piano di studio.ciao
fabio
Andrea says:
Dec 30, 2012
(a proposito di radio e film)
Caro Luca,
anche io come i “colleghi” :D poco sopra sono ansioso di leggere un tuo bell’ articolo sull’ apprendimento del Russo.
Detto questo, io sono ancora nella fase inizialissima, inizio barcamenarmi con la scrittura (solo in stampatello) e a imparare le basi della grammatica. Ti volevo chiedere, ha senso in questa prima fase sentire la radio russa? o magari la sera guardarsi un film in lingua? (noto che ce ne sono parecchi, senza sottotitoli, su youtube)
insomma un po’ di ascolto/visione passiva in questa fase ha senso farla?
grazie e buon anno!
Andrea
admin says:
Dec 30, 2012
Caro Andrea,
nella fase iniziale ascoltare la radio serve a molto poco, perchè il tuo cervello sente un catena di suoni senza riuscire a distinguere le singole parole. Ti consiglio invece di leggere ed ascoltare, cioè di metterti sempre nella condizione di avere uno script con un supporto audio. ASSIMIL e LingQ sono sufficienti per costruire una base più che decente per espandere poi le tue capacità linguistiche. A quel punto ascoltare la radio diventerà un’attività interessante e piacevole.
L
Giovanni says:
Jan 4, 2013
Caro Luca, complimenti per tutto!
Volevo chiederti, nello studio della lingua Russa hai studiato solo su Assimil o anche su altri libri? Mi consiglieresti qualcosa in particolare?
grazie!
admin says:
Jan 6, 2013
Ciao Giovanni. Ti consiglio ASSIMIL e poi LinqQ, secondo me sono risorse sufficienti per raggiungere un solido livello B2. L
Francesco says:
Jan 25, 2013
Ciao Luca,
è da poco che ti leggo e non avevo mai sentito parlare di assimil, quindi sono andato subito a vedere e mi sembra molto simile a babbel che uso da parecchi mesi. Secondo me è molto valido, ma mi piacerebbe sapere la tua opinione in merito visto che sicuramente ne sai più di me.
admin says:
Feb 5, 2013
Caro Francesco,
non conosco molto Babel,ma ti posso dire che ASSIMIL è un corso molto valido per debuttanti, soprattutto per quanto riguarda le lingue europee (un po’ meno per le lingue asiatiche).
Come ripeto spesso tuttavia, se da una parte un buon corso è una condizione di partenza importante, ciò che fa la differenza è la maniera di usare il materiale a disposizione.
L
Aloi says:
Jan 29, 2013
Caro Luca,
Esti comentario non è serio. Io non parlo nada di italiano. Tu conseghe descobrire che lingua è la mia principale somente lendo este mio italiano horribile? (una delle bandeire è en fato mia lingua madre)
Manuel says:
Feb 1, 2013
Ciao Luca. Vi seguo a te e a Richard da qualche tempo a questa parte. Sono stato impressionato per la vostra estrema abilità nelle lingue in quella “Hyperpolyglot interview” dove parlate circa 9 lingue se ben ricordo. Sono argentino e parlo spagnolo, inglese e italiano; quest’ultimo per la mia ragazza italiana. Ho avuto una gran passione per le lingue fin da piccolo, quando studiavo l’inglese e ho conosciuto il vero piacere di conoscere il tuo bellissimo paese quest’inverno. Voglio tornare presto all’Italia per studiare Linguistica Applicata a Trieste o Forlì con la mia ragazza. Adesso sto iniziando a studiare il francese (lingua che voglio imparare da tanto), e in questo modo avrò anche l’opportunità di fare un secondo test a Trieste (inglese oppure francese). La mia domanda specifica è: siccome sono spagnolo madrilingua, e ho studiato l’italiano in un modo assai non strutturato (chiacchiere con Anna soprattutto, Google Translate, WordReference sono stati i miei migliori amici), si può fare lo stesso con il francese o altre lingue? MI pare che non è qualcosa che conviene fare. Che dici tu? Ti saluto e ti mando un abbraccio grande dal Sud. I tuoi approcci e consigli sono molto utili per me, sempre. Ciao amico!
Stefano says:
Feb 6, 2013
Hey Luca!
Che testi consigli che abbiano proprio un testo bilingue L1-L2, oltre a Assimil, che già possiedo, per lo studio della lingua Spagnale e Inglese?
Per il Tedesco (partendo da zero) pensi sia sufficiente per arrivare ad un livello Intermedio (B1-B2) Assimil, o la grammatica può essere tuttavia un ostacolo?
Grazie infinite!
Stefano
Emanuele says:
Feb 12, 2013
Ciao Luca, faccio parte anche io del gruppo di aspiranti Russisti ancora principianti, vedo che sono in compagnia. (e in attesa di un tuo articolo! :D )
Vorrei un tuo parere sul come preparare un esame di dettato: è una cosa che devo studiare da solo e non so come fare… per ora leggo frasi più o meno lunghe da assimil e poi provo ad ascoltarle e scriverle, ma vado a rilentissimo ed è un casino specie per il segno debole/forte. consigli?
continua così il blog è super
Emanuele
admin says:
Feb 16, 2013
Caro Emanuele,
la maniera migliore di prepararsi è:
1) selezionare dei testi con audio e script: leggere un testo ed ascoltarlo permette al tuo cervello di creare un legame suono-parola che ha effetti benefici a breve e lungo termine
2) riascoltare l’audio 5-10 giorni dopo e scriverlo su un file mentre lo ascolti, stampare il testo e confrontarlo con la versione originale
Ti consiglio questo sito http://www.lingq.com
L
Giovanni says:
Feb 14, 2013
Ciao Luca,ho un consiglio da chiederti,perchè di te mi fido.Sono italiano e vivo a Berlino.Da qualche tempo ho iniziato a studiare la lingua romena.Non mi pare sia tra le lingue che parli,ma forse potresti consigliarmilo stesso.Il metodo Assimil è valido anche per il romeno?Ci sono anche cd o è solo materiale cartaceo?A marzo andrò a Bucarest 4 giorni per “tastare” il terreno e vedere cosa mi è rimasto nel cranio di quello che ho imparato.Se per caso ti sei approcciato a questa lingua,allora ti chiedo che tipo di strategia hai adottato nell´apprendimento e se hai captato qualche dritta per “afferrarla”.
admin says:
Feb 16, 2013
Ciao Giovanni,
Ho cominciato a studiare rumeno 2 anni fa.
ASSIMIL rumeno è un ottimo corso e te lo consiglio vivamente :-) Libro + CD
L
giovanni says:
Mar 7, 2013
Mulțumesc mult!
Francesco says:
Feb 18, 2013
Ciao Luca mi chiamo Francesco,ho 17 anni e come te ho una grande passione nell’apprendere le lingue…da 11 studio l’inglese (mi sto preparando per il C1) inoltre da qualche tempo ho anche iniziato con l’arabo.Ti scrivo per chiederti qualche consiglio su come migliorare la mia pronuncia inglese (della quale ne sono sempre insoddisfatto,il mio desiderio e che essa sia simile a quella di un madrelingua) inoltre puoi suggerirmi quale modo che perfezione il mio inglese ? Grazie in anticipo
admin says:
Feb 24, 2013
Caro Francesco,
migliorare la pronuncia e l’intonazione è un lavoro delicato, e sarebbe meglio farlo con una persona che se ne intende. Questo non significa che tu non possa farlo da solo, ma hai sempre bisogno di “feedback” da parte di qualcuno. Questa “collaborazione” con un tutor o uno specialista rende le cose più facili e più rapide. Io lo faccio ormai per lavoro (insegno tecniche pratiche per acquisire un’intonazione corretta in 5 lingue come puoi vedere nell’ultimo articolo pubblicato dalla mia studentessa Berta).
Ti consiglio questo libro, che è un ottimo strumento per capire in profondità non solo la struttura, ma i dettagli di una lingua foneticamente complessa come l’inglese (per di più ad un prezzo relativamente moderato):
http://www.routledge.com/books/details/9780415506502/
Puoi ordinare il manuale a Feltrinelli
Buona fortuna con l’inglese! :-)
L
Andrea says:
Feb 24, 2013
Caro Luca mi chiamo Andrea e ti espongo il mio dilemma, solo tu puoi aiutarmi con un parere autorevole e neutrale.
Studio lingue all’ Uni e debbo scegliere la terza lingua. Le prime due sono Russo e Inglese e non ci piove. Le altre scelte sono in sostanza le lingue romanze + il tedesco, ma c’ è anche il Polacco.
Riguardo quest’ ultima lingua ho chiesto alla Prof di Russo sull’ opportunità di studiare Polacco: me lo sconsiglia, è molto difficile e andrei a complicarmi la vita facendo già Russo (e Inglese) senza contare che può essere fonte di confusione essendo due lingue slave quindi non troppo dissimili tra loro. Ho chiesto però pure al Prof di Polacco, e questi invece mi dice che studiare già una lingua Slava facilita nell’ apprendimento dell’ altra e che Polacco e Russo sono molto diverse, quindi mi consiglia di farlo per aumentare le mie conoscenze slavistiche.
Insomma al solito ognuno dice la sua… te invece che pensi?
Ultimissimo punto: te che sei Ingegnere e viaggi tanto, pensi che abbia da un mero punto di vista lavorativo un qualche senso studiare Polacco oppure no? O se lo si fa è per passione e basta e bisogna esserne consapevoli?
Grazie mille e buon lavoro!
admin says:
Feb 24, 2013
Caro Andrea,
Il russo ha una struttura molto simile al polacco perchè appartengono al gruppo delle lingue slave, ma è e rimane una lingua diversa. Per “struttura” intendo sostanzialmente la sintassi ed i casi. C’è un buon 40% di parole che hanno la stessa origine e se sai una lingua, puoi riconoscerle nell’altra. Sono perciò simili e diverse allo stesso tempo. Sicuramente più dissimili rispetto a spagnolo e italiano (per darti un’idea)-
C’è un teoria neurolinguistica molto importante secondo cui le lingue usano la stessa “corsia preferenziale” all’interno del cervello, cioè gli stessi percorsi neurali. Una persona che non mischia le lingue ha il vantaggio di riuscire a “sopprimere” momentaneamente le altre lingue a favore di quella che sta utilizzando. In altre parole, immaginati di avere 3 macchine che cercano di immettersi su un’autostrada. Nel caso migliore, puoi far passare una sola macchina alla volta, in quello peggiore entrano tutte e 3 e rischiano di scontrarsi.
Il fatto o meno di mischiare le lingue è dovuto in parte ad un fattore genetico, ma dipende anche moltissimo da come e in che ordine si imparano le lingue. Nella mia esperienza ho notato che saper “maneggiare” una lingua (e per “maneggiare” intendo aver acquisito almeno un livello B2) aiuta enormemente ad impararne un’altra dalla struttura simile. E’ stato il caso dell’olandese (dopo aver acquisito una base molto solida in tedesco), del portoghese (dopo aver imparato lo spagnolo) ed ora del polacco (dopo aver imparato il russo). Ma questo aiuto si è rivelato essenziale solo dopo aver acquisito una solida base in una delle due lingue.
Se avessi deciso di imparare portoghese e spagnolo allo stesso tempo (o tedesco e olandese, polacco e russo), le avrei mischiate per lungo tempo, e questo per un’altra lunga serie di ragioni). Ecco perchè sconsiglio sempre fortemente di imparare due lingue dalla struttura simile allo stesso tempo.
Quindi il mio consiglio è di studiare inglese e russo e di aggiungere invece il tedesco, lingua essenziale all’interno dell’unione europea, e non solo per “mansioni” prettamente linguistiche come quelle di interprete o traduttore.
Nulla e nessuno ti impedisce di cominciare a studiare polacco per conto 2 fra due anni. Se lavori bene sul russo, imparare il polacco ti risulterà notevolmente più facile e piacevole.
La Polonia è un paese in grande espansione economica, e di fatto è un paese molto diverso rispetto a 30 anni fa (ho visto differenze notevoli fra 2007 e 2012, cioè nell’arco di appena 5 anni). Le ragazze sono bellissime e molto alla mano, le persone in generale sono piacevoli, il paese ha tanto da offrire, e i Polacchi in giro per l’Europa sono tantissimi. Non c’è bisogno di imparare una lingua solo con la prospettiva di un lavoro, ma anche e soprattutto in vista di incredibili rapporti umani che ti posso stravolgere – in positivo – l’esistenza. Ed è proprio quello che sta succedendo a me :-)
Spero che questa risposta ti sia stata utile,
Un abbraccio e buona fortuna :-)
Luca
ANDREA says:
Feb 24, 2013
risposta assolutamente esauriente, grazie.
avevo valutato al momento solo Spagnolo e Francese (per relativa semplicità e diffusione) e il Polacco più come sfida che altro, e perchè speravo mi aiutasse il Russo.
il problema sai qual’ è? che alla magistrale dovrò abbandonare una lingua, se ne possono portare solo due. Negli anni si può cambiare idea mille volte, ma per ora sono deciso sul russo e l’ inglese (sono diversissime, utilissime, una tosta una semplice) e ho paura che quei due anni che giocoforza abbandonerei il Tedesco e dunque dimenticherei tutto o comunque molto. è la mia paura, per quello non l’ avevo considerato, ci rifletterò sopra.
Grazie ancora e facci sapere quando esce il libro.
Marco says:
Mar 12, 2013
Ciao Luca
ho appena scoperto il tuo blog e sono rimasto assolutamente incantato.
Sono medico, ho 48 anni. il mio sogno è da sempre quello di sapere parlare più lingue possibili. Ho studiato inglese, francese e spagnolo. Con queste lingue sono ferratissimo nella grammatica (metodo tradizionale :(), ma sono più in difficoltà quando devo parlare. Ora ho appena iniziato tedesco. Ti chiedo un consiglio. Mi conviene proseguire per ora solo con il tedesco applicando il tuo metodo o posso provare a riprendere anche francese o spagnolo? Tieni conto che l’età avanza e che vorrei imparare più lingue possibile.
Grazie davvero per il tuo bel blog.
Marco
admin says:
Mar 13, 2013
Caro Marco,
grazie delle belle parole.
Nessuno ti impedisce di fare tutte e 3 le cose, l’importante è stabilire una tabella di marcia precisa e giornaliera, e tenere sempre presente che ciò che conta è come si fanno le cose.
Lasciami inoltre dire che 48 anni non è un’”età avanzata”, si possono imparare lingue anche a 80 anni :-)
L
Gianni says:
Mar 17, 2013
Ciao Luca complimenti per il sito!!
siccome adesso mi sono trasferito a vienna volevo sapere quale materiale acquistare per l apprendimento del tedescoche reputo essenziale per vivere in austria!!cosa mi consigli?
avevo pensato di iniziare con un tandem dall italiano al tedesco,se trovo una persona madrelingua!!
come faccio ad acquistare o scaricare il tuo libro!?
in bocca al lupo per tutto
ciao
Gianni
admin says:
Mar 22, 2013
Caro Giovanni,
ti consiglio ASSIMIL tedesco, un’ottima risorsa con cui partire
Per quanto riguarda il libro, se – come penso di fare – sarà pubblicato come e-book basta avere una carta di credito e una connessione internet e il gioco è fatto :-)
L
Stefano says:
Mar 25, 2013
Caro Luca,
Ti avevo promesso stasera, dopo essere diventati amici su fb, di scrivere sul tuo blog, ed eccomi qui.
Innanzitutto complimenti vivissimi per la tue elevate capacità di apprendimento e di eccelso poliglotta, che tutta la “rete” ti riconosce.
E’ proprio cercando nel web che ti ho scoperto , dopo lusinghieri commenti sulla tua persona.
Io sono un manager di 50 anni, che ha nella vita un enorme cruccio, che voglio assolutamente risolvere ! Imparare l’inglese ! …anche se hai motivato (leggendo il tuo blog) la mia “vision” ad immaginarmi un esperto di vari idiomi !!
Ma inizio a porti delle domande ben specifiche, da buon manager.
Ho iniziato da 1 mese un corso one to one al british institute con una madreligua, dove ho chiesto espressamente di iniziare da zero ( A1 )…ora ho scoperto la tua amabile persona (che percepisco sincera ed onesta e non “prettamete commerciale ” come altri poliglotti), che mi porta a porti altre sottodomande :
1) Devo per forza continuare (avendo profumatamente pagato in anticipo)
il corso A1 al british institute, penso di finire per fine giugno.
2) Come mi consigli di proseguire ( o modificare ) l’apprendimento dell’inglese per arrivare ad un buon inglese fluente, con l’auto apprendimento del tuo metodo ?
3) Quando potresti intervenire tu cone tutor a pagamento ? Dopo quale fase di apprendimento ?
4 ) Aspetto con gioia il tuo e-book per giugno 2013 !!
Grazie mille per la tua risposta, augurandoti sempre migliori successi, te lo meriti !
Ad Maiora
Cordialmente
Stefano
Stefano says:
Mar 25, 2013
P.s. Mi consigli Assimil ? E quali altri modi versatili di imparare la lingua ?
Margot says:
Mar 26, 2013
ciao Luca,ti faccio i miei complimenti per il tuo sito e per le tue elevate capacita da autodidatta!! non e da tutti parlare e padroneggiare tutte queste lingue con destrezza,quindi BRAVO!!
Mi e sempre piaciuto insegnare nella mia vita, e sono un vero appassionato di lingue,a scuola ho studiato il latino antico e il greco,ed ho molta facilita ad apprendere una lingua!ma purtroppo gli impegni vari e il lavoro,non me ne hanno dato l’opportunita!!
quindi,siccome tra 10 giorni mi trasferisco per lavoro in germania,e sono madrelingua francese e italiano,e parlo molto bene anche lo spagnolo,come se fossi madrelingua,la mia idea era quella,nel tempo libero,di arrontondare dando lezioni private di conversazione ma anche di grammatica!e in piu preparare qualche studente agli esami di lingua.
In fatti,per quanto riguarda il francese,ho passato tutto il DELF,mi manca il DALF,mentre in spagnolo non ho passato nessun esame,ma ho sicuramente un livello B2,in italiano sono madrelingua,quindi il mio livello è abbastanza alto; allora,per avere un buon successo, e per riuscire ad attirare piu clienti possibili,che metodo di apprendimento mi consigli per preparare un alunno a un esame di lingua!
Ti faccio questa domanda perche suppongo anche tu insegni e hai i tuoi alunni…in definitiva per quanto riguarda il prezzo delle lezioni private per esami di lingua e quelle di conversazione,con quale prezzo mi consigli di partire,secondo la tua pratica!?
un in bocca al lupo ebuona fortuna per tutto!!
Gio says:
Mar 31, 2013
Ciao Luca. Ho vsto che per iniziare consigli sempre di iniziare con Assimil e poi affidarsi a lingq per raggiungere un livello B2.
Mi domandavo come ti muovi con lingq.. scarica audio e voce, e il testo “bilingue” te lo crei da solo?
Come ci lavori?
Grazie mille,
Giovanni
marco says:
Apr 29, 2013
Ogni volta che apro il tuo blog spero di trovare, come dicevi qui tempo fa, un nuovo articolo sull’ apprendimento del Russo :D
Spero non ci voglia ancora troppissimo!
Un abbraccio e continua così
Marco
Riccardo says:
May 11, 2013
Quando uscirà il tuo libro? Fine giugno? Di che cosa si parlerà nel libro? A me interessa molto il tuo metodo con i libri Assimil. Lo spiegherai?
admin says:
May 12, 2013
Caro Riccardo,
il libro uscirà a dicembre se sono fortunato (ci sono svariate ragioni per il ritardo e sarebbe troppo lunghe elencarle). Sì, ci sarà tutto quello che ho promesso di scrivere, metodo compreso (e non solo per ASSIMIL :))
Luca
Margot says:
May 15, 2013
ciao Luca,
ti faccio i miei complimenti per il tuo sito e per le tue elevate capacita da autodidatta!! non e da tutti parlare e padroneggiare tutte queste lingue con destrezza,quindi BRAVO!!
Mi e sempre piaciuto insegnare nella mia vita, e sono un vero appassionato di lingue,a scuola ho studiato il latino antico e il greco,ed ho molta facilita ad apprendere una lingua!ma purtroppo gli impegni vari e il lavoro,non me ne hanno dato l’opportunita!!
quindi,siccome tra 10 giorni mi trasferisco per lavoro in germania,e sono madrelingua francese e italiano,e parlo molto bene anche lo spagnolo,come se fossi madrelingua,la mia idea era quella,nel tempo libero,di arrontondare dando lezioni private di conversazione ma anche di grammatica!e in piu preparare qualche studente agli esami di lingua.
In fatti,per quanto riguarda il francese,ho passato tutto il DELF,mi manca il DALF,mentre in spagnolo non ho passato nessun esame,ma ho sicuramente un livello B2,in italiano sono madrelingua,quindi il mio livello è abbastanza alto; allora,per avere un buon successo, e per riuscire ad attirare piu clienti possibili,che metodo di apprendimento mi consigli per preparare un alunno a un esame di lingua!
Ti faccio questa domanda perche suppongo anche tu insegni e hai i tuoi alunni…in definitiva per quanto riguarda il prezzo delle lezioni private per esami di lingua e quelle di conversazione,con quale prezzo mi consigli di partire,secondo la tua pratica!?
un in bocca al lupo e buona fortuna per tutto!!
Veronica says:
May 16, 2013
Caro Luca,
i complimenti non penso ti manchino dopo aver letto tutti i precedenti :)
ho scoperto il tuo blog solo adesso,e devo dire che sei veramente incoraggiante!
sono anch’io appassionata di lingue,oltre l’nglese ho imparato il portoghese in Portogallo, con una costruzione più brasiliana però :)
Oggi studio a Venezia cinese,hindi e sanscrito.
Una missione non proprio facile dato che sono lingue completamente diverse e richiedono tutte il proprio tempo…come posso far conciliare cinese e hindi che hanno pure sistemi di grammatica e di scrittura completamente differenti?
Ho una certa difficoltà a impararle insieme perciò sono costretta a studiare per un periodo una e per un altro l’altra..
admin says:
May 23, 2013
Cara Veronica,
ti ringrazio per il messaggio e mi scuso per il ritardo della risposta ma questa conferenza a Budapest ci ha dato tanto entusiasmo e tolto qualche energia ;-)
Studiare due lingue completamente differenti non è affatto un problema, anzi. Il problema è la gestione del tempo e delle energie. Ho sentito dire che l’hindi è una lingua più abbordabile de mandarino. Se le hai studiando entrambe ed hai un livello simile, ti consiglio di dedicare un 70 % al mandarino e un 30 % all’hindi, ma non a giorni alterni o addirittura a periodi alterni. Studia entrambe tutti i giorni. Il segreto è di fare poco tutti i giorni. E’ un principio cognitivo di base. I risultati arriveranno se hai un approccio coerente e quotidiano, e passione in quello che fai :)
Luca
Riccardo says:
May 24, 2013
Ciao Luca,
dato che il tuo libro esce a Dicembre e a me serve molto sapere il tuo metodo con Assimil, visto che ho intenzione di iniziare, non è possibile avere via email o attraverso una lezione online con skype le linee guida da seguire per Assimil?
admin says:
May 24, 2013
Caro Riccardo, risposta affermativa. Sul blog c’è la sezione “contact”, spediscimi un messaggio privato e ti mando i dettagli :)
Luca